La forza della parola può cambiare il mondo, mutando gli uomini
Giuseppe Lembo
Siamo in una fase assolutamente critica di un’economia-mondo, con in primo piano, l’indiscusso protagonismo di un capitalismo globale integrato dal quale, se non si cambiano le regole, non si salva nessuno, proprio nessuno. È un’economia che detta le regole da monarca assoluto e nessuno sa e può sottrarsi; tutto è scientificamente neutralizzato; tutto, ma proprio tutto, è assolutamente fine a se stesso. Dal rifiuto individuale alle proteste di piazza non viene altro che una sterile opposizione; come tale, è senza risultato. Il capitalismo dei nostri giorni ed il mondo economico-finanziario che lo rappresenta, sta subendo una profonda metamorfosi che manda in soffitta il vecchio capitalismo, ma resta intoccabile in quanto ha le sue profonde radici nella moneta di scambio, assolutamente necessaria all’uomo. La sua storia è lunga, complessa e dinamicamente sottoposta a metamorfosi anche profonde. Dal capitalismo preistorico del baratto e dello scambio si è passati, man mano al capitalismo dell’antichità greco-romana, del Medioevo e, tappa dopo tappa, fino ai giorni nostri. Il presupposto del capitalismo che lo rende intoccabile, è nell’esigenza dell’uomo che scambia. Si tratta di un’esigenza antica che viene da molto lontano e che niente e nessuno potrà mai cancellare. L’uomo non ne può fare proprio a meno, soprattutto oggi. Non è quindi Marx ad averne fissato la data di nascita. È appunto nell’esigenza dell’uomo tesa a dover attivare i meccanismi di scambio. È un’esigenza che viene da lontano; da tanto lontano. Proudhon in “Teoria della proprietà” pur difendendo lo Stato, fa l’elogio della proprietà intesa come possesso, da cui scaturisce un’economia socialista alla base del capitalismo libertario, con la formula dell’autogestione che lo garantisce da ogni possibile rischio di una sua fine prossima. Il capitalismo, attraverso le sue fasi mutanti, conserva tutta la sua forza e si impone all’uomo nella sua essenza immortale. A cambiare è solo la formula; oggi è rappresentata dall’economia di mercato. Che senso ha l’anticapitalismo che anima ovunque nel mondo la lotta degli “indignati” contro lo sfruttamento fortemente presente nel governo del capitale? Purtroppo, nonostante le proteste, spesso anche violenti, non ci saranno cambiamenti significativi; il capitale è una grande piovra che accrescerà la sua forza, i suoi egoismi, la sua disumana furia contro l’uomo sempre più impotente, creando situazioni di crescente povertà e di morte diffusa per fame. Ma non bisogna arrendersi; bisogna comunque lottare e combattere la disumanità di chi in percentuale sempre più ridotta (l’1% dei ricchi del mondo, tiene in possesso di oltre il 50% della ricchezza del mondo), dispone di una ricchezza illimitata che, egoisticamente, usa contro l’uomo, per accrescere senza limiti i privilegi che vengono dal grande possesso delle ricchezza di cui si nutre anche il nuovo capitalismo nella logica di sempre che è quella di tenere stretto il potere del possesso e di gestire, a proprio egoistico piacimento, le vie del progresso, non lastricate di umanità, ma sempre più spesso, della sola potenza di una bestia disumana e pazza, terribilmente feroce ed aggressiva ed assolutamente indifferente al male che fa all’uomo, vittima senza scampo, predestinato anche al sacrificio estremo sull’altare del “dio ricchezza”, la grande forza onnipotente dei pochi ricchi del mondo, che agiscono da feroci “padroni” della carne umana di tanta parte della Terra, sempre più grondante di lacrime e sangue. Da questi “carnefici” è difficile salvarsi; è altrettanto difficile che possa venire per l’uomo della Terra quella democratizzazione del sapere, la sola che potrebbe ridare dignità di uomini anche agli ultimi della Terra, evitando così l’inevitabile scontro di civiltà, assolutamente necessario per allontanare la futura decadenza umana, una decadenza grave e senza ritorno per tanta parte del mondo sottomesso ai poteri forti dei pochi che hanno nelle proprie mani grondanti di sangue, il vero ed esclusivo potere del mondo.
Carissimo amico dottor Lembo,
lei ci ha proposto un articolo ben articolato che riguarda la “ caduta libera della nostra economia” e le sono grato per il Suo ottimo punto di vista.
Tuttavia , pur apprezzandone il concetto, mi si permetta se anch’io ho la mia “ricetta” che potrebbe, senza offesa,e in un certo senso, contrastare con la Sua.:
Credo, senza mezzi termini, che è proprio il commercio globale che sta mandando in frantumi la ricchezza dei Paesi Occidentali . Qui, infatti , chiudono , come una catena infinita, le nostre grandi e piccole industrie per via della nostra mancata competizione sui mercati internazionali , lasciando al lastrico milioni di nostri figli. Vogliamo una buona volta ragionare in questo senso? A cosa serve la unificazione dei mercati se danneggiano le nostre aziende e i nostri lavoratori?
Ci dobbiamo mettere bene in testa che, fino a quando arriverà merce dalla Cina e da altri Paesi emergenti che non pagano profumatamente come noi i propri lavoratori e che , magari, non fanno altre cose per rispettare la concorrenza leale, qui , prima o dopo, finiremmo tutti a fare la fame, ma quella vera. Ci rendiamo conto di ciò che sta veramente succedendo in Italia? Sono tantissime le piccole aziende che chiudono le proprie attività perché non sono più in grado di sostenere la “ selvaggia” concorrenza sleale che ne consegue. Allora sarebbe più che giusto se ognuno di noi capirebbe dove ci sta trascinando il “ commercio globale”.
Buon natale a tutti i cari amici e alle loro illustre e gentili famiglie. Alfredo Varriale