Questione meridionale senza soluzione

Annachiara Fasulo

Presso l’Associazione degli Industriali di Salerno si è tenuta ieri mattina la proiezione del Film Dossier “Da Gianbattista Vico a Gianbattista Vico passando per l’Alfasud” di Michele Schiavino e Luigi Ciancio, tratto dalla farsa didascalica dello stesso Ciancio. L’opera cinematografica è un’inchiesta che svela una realtà del nostro territorio, “un passato prossimo che sembra già trapassato e dimenticato”, attraverso alcune interviste realizzate nell’aprile del 2008 e accompagnate dalla voce narrante di Peppe Lanzetta. La storia è quella dell’Alfasud denominata poi, dopo l’acquisizione alla FIAT, Gianbattista Vico. Gli autori hanno scelto di accompagnare il tema delle fabbriche e della realtà operaia degli anni 70, con le musiche di tradizione popolare della Tammurriata. Il documentario è una serie di contraddizioni della nostra terra, è qualcosa che non si ricorda nei libri di storia. In Italia e in Europa iniziava, in quegli anni, una seconda rivoluzione industriale che dalla meccanica avrebbe portato all’elettronica e all’informatica. Al sud, invece, si smantellavano le fabbriche, industriali e sindacalisti non riuscirono a interpretare ciò che stava accadendo. A seguito della proiezione si è tenuto il primo dei quattro open forum organizzati dal Festival, sul tema “Quale futuro per un mezzogiorno senza industrie”, moderato da Gabriele Bojano de “Il Corriere del Mezzoggiorno”. All’incontro sono intervenuti: Nicola Crisci, docente di Diritto del Lavoro dell’Università degli Studi di Salerno, . Antonio Lombardi, Presidente dell’Associazione Costruttori Salernitani, Luigi Ciancio, autore del film, Franco Tavella, Segretario Generale Provinciale CGIL Salerno, Giuseppe Stellato, sindacalista della UIL e ex lavoratore dell’Alfasud. Tutti i relatori si sono trovati daccordo sull’urgenza di dare una risposta alla crisi che si sta vivendo. Una situazione che è peggiore di quella del dopo- guerra e del dopo tangentopoli. Al centro del dibattito è stata la Questione Meridionale che, dopo 200 anni, non solo non è risolta ma si è cronicizzata, con una carenza di infrastrutture che rende ancora più arretrato un territorio già povero. L’ultima occasione storica che abbiamo per recuperare il ritardo è nella utilizzazione dei fondi europei per gli anni 2007-2013, a questo scopo è necessario individuare un tavolo di concertazione virtuosa per tentare di “fare” tutti insieme:  forze economiche produttive e forze sane dell’imprenditoria locale.

Un pensiero su “Questione meridionale senza soluzione

  1. La questione meridionale è risolta: causa decesso del meridione

    Sono da poco disponibili i risultati del referendum per la convalida delll’accordo fra sindacati dei lavoratori metalmeccanici e la Fiat di Pomigliano d’Arco.

    I SI all’accordo vincono, ma nn raggiungono la soglia minima di consenso richiesta dalla Fiat.

    Responsabile di questo risultato il solito sindacato comunista della cgil-fiom, che non ha sottoscritto l’accordo fra sindacati ed azienda per salvare stabilimento, posti di lavoro e il futuro di quasi 50.000 persone che, in un modo o nell’altro, vedono il loro futuro legato a quello stabilimento produttivo.

    La fine dela storia produttiva dello stabilimento di Pomigliano d’Arco condannerebbe definitivamente anche lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia, la cui unica speranza era l’insediamento produttivo della nuova Panda in Campania, altrimenti destinato anch’esso alla delocalizzazione, probabilmente in Polonia, laddove la voglia di lavorare dei lavoratori supera le soglie del pregiudizio politico e sindacale di una sinistra tutta da dimenticare.

