Fornero o Camusso?

Angelo Cennamo

Elsa Fornero contro Susanna Camusso : in mancanza d’altro, è questa la più recente declinazione del bipolarismo italiano. Il ministro al welfare, che abbiamo imparato a conoscere per quel pianto in diretta sulle pensioni, sta per varare la fase due della manovra che salva l’Italia, o ammazza gli italiani, a seconda dei punti di vista. Il tema è caldissimo e il solo fatto di parlarne provoca polemiche feroci e scontri violenti : in l’Italia è più pericoloso fare il giuslavorista che il pilota di formula uno, Biagi e D’Antona, purtroppo, lo hanno sperimentato sulla loro pelle. Il tema caldissimo al quale ci riferiamo è, ovviamente, quello del mercato del lavoro e dell’art. 18. La norma, per quei pochi oramai che non ne conoscessero il contenuto, prevede l’obbligo di reintegrare i dipendenti che vengono licenziati senza una giusta causa, ma solo per le aziende con un organico superiore alle 15 unità. La Bce, nella famosa lettera del 5 agosto scorso, aveva chiesto al governo italiano di abolirla, questo per rendere il mercato del lavoro più flessibile in uscita, il che avrebbe da un lato garantito maggiore competitività tra le imprese, e dall’altro maggiore occupazione. Berlusconi e Tremonti ne presero atto ed inserirono nell’ultima manovra una nuova disposizione ( art. 8) che di fatto bypassava i contratti nazionali ed aggirava l’applicazione dell’art.18 – esattamente quanto aveva già fatto, di sua iniziativa, Sergio Marchionne alla Fiat di Pomigliano. Il nuovo articolo fu però annacquato da un successivo accordo concluso da Confindustria e dai sindacati, per poi passare nel dimenticatoio a seguito delle dimissioni del Cavaliere. Oggi l’argomento ritorna al centro dell’agenda del nuovo governo, e stavolta di alibi ce ne saranno pochi. Contro il ministro Fornero, che in una recente intervista sul Corriere ha annunciato la svolta richiesta da Bruxelles, Susanna Camusso ha usato parole durissime. L’art. 18, a suo dire, sarebbe una norma di civiltà più che un totem, e la sola idea di abrogarlo causerebbe una mobilitazione generale delle parti sociali con costi altissimi per il paese. Un film già visto nel 2001, con Maroni al posto della professoressa piangente. Ma a temere di più la riforma della Fornero è il Pd, che sull’art. 18 rischia di andare definitivamente in frantumi. Le contraddizioni interne al partito di Bersani hanno portato ad isolare la linea, quasi del tutto personale, di Pietro Ichino –  il traduttore italiano della flexsecurity danese – dal resto dei democratici, i quali su questa materia sono da sempre solidali con la Cgil. Il gemello di Crozza preferirebbe che la manovra fosse rimandata a data da destinarsi per evitare il crac, ma la road map di Monti è implacabile : dopo le lacