Effetti della crisi globale

Giuseppe Lembo

Sono tanti gli effetti che la crisi globale ha avuto sul cittadino, sulla famiglia e sulla società. I provvedimenti presi, per contenere i danni di tale crisi per l’economia, per la produzione, per l’occupazione ed in prospettiva per il dinamismo futuro con cui saper guardare avanti soprattutto in momenti di difficoltà, sono validi ma non sempre e per tutti hanno prodotto gli effetti desiderati. Il futuro da costruire resta incerto; non produce quei cambiamenti necessari per una maggiore  e più solidale coesione sociale. Ancora restano in piedi i privilegi dei ricchi del mondo; ancora restano come sogni proibiti nel cassetto le attese di rivedere ridotte le distanze tra la ricchezza e la povertà. Ancora si tratta di un sogno proibito il pensare ad un mondo solidale; ad un mondo nuovo dal locale al globale; ad un mondo che sappia riconoscere all’uomo i sui diritti di libertà, soprattutto dal bisogno, riducendo l’influenza dei poteri forti che immoralmente pensano a godersi le proprie ricchezze, indifferenti alle sofferenze umane di chi non ha il necessario per vivere e di chi ancora nel mondo, muore per fame. Si pensava e si sperava che la crisi globale che ha riguardato il  mondo dell’economia, l’umanità della società-mondo avesse tratto, come effetto positivo per tutti, una nuova etica, nuovi principi morali, capaci di riconoscere all’uomo della Terra i diritti da sempre negati, primo dei quali il “diritto alla vita”. Purtroppo così non è; così non è stato e così forse non sarà. Si pensa solo a risolvere egoisticamente la crisi globale, come semplice affare dei potenti della Terra. E per gli altri? Saper attendere ed in modo silenzioso godersi il ruolo di ultimi, nel ruolo di senza diritti e di predestinati a farsi poi aprire le porte di un ipotetico paradiso,  il frutto dell’inferno e delle tante inumane sofferenze patite sulla Terra sin dalla nascita, con una purtroppo dura selezione preventiva, di morte per fame nella più generale indifferenza di tutti gli apparati del mondo che conta, compresi gli apparati della Chiesa terrena della cristianità, altrettanto insensibile al grido di dolore. Gli effetti possibili della crisi globale in atto o come si evolverà nel prossimo futuro, continueranno ad essere quelli della spartizione delle ricchezze, destinandone le briciole, per spirito di carità, ai tanti morti di fame del mondo globale. Molta sarà la delusione di chi pensava che dalla crisi il mondo ne uscisse rigenerato; si pensava a quei cambiamenti possibili che riguardano l’uomo e non le cose, privilegiando così i valori di un’etica condivisa che, in senso globale, sa pensare prima di tutto ad un’umanità solidale per una nuova vita sulla Terra. È questo il percorso obbligato per cambiare il corso della vita dell’uomo e della riconciliazione sia tra gli uomini che tra gli uomini e la natura, selvaggiamente violentata, barbaramente stuprata, egoisticamente posseduta senza pensare al futuro di quelli che verranno e che dalla crisi attuale uomo/uomo ed uomo/natura, riceveranno come unico dono, distruzione e morte. Gli effetti più devastanti prodotti dalla crisi in atto, una quasi crisi globale, si fanno sentire sulla disoccupazione; si tratta della malattia più diffusa e più corrosiva che abbia colpito la nostra generazione in gran parte del mondo, soprattutto in Occidente e presso tutti i popoli maggiormente sviluppati sul piano economico-industriale. Si tratta di una grave patologia sociale che sta minacciando con gravi conseguenze la civiltà occidentale del nostro tempo; ma no si fermerà qui. Se non cambieranno la crisi sarà globale e devastante per tutti; questa volta, non si salveranno neppure i ricchi della Terra.