Impiego dell’Aloe arborescens nella prassi clinica

Dott. Alessio Tafuri

(estratto della Relazione per il Convegno di Guidonia del 24 ottobre 2009 su: “Aloe  Arborescens  – Omeopatia e Terapie Complementari  studi e ricerche”) L’aloe è una pianta succulenta sempreverde. Il termine aloe (allo eh in arabo, halal in ebraico, alo hei in Cina, aloe nei paesi occidentali) deriva dalla radice greca als o alos, che significa sostanza amara, lucida, salata come l’acqua di mare. Aloe è un genere di piante comprendente circa 600 specie, provenienti dall’Africa sub-sahariana, Madagascar e parti dell’Arabia. Molte specie sono diffuse in regioni semi-tropicali, calde o aride. Alcune specie di aloe sono state adottate fin dai tempi più antichi come piante medicinali e utilizzate a livello locale nella medicina popolare. L’aloe è da sempre considerata una pianta “miracolosa” capace di guarire ogni tipo di malattia grazie alle sue molteplici attività e principi attivi. Allo stato attuale, devono essere ancora scoperte l’attività biologica di tutti i composti dell’aloe[2]. Pur tuttavia, molti studi sono stati realizzati per chiarire la composizione chimica dell’aloe. Attualmente, è nota una lista molto lunga di componenti e principi attivi comprendente oligominerali, acidi, aldeidi, alcoli e alcoli a lunga catena, aminoacidi, antrachinoni agliconici e glicosidati, chetoni e chetoni aromatici, cromoni, esteri, fenilpironi, fenoli, fitosteroli, flavonoidi, mono- oligosaccaridi e pigmenti, terpenoidi, vitamine, nonché, a livello biochimico, polisaccaridi, enzimi, proteine e glicoproteine.Tale lista si accresce costantemente di nuove scoperte che vanno ad arricchire il già notevole bagaglio di conoscenze attuali sulla composizione chimica dell’aloe e, conseguentemente, la già lunga lista di possibili applicazioni terapeutiche dell’aloe. Parallelamente all’aumento delle conoscenze dei principi attivi dell’aloe e al conseguente aumento delle sue possibili applicazioni nel campo terapeutico, si avverte la necessità di una revisione dello stato delle conoscenze attuali e una riorganizzazione dei suoi potenziali impieghi a scopi terapeutici in modo tale da razionalizzarne l’utilizzo pratico in ambito clinico. Il lavoro svolto si è concentrato sui seguenti principi attivi presenti nell’aloe: antrachinoni agliconici e glicosidati, cromoni, fenilpironi, fenoli, fitosteroli, isoflavoni, mono- oligo- e polisaccaridi, proteine e glicoproteine. A tale scopo sono stati esaminati 187 lavori scientifici pubblicati dal 1961 al 2009; di cui, 113 pubblicazioni relative a studi svolti sull’Aloe arborescens, da sola o in associazione ad altre specie, 44 pubblicazioni relative a studi svolti sull’Aloe barbadensis, da sola o in associazione ad altre specie e 30 pubblicazioni relative a studi in cui l’Aloe arborescens viene citata o ne vengono studiati singoli principi attivi prodotti sinteticamente. L’Aloe arborescens Mill var. natalensis Berger è una pianta appartenente alla famiglia delle Aloeacæ[3] ed è nota con diversi nomi (Aloe fruticosa Lam., Catevala arborescens Mill. Medik., Aloe arborescens Mill. var. frutescens Salm-Dyck, Aloe natalensis J.M. Wood & M.S. Evans, Aloe mutabilis Pillans, Aloe arborea Medik., Aloe arborescens Mill. var. pachythyrsa A. Berger, Aloe arborescens Mill. var. natalensis J.M. Wood & M.S. Evans A. Berger, Aloe frutescens Salm-Dyck, Kidachi Aloe). È una pianta succulenta arbustiva, perenne, sempreverde, con tronco pollonifero, alto fino a 2 m. Le foglie, disposte in rosette terminali, sono carnose, lungamente triangolari-lineari, acuminate, con margine armato da numerose spine giallastre, canalicolate, di colore verdazzurro glauco, lunghe fino a 60 cm, le inferiori arcuate all’indietro. I fiori, riuniti in vistose infiorescenze a grappolo che si dipartono dal centro delle rosette, sono tubulosi, di colore rosso, portati da peduncoli di 3-4 cm. Fiorisce tra la primavera e l’estate, nei mesi di maggio e giugno, o precocemente in febbraio-marzo, a volte si ha una seconda fioritura in autunno. Il frutto è una capsula trivalve. È una pianta semirustica, teme il freddo intenso. Predilige esposizione soleggiata e terreno ben drenato. Si coltiva anche in vaso. L’Aloe arborescens sembra essere una pianta estremamente ricca di principi attivi la cui azione biologica si può esprimere in moltissime e svariate azioni terapeutiche. Il quadro che emerge dal presente studio sembra suggerire l’idea che l’Aloe arborescens possa essere considerata una specie di panacea utilizzabile per uno svariato numero di patologie e di malanni esistenti. Pertanto, sembra che si possa utilizzare prodotti a base di Aloe arborescens in svariate pratiche cliniche sia come terapia di complemento sia come terapia esclusiva.


[1] Biologo e dottore di ricerca in “Alimenti e salute: biotecnologie e metodologia applicate alla fisiopatologia digestiva”

[2] Reynolds T. (2004) Aloes. The genus Aloe. CRC Press LLC

[3] Cronquist A. (1981) An integrated system of classification of flowering plants. New York, Columbia University Press, p. 1215.

Un pensiero su “Impiego dell’Aloe arborescens nella prassi clinica

  1. salve,l’ho provata su una scottatura sul polpastrello,un pezzetto di foglia spaccata a metà x circa 40 minuti a contatto,il giorno dopo non vi era bolla ma pelle ustionata,4 giorni dopo,la stessa pelle era normale.Ho fatto in casa il succo,ma nonostante ciò,casualmente o no,sono entrato in contatto ravvicinato con due candide ed un batterio,mani e piedi. grazie

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