    Questi eventi rappresentano una tragedia sotto tutti i profili per il sud Italia, che vede una incombente contrazione occupazionale con pesanti ricadute sul benessere e sulla stessa sopravivvenza di un sud che non è stato educato al rispetto per il lavoro, ma allevato ed educato nella follia visionaria della sinistra italiana per cui, il diritto il lavoro sia un diritto che prescinda dalla volontà dei lavoratori di sacrificarsi per questo diritto, di battersi per questo diritto, di impegnarsi responsabilmente per questo diritto.

    Un’altra tragedia figlia della rigidità e della cattiva interpetazione che sinora si è voluta della carta costituzionale, sempre più relegata al mero ruolo di espressione di buone intenzioni, piuttosto irrealizzabili nela realtà.

    E’ ancora una volta lo scontro fra paese reale e stato di diritto.

    Va sottolineato come, i parlamentari meridionali eletti nei collegi meridionali, si siano assolutamente disinteressati di questa vicenda, non si siano nemmeno visti fra i lavoratori Fiat, sia pure nell’estremo tentativo di informare sulle irrimediabili ricadute negative che avrebbe portato un risultato negtivo del referendum sula sopravvivenza stessa degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco.

    E’ il fallimento di un mondo fatto di intervento pubblico eccessivo, di incapacità politiche spaventose, di una inerzia ed una inattività politica stupefacente, addirittura criminale, direi.

    La questione meridionale è prossima alla sua soluzione finale.

    Infatti, con questa casta politica e sindacale, con questa visione pregiudizievolmente distorta del mondo del lavoro e della realtà quotidiana, possiamo ben dire che la questione meridionale va verso la sua soluzione ultima e definitiva:

    la fine del meridione, la dissoluzione del sud, lo scioglimento delle comunità sociali, politiche, sindacali del sud.

    Ora, chi potrebbe mai dar torto ale tesi della Lega Nord, che vedevano più lontano di tutti sulla questione meridionale, origine primaria di quella questione settentrionale rivendicata dalla Lega?

    Quale senso, valore, rappresentanza, delega e potere hanno i deputati ed i senatori, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e tutti i vertici istituzionali che hanno ricevuto il consenso di questo sud, di questo meridione ormai prossimo al definitivo collasso?

    Cosa hanno da insegnare codesti politici nel governo delle comunità, ne governo del lavoro, nel governo dei poli produttivi e ne governo del paese?

    Quali meriti avrebbero da rivendicare per convalidare la loro presenza nelle sitituzioni italiane?

    Quali capacità hanno mai dimostrato questi signori, per accedere laddove il potere istituzionale si incarna negli uomini sino a rappresentarne l’umanità in una poltrona del potere?

    A chi credono ancora di dare lezioni di civiltà e di diritto codesti signori?

    E perchè non assumono le loro responsabilità umane, comunitarie, sociali, civiche e civili, politiche, sindacali ed istituzionali nel fallimento del meridione?

    Non si chiede le loro dimissioni in massa, ma perlomeno, un loro mea culpa.

    Ma soprattutto un silenzio dovuto e doveroso verso quel nord, bistrattato e schiavizzato, additato di razzismo e di anti-meridionalismo, verso quelle popolazioni del nord, che hanno sinora tirato il carro italiano da sole, con l’indicibile peso di un sud-appendice che ha dimostrato ancora una volta tutti i suoi limiti.

    Con quale coraggio i parlamentari e le istituzioni che hanno ricevuto il consenso delle genti meridionali chiederanno ancora alle popolazioni del nord i danari per sanare i debiti derivanti dalla cattiva amministrazione degli enti del sud?

    Con quale coraggio si sottrarrà ancora ricchezza al nord per darla in pasto alle mafie e alle caste mafiose del sud?

    Con quale coraggio si tenterà ancora, irresponsabilmente di contastare l’unica proposta politica che rappresenti la salvezza da fallimento di questo paese, il Federalismo?

    Ad ognuno le proprie responsabilità, poichè d’ora in poi, nessuno si assumerà quelle che non condivide e che hanno dimostrato di essere assolutamente fallimentari.

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