Letterina a Babbo Natale

Anna Maria Noia

Anche per questo nuovo anno – festeggiato tra cenoni pantagruelici a partire da prima di Natale (vigilia) in barba ed a dispetto della crisi economica, sociale e culturale – si rinnovano gli auguri, fioccano oroscopi e scongiuri (rituali o meno), si moltiplicano le buone intenzioni (di cui, ricordiamo, è lastricata la via per l’Inferno), si effettuano propositi più o meno sinceri. Ma ho la necessità – per questo 2011 che si spera sia positivo, fortunato ma soprattutto denso di aspettative, per quel concerne la salute, il lavoro, la famiglia – di scrivere a Babbo Natale, ovviamente pochi giorni dopo il suo arrivo dai camini di tutto il nostro sofferente mondo, e anche alla Befana o a Gesù Bambino una letterina che vorrebbe nelle mie intenzioni essere “umile” e “modesta” (quale io non mi reputo), ricca di pensieri e riflessioni, di spunti polemici – che pure servono – per sperare di vivere al meglio il nuovo ciclo dell’esistenza che si rinnova. Sto parlando in prima persona e non con il plurale majestatis giornalistico perché queste cose che sto andando a scrivere – a Babbo Natale perché è meglio credere in lui che alle istituzioni, soprattutto nel Sud (anche se Roma non “scherza”, in quanto ad indifferenza…) e nella fattispecie della Valle dell’Irno – le sento davvero, le faccio mie, le interpreto come fosse voce di popolo. Ed ecco il mio inizio, il mio “incipit, inizierei a scrivere così: “Carissimo Babbo Natale o Santa Klaus (S. Nicola di Myra, Turchia, Asia Minore) che dir si voglia, dimmi se è possibile che quest’anno tu non abbia portato doni di affetto e amore reciproco bensì solamente doni materiali, almeno alle persone fortunate come me che ho genitori benestanti – mentre io sono “ricca” dentro – che mi colmano non solo di serenità ma anche di regali. Perché nel mondo, e nella fattispecie europea, italiana, salernitana e sanseverinese (o giù di lì), si continua a morire di fame, la gente (i ceti una volta considerati medi) fa fatica ad arrivare al  fatidico 27 del mese; perché si raddoppiano le sofferenze per tanti, troppi malati vittime – a volte – di una sanità che non funziona, che fa acqua da tutte le parti – vedi anche il nosocomio di Curteri, il “Fucito” (con un piede nella fossa a causa del piano di rientro dai debiti della Regione Campania) e che rimane sorda alle esigenze dei pazienti, dal greco: “pathos”, ossia: “soffrire”? Perché mentre sto scrivendo muoiono i soldati in Iraq, in Afghanistan, nelle falsamente definite missioni “di pace”(!) come (è cronaca recente) il ventiquattrenne Matteo Miotto? E, sempre riguardo ciò, perché i giovani per guadagnare un po’ di più si arrischiano a divenire soldati e a recarsi in pericolosi quanto poveri e desolati luoghi, con popolazioni (ormai) rassegnate alla guerra, è giusto questo, è giusto che per una manciata di anni di legislatura i nostri arroganti e presuntuosi, litigiosi e assenti, distratti politici – di tutti gli schieramenti e di tutte le forze istituzionali – assommino oltre a stipendi da favola privilegi e cotillons continui mentre appunto i militari irrigano il deserto di Kabul con il porpora del loro sangue? Babbo Natale, dimmi se è giusto che tanti precari, non soltanto operai ma oggi più che mai professionisti, insegnanti, addirittura medici, ingegneri eccetera debbano rinunciare al sogno di una vita, al crearsi una famiglia, a sposarsi, a mettere sulla terra dei figli. Dimmi perché, spiegami il motivo per cui tanti studenti scendono – sono costretti a farlo, e non o non solo per “fare sciopero” – in piazza al fine di protestare, inascoltati da tutti tranne forse da un presidente della Repubblica con pochi poteri e funzioni – signorile comunque – contro la legge  del ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini (c’è dietro la longa manus di Giulio Tremonti, ministro dell’Economia…)Perché gli operai di Pomigliano e/o di altre zone del Bel Paese sono così disperati da salire sulle gru per giorni interi senza festeggiare il Natale con i familiari? Perché i padroni (leggi: Marchionne, e non solo!) ma anche i loro sindacati sono così menefreghisti? Ecco quello che io mi aspetto, che auspico invece per me nel 2011, da te Babbino Natale caro, dal Bambinello Gesù e anche dalla Befana: innanzitutto la fede, che sia ricca di germogli di solidarietà; poi la salute, che è sempre importante e senza la quale tutto è vano – come anche vale per la già citata fede in Dio – in lui occorre credere, non negli uomini! Soprattutto in “alcuni uomini” – i politici. Poi desidererei un lavoro, un impiego serio, a tempo indeterminato, senza raccomandazioni (se possibile, per misurarmi con le mie forze ma so già che sarà se non irrealizzabile quanto meno difficile – e non soltanto per me…) e senza profferte sessuali, umiliazioni o altri ricatti indecenti. Il giornalismo è per me – almeno adesso – un hobby, difficoltoso e comunque ricco di soddisfazioni, ma pur sempre un “gioco” con cui guadagno poco anche se sono conosciuta per il “valore” (?) dei miei “pezzi”; quindi spero in un’occupazione stabile che renda contenta me che ho studiato fino alla laurea e i miei genitori, la mia famiglia con mio fratello, che mi hanno sempre sostenuto, supportato e – particolare non da poco – sovvenzionato, pagato i miei studi in Scienze della Disoccupazione. Dal versante sociale e comunitario, globale e globalizzato invece, per l’Italia, la nostra “amata” (?) nazione, di cui conosciamo a stento l’inno nazionale, vorrei tanta pace, serenità, la soluzione dei problemi che la attanagliano, in particolare alla luce dei festeggiamenti per i centocinquanta anni di Stato unitario. Vorrei anche uguaglianza e pari diritti, pari dignità e opportunità non solo per i cittadini italiani o stranieri, vu cumprà, Rumeni, Rom o Estoni (dal primo gennaio l’Estonia è il diciassettesimo stato che aderisce alla moneta unica, l’Euro) ma anche nelle varie nazioni del mondo, dense di sofferenze nascoste e sublimate dalla religione, o meglio dal fanatismo e dall’intransigenza che i poveri popoli sono costretti a subire sulla propria pelle, come detto rassegnandosi alla tristezza buia, oscura delle guerriglie e dei conflitti, spaventosi e inumani. Per tutti ci sia poi equanimità sociale, giustizia certa e processi sicuri, non solo per i poveracci, per i meschini che rubano per un tozzo di pane ma per ogni individuo che infranga la Legge: ha capito, mr. Berlusconi? Vorrei specialmente a Napoli e in Campania una società, una realtà senza illegalità, senza botti di fine anno, senza rifiuti e soprattutto senza omicidi, violenze, sopraffazioni. Caro Babbo Natale, mi accontenterai? Se dopo aver letto la mia letterina vorrai darmi ascolto, ancora chiedo una cosa: la speranza, una speranza forte, virgulto in crescita, che mi accomuni a tutta la sofferente umanità, in viaggio nel dolore e col dolore verso mete più alte: verso il Paradiso, il Cielo, quel cielo che sta serenamente azzurro sopra di noi, grette e piccole, affannate formichine che non accumulano altro se non disperazione e denaro, pane di sofferenza, di invidia e di violenza.