Pensieri semiseri

Aurelio Di Matteo

Da tempo era caduta la falsificazione della diversità etica della sinistra. Oggi è esplosa in tutta la sua dimensione. Insieme alla circolazione monetaria lungo la tangenziale, stando alle accuse, la sinistra si era anche accorta che le donne scoprono le gambe e fanno altro! Solo che da quelle parti questo “altro” non è identificato con l’esotico e un po’ pecoreccio bunga bunga, ma con un’attività lavorativa, che con termine acculturato è detta pornografica, in un caso, e nell’altro “compagnia per il tempo libero”. E così cade finalmente anche il velo del perbenismo sessuale, Evviva! Dell’evento non è questo, seppur importante, l’aspetto che vogliamo evidenziare, ma l’emergere della contraddizione che oggi vive il Paese. Mentre l’organo sessuale femminile, come simbologia e come totem è morto, le sue proprietarie inondano tutti i settori della società e l’esistenza individuale. La Femmina campeggia da ogni parte, ha inondato finanche le aule dei tribunali ed è diventata l’arma letale e della soluzione finale per chi si appresta a compiere il ventennale del suo dominio politico. La Donna si è impadronita del mondo, è entrata da dominatrice e ufficialmente anche nell’alta finanza, tempio sacro dell’universo maschile.  E tutte e due hanno sottomesso il maschio e l’uomo! Mai come oggi, in modo esplicito e consapevole, l’essere femminile, l’altra metà del cielo, ha consapevolezza della forza della sua “identità” e la usa come strumento di affermazione. La si dà non per darLa, ma per essere! E l’avere si trasforma in essere in modo che la Femmina e la Donna si fondono nell’ascesi dall’individualità anonima e temporale all’universalità piena di senso dell’Essere. Solo che trattasi non dell’Essere heidegeriano, ma più modestamente dell’essere qualcuno. E ciò in tutti i settori, nell’azienda come negli uffici, nella politica come nello spettacolo. Essa -meglio sarebbe dire Lei, avendo perduto la connotazione di Cosa- si trasforma nell’arma più sofisticata e micidiale che si sia inventata. Annienta, ma non uccide; abbatte, ma non fa rumore; anestetizza, ma non addormenta; distrugge, ma non coventrizza! In ogni luogo non c’è che Lei. Eppure nessuno, come nei nostri lontani tempi giovanili, scrive più sui muri: W la F…a! Di contro, quasi a rivendicare un nostalgico e perduto primato, aumenta il numero di idioti e di imbecilli, per di più cattivi disegnatori, che imbrattano ogni dove con il simbolo fallico maschile. Senza apparire blasfemi, si può dire che in quella scritta, ormai scomparsa, che un tempo ossessionava il perbenismo di facciata, era espresso tutto il tremore che si prova sulla soglia dell’esistenza. Era come varcare la ianua coeli, affondare e penetrare nel mistero della vita, era l’ascesi teologica all’origine del mondo, il cammino subliminare in cui si occultava il senso concreto del mondo. Era l’individualità anonima che nell’atto della simbiosi sfuggiva alla storia e si immergeva nella totalità atemporale. Insomma Lei rappresentava la “chiave” che dischiude alla vera vita. Non è un caso che il verbo che nel comune uso indica l’atto sessuale ha lo stesso etimo di chiave. Lei apriva alla vita, alla creatività allo stato puro ed essenziale, simile al fiat lux. Gli è che oggi Lei ha perduto questo significato d’immersione panteistica nella totalità del metafisico e da ianua coeli è diventata chiave che apre al successo, a strumento di scalata. All’uomo non resta altro da fare che disegnare simboli fallici o stuprare. E anche lo stupro non si consuma più individualmente, come un tempo, ma in gruppo per ritrovare il coraggio perduto e vincere la paura dell’impotenza per trasformare la debolezza singola in forza collettiva. La metamorfosi sociale ormai è completa e perciò non s’inneggia più sui muri alla porta del cielo! La società si è “femminilizzata”, ma nell’accezione storico-temporale dell’Esserci, anche nella sempre più diffusa dimensione dell’omosessualità. Il Don Giovanni, pensiamo a quello di Mozart, che era in misura diversa in ogni uomo e che la donna intimamente prediligeva per quel tanto di “violenza” che c’è nell’atto della sua seduzione, si è trasformato in Casanova, che racchiudendo in sé il comportamento di gentiluomo del sesso e l’atteggiamento gentilmente “servile”, che sfocia nell’adorazione e nella sottomissione, più che seduttore è un sedotto. E in tutto questo cammino, è legittimo chiedersi: la donna ne ha guadagnato?  La donna che diventa Casanova al femminile consegue quell’obiettivo per cui nacque lo storico movimento del femminismo?

 

2 pensieri su “Pensieri semiseri

  1. Tra la donna che diventa Casanova al femminile e le oltre 130 donne all’anno che muoiono uccise per mano dei loro uomini (senza contare le 14 milioni coinvolte in episodo di violenza nel corso della loro vita-Istat 2007-) c’è di mezzo la speranza che si possa vivere in una società dove alla donna, diversa dall’uomo nel genere ma eguale nei diritti, sia riconosciuta pari dignità con l’altra parte del cielo. Seppur non sia il caso di sciorinare i dati dell’ultimo rapporto Istat sulla qualità della vita delle donne italiane, se ne consiglia vivamente la lettura. Riguardo alla tesi della perdita di credibilità del maschio a causa della presunta supremazia della femmina, si analizzi seriamente la realtà; altrimenti si corre il rischio di ricorrere al solito discorso che ” se la donna è violentata è per colpa del suo abbigliarsi” o, peggio ancora, con assimilare la D…a alla F..a.

  2. Come “La lettera semiseria di Grisostomo” è considerato il manifesto del romanticismo italiano, similmente i Pensieri Semiseri di Aurelio Di Matteo rappresentano un vero poster che fotografa certo carrierismo… del lato A femminile.
    Per la verità la sessazionale esercitazione letteraria del Professore appare molto seria circa le verità che disvela in un ricco campionario dell’ESSERE o benessere del lato A e dei relativi happening di sussesso in successo.
    Sono lontani gli anni in cui i writers scrivevano sui muri W LA FOCA, ma oggi, anche se in Pensieri Semiseri non c’è menzione, è molto di moda il femminile di gnocco, anche in “virtù” delle ghiotte impenitenti abbuffate dell’Utilizzatore Finale.

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