Riflessioni sottovoce: fallire un bersaglio

Michele Montuori

La comprensione di un modo di dire ha sempre origine dalla parola stessa, anche se, per comprenderla sino in fondo è necessario rifarsi alla sua etimologia (la forma più antica). La parola italiana “peccato”, ad esempio, deriva dal greco “hamartia”, e prima ancora dall’ebraico “chatà”.  Esse significano ambedue “mancare”, “fallire un bersaglio”, “non raggiungere un obiettivo o un punto esatto”, “sbagliare strada”. Commettere un peccato, dunque, significa non raggiungere un obiettivo, deviare. Ci si accorge di un errore nel proprio percorso e nelle proprie scelte di vita quando la propria coscienza (non sto ad indicare cosa sia, anche se, genericamente, significa conoscenza, avvertenza interiore dei fatti) rimorde. Se approfitti degli affetti e/o dei beni altrui, se non ti accontenti di quello che hai avuto in sorte, se danneggi il tuo organismo nei modi che sai, o compi cose peggiori, se perdi da mattina a sera il tuo tempo a letto con una donna (che tu l’abbia stabilita per compagna di una vita o di poco tempo) per quel solo attimo che come un rimbambito definisci estatico (visto che in quello successivo ti volti dall’altra parte per ore, giorni od anni), ebbene, se scegli queste cose con la lucidità che conosci, e che emergono alla coscienza, vuol dire che hai fallito il bersaglio, hai deviato dal bene che dici di voler acquisire. E, più devii a sfavore degli altri, più dimostri la tua irresponsabilità. Stabilisci cosa sia il bene: è la volontaria perdita di se stessi (come dimostrano l’esperienza, il consiglio ed il sacrificio cristici), nel senso di scegliere di dedicare umilmente e nel modo più esteso il proprio tempo e gli eventuali propri “possessi” agli altri, a tutti gli altri (non ai soli “familiari”), o è la “positivizzazione” di se stessi, nel senso di scegliere di conquistare il più possibile vacue poltrone, onori, appartamenti, fidelizzazioni “affettive” zeppe di lasciti e di impegni definiti sacrilegamente sacrificali? Ti accorgi poi finalmente che esiste la il Sommo Bene Originario, che non solo conosce quanto ti serve ma che anche disdegna queste tue positive “scelte”? Pur avendo creato tutto, non è alla ricerca di mille appartamenti ed onori, nè necessita di Einstein e della somma degli scienziati di tutto il mondo e di ogni tempo messi insieme, semplici spettatori e cronisti di quanto da sempre esiste. La Sua Intelligenza originaria e il Suo Cuore crearono infatti le strutture cerebrali, le citochine, l’emoglobina, gli alberi ed i sistemi planetari prima ancora che l’uomo fosse si e no una scimmia. Poveri noi, se non Lo ringraziamo istante dopo istante di ogni cosa, ritenendoci di fatto dei nulla, evitando di divertirci insanamente, di possedere, di acquisire, di sopprimere e modificare affetti, di fidelizzare le nostre vuotaggini, di sbagliare continuamente bersaglio. Di peccare!