Sant’Angelo a Fasanella: incontro con don Stanzione
Don Marcello Stanzione il 3 maggio 2011 alle ore 18,30 alla grotta di Sant’Angelo a Fasanella tratterà in una sua conferenza il tema “ I papi e san Michele”. Padre Bonaventura di Sorrento, cappuccino, in un libro intitolato “Michael”, pubblicato nel 1892, così scrive della Grotta: “In Lucania, e propriamente a Fasanella, esiste un famoso Santuario a S. Michele sotto il nome Grotta dell’Angelo. Grotta di meravigliosa bellezza architettonica, forse lavorata dagli Angeli”. Costantino Gatta, in Lucania Illustrata scrive: “A paragone di ogni altra spelonca risplende come la luna tra gli astri minori; la Grotta di S. Michele può annoverarsi tra i più splenditi miracoli della natura e il più meraviglioso prodigio ivi accaduto; gli fa quasi eco Ferdinando Ughello in Italia Sacra: nelle altre spelonche l’orror delle tenebre, l’asprezza delle balze e l’angustia del seno spaventa la devota curiosità dei pellegrini; quivi la carezza del lume, l’ampiezza maestosa del luogo, la bianchezza delle pietre invitano anche i più restii ad entrarvi”. All’interno, a destra dell’ingresso, si trova una vera da posso a base quadrata, rivestita da piccole mattonelle di ceramica napoletana, lunga 75 m., la larghezza della Grotta è varia. Il Di Stefano dice che la Grotta è di proporzionata altezza, capace di contenete n. 400 di persone. L’interno, pur essendo tutt’uno, è possibile dividerlo in due parti: un primo vano prospiciente l’ingresso e un secondo, posto quasi ad angolo retto rispetto al primo. Nel fondo del primo vano, vi è un altare dedicato all’Immacolata Concezione, protetto in alto da un baldacchino ligneo. Da ammirare l’enorme cornice, recentemente restaurata. Dietro questo altare, la Grotta continua in una cavità lunga circa 20 metri, che fu adibita ad ossario ed ancora oggi conserva resti di scheletri umani e di antiche casse funebri. A sinistra della grotta, entrando nel primo vano, vi è al di sotto dell’organo, un corridoi naturale della ,lunghezza di 14 metri, che comunicava con l’esterno, oggi murato, ed anche con il campanile, la sacrestia, e quindi con il palazzo badiale. Nel locale che nel passato era sacrestia, oggi vi è una scala di legno per salire alla campana; vi si notano degli archi di stile gotico, questo potrebbe far supporre che ivi fosse l’antico rifugio di antichi monaci cristiani sfuggiti alle persecuzioni degli imperatori iconoclasti. Questi monaci, secondo discutibili ipotesi, avrebbero scoperta la Grotta in età più remota di quella riportata, cioè l’800, come si rivela da una notizia trovata nel Dizionario Universale del XVIII secolo di Eustacchio Caracciolo, manoscritto conservato sotto la voce S. Angelo a Fasanella, presso la Biblioteca nazionale di Napoli. La Grotta, nei secoli, ha avuto alcune trasformazioni per il livello del piano che in parte ricolmato da materiale di riporto; in altra parte, specie nel primo interno, venne creata una sottocripta della quale non si riconosce la struttura, ma dalle botole, appare nei pressi dell’altare di marmo un sistema di archi, sul quale posa la ,pavimentazione di rustici mattoni, alternati da piccoli quadrati di ceramica, riproducesti stemmi, uccelli ecc., che richiamano la famiglia Caracciolo, la quale la ebbe in commedia sulla fine del XV secolo. La pavimentazione della Grotta fece scomparire quanto prima esisteva; al posto dove è innalzato il nuovo altare marmoreo del 1702 con la statua di S. Michele, affiora un residuo di fabbrica che evidenzia un altare precedente rimasto interrato e si vede ancora un gradinata che portava al primitivo livello. In alcuni punti della Grotta, addossati alle pareti, si trovano sarcofaghi e tombe di personaggi appartenenti a famiglie illustri di S. Angelo a Fasanella; notevole quella di Francesco Caracciolo, con busto dell’Abate ed una lapide in latino. Nella Grotta si trovano cappelle dotate delle sottoscritte famiglie: Dalla famiglia Di Saja: La Cappella della Pietà. Dalla Famiglia de Mustacchi: La Cappella di S. Bernardino. Dalla famiglia Forte: La Cappella di S. Lucia. Dalla famiglia Di muro: Altra Cappella. Dalla famiglia Di Sante: Altra Cappella. Dalla famiglia Di Giunti: non se ne ha cognizione. Nel capitolo Fonti e Documenti del feudo di Fasanella di Luigi Kalby, A. Di Leo, consultando l’archivio Parrocchiale di S. Angelo a Fasanella, riporta la notizia che dentro detta chiesa di S. Michele, si conserva un tesoro grandissimo, che è il dito della mano destra dell’Apostolo ed Evangelista S. Marco, in una cassetta d’argento e cristallo. A suo tempo, l’abate Fabio Caracciolo, propose di levarlo da detta chiesa e spostare la reliquia; montato a cavallo per partire, l’abate con la sua famiglia vide il miracolo evidente: per intercessione di San Michele, il cavallo stava fermo a circa venti passi distante dalla chiesa “e fu necessario per detto abate smontare da cavallo e riporre la santa reliquia nel luogo dove stava”. La chiesa di S. Michele Arcangelo è stata nell’antichità dei padri dell’ordine di S. Benedetto; il santo Abate vi risiedeva con croce e mitria e privilegio e attività episcopale, con giurisdizione temporale e spirituale, così civile come criminale e mista. La tradizione dice che nella grotta si sentiva una strana melodia, accostando , l’orecchio alla roccia, e vi era una piccola fontana da cui sgorgava acqua miracolosa per gli ammalati di febbre. La sacra reliquia sopra menzionata si trova ora presso la Chiesa Madre di S. Maria Maggiore, che venne prescelta dagli Abati Commendatari dall’inizio del 1500 in poi, per la maggior parte delle funzioni religiose. L’intervento di don Marcello Stanzione è inserito in un ampio programma di conferenze sugli angeli e san Michele organizzato dal dinamico parroco di Sant’Angelo a Fasanella don Andrea Sorrentino.