Noi e il nostro tempo
Giuseppe Lembo
Ha ragione il sociologo Zygmunt Bauman a definire la società moderna, una società “liquida”; instabile e mutevole che porta a vivere l’individuo in modo superficiale e consumistico. Così intesa è sempre più difficile progettare il futuro. L’assenza di stabilità, la fluida mutevolezza, non è un buon alleato; creano un modello la cui dominante prevalente è l’instabilità, la mutevolezza. Si tratta di un modello non solo culturale, ma fortemente presente anche nel comportamento umano diffuso e condiviso, ad un punto tale da diventare un comune modello di vita, nel quale si riconoscono i più, tanto da oscurare l’ottimismo e creare una profonda crisi della speranza e delle attese di futuro. La cultura edonistica e del consumismo materialista, ha creato situazioni di profondo malessere umano e sociale; partendo dall’uomo, arriva a coinvolgere l’intero insieme sociale di cui facciamo parte e con il nostro fare, contribuiamo a costruire. Nella futura memoria italiana, ma soprattutto nella luce degli occhi di quelli che verranno a testimonianza di un fare distruttivo che per decenni è stato espressione vitale dei più, in Italia c’è un immenso paesaggio di sarcofagi cementificati. Il cemento, soprattutto e prima di tutto, inopportunamente s’è mangiato tutto, rendendo la natura un deserto brutto da vedere ed umanamente invivibile. Anche questo tradimento realizzato nel corso dei decenni passati, è il frutto della litigiosità patologica del nostro Belpaese. Ma di questo passo dove si pensa di andare; dove si progetta di portare questo nostro maltrattato Paese, ormai morente nell’indifferenza di chi ancora a sproposito si accapiglia, per spartirsene indegnamente le spoglie. Italia! Italia! Italia! Amata e benedetta da Dio, sei sempre più odiata e maledetta dagli uomini del nostro tempo che, essendo fatto di uomini, uominicchi e quaquaraqua, non sanno più amare e rispettare le cose belle.