La croce di Wojtyla

di Rita Occidente Lupo

Un Uomo in Palestina, oltre duemila anni fa, sceglieva la croce, in amore oblativo all’umanità. Un uomo polacco, sulla soglia vaticana, cinque anni fa, si spegneva nella testimonianza del Nazareno. Il Venerdì Santo, preludio alla Pasqua di Resurrezione. Il Golgota, inaccostabile agli scettici, protesi al raggiungimento di edonistici desideri terreni. Un Papa, stretto alla croce, fino agli ultimi battiti vitali, incessante  nell’amarla. Da tempo, anche il mondo ebraico, a lungo escluso dalla partecipazione al triduo pasquale, avvicinato ecumenicamente al successore di Pietro, scevro comunque del messaggio salvifico da sperimentare: per crucem ad lucem. Il Venerdì Santo, con l’astinenza di carni e digiuno, al termine del periodo quaresimale, acme di un passaggio, di una nuova vita. La croce, issante i malfattori, caparra dei primi cristiani, rinvitante a calcare il Cristo. Il fascino intramontabile,  tra le tracce della Sindone, di un galileo, figlio di Dio, capace di venire in terra solo per salvare l’umanità. Un polacco, qualche anno fa, stretto alla croce, beniamino del mondo. “Spalancate le porte a Cristo”. Acclamato dalle masse, al di là della lingua e della religiosità. Una sola dimensione, portata avanti tra sofferenze patite pazientemente: la terra ed il cielo- l’universalità e l’escatologia. Un ruvido legno, quello della croce, per un’intramontabile dimensione orizzontale e verticale.

Un pensiero su “La croce di Wojtyla

  1. Un editoriale molto incisivo. Ricordare la morte del Santo Padre, proprio quest’anno che coincide con il venerdì delle ceneri era doveroso, ma riuscire a scrivere in modo così piacevole di un evento triste per tutti i cattolici non è certamente dono per tutti. Complimenti alla Direttrice Autrice, per il suo editoriale e per la sua redazione, che mi sembra di altissimo livello. Cordialissimi saluti.
    M.Ranito

I commenti sono chiusi.