Un evento dimenticato

Aurelio Di Matteo

La giornata del 15 ottobre sarà ricordata per la devastazione della Città eterna da parte di una minoranza che di politico ha solo la vocazione delinquenziale, l’aspirazione al parassitismo sociale e la certezza di ricoprire nel futuro ruoli economicamente ben retribuiti. Quest’esito, d’altra parte, è facile profetizzarlo, sull’esperienza di quelli che furono i “devastatori” e gli “indignati” nel lontano 1968! Eppure questa data sarebbe dovuta essere ricordata e celebrata per un altro motivo, interamente opposto a quello che ha riempito le pagine dei giornali e dei media nei giorni successivi. È una ricorrenza che parla di faticoso lavoro, di intraprendenza imprenditoriale e di pari opportunità. È dal 1995, dalla quarta Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, che ogni 15 di ottobre si celebra la giornata mondiale delle donne rurali. L’evento intendeva, e intende, ricordare e dare rilievo allo straordinario contributo che le donne a vario titolo danno allo sviluppo agricolo e alla sicurezza alimentare. Ogni anno la giornata è dedicata a un tema specifico per sottolineare soprattutto l’apporto fondamentale che la presenza al femminile nel settore dà allo sviluppo degli aspetti multifunzionali dell’agricoltura. Quest’anno l’attenzione è portata sui “Cambiamenti climatici: le donne rurali annunciano le soluzioni”. Le donne impiegate in questo settore costituiscono più di un quarto della popolazione mondiale e quasi la metà delle risorse umane in esso impegnate, contribuendo sia al benessere familiare sia allo sviluppo rurale e svolgendo un ruolo rilevante per la sicurezza alimentare e la gestione delle risorse naturali. È un lavoro non “indignato” ma che con il sudore, la passione, l’impegno, la professionalità e l’intraprendenza contribuisce al complessivo sviluppo dell’economia, alla coesione delle comunità e al soddisfacimento dei bisogni alimentari. Secondo le stime della FAO, l’80% del cibo nei paesi poveri, è prodotto dal lavoro delle donne. La conquista dei diritti politici, l’accesso alla molteplicità delle professioni, l’acquisita tutela sociale sono di certo traguardi importanti conseguiti dalla donna nel secolo appena passato. Analogamente l’importanza del tipo di lavoro che ha svolto nei campi è riconosciuta unanimemente ai fini dello sviluppo socio-economico; ma ancora sussiste una notevole differenza tra questa importanza, riferita alla continuità e persistenza della comunità contadina, e scarsa valutazione della posizione sociale. Il lavoro femminile nei campi e quello domestico che si sommava al primo erano, e ancora lo sono, poco valutati in quanto considerati normali e di poco rilievo economico e sociale. Con efficacia e chiarezza così si esprimeva il Direttore Generale della FAO: “L’uguaglianza uomo donna non è soltanto un nobile ideale, è una condizione decisiva per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare. Dobbiamo promuovere l’uguaglianza uomo donna e dare maggiori strumenti alle donne se vogliamo vincere in modo sostenibile la lotta contro fame e povertà estrema”. Nei paesi in via di sviluppo, in particolare, le donne svolgono quasi per intero i lavori in agricoltura, ma sono escluse da ogni condivisione di ruolo sociale ed economico con gli uomini, né hanno possibilità di accesso alle istituzioni nelle quali si prendono decisioni proprio sulla gestione delle risorse da impegnare nel settore del loro lavoro. Nonostante le molte conquiste conseguite, ancora lungo resta il cammino verso un’effettiva pari opportunità e il riconoscimento dell’importanza della donna che opera nell’agricoltura. Nella giornata di sabato è di queste tematiche che avremmo preferito leggere e ascoltare sui media, è di questi problemi e di queste “indignazioni” che avremmo voluto sentire! Ci è toccato vedere, leggere e ascoltare di giovani e meno giovani che non avendo problemi di alloggio, di cibo e di collocazione sociale hanno ritenuto loro diritto distruggere e saccheggiare beni pubblici e beni privati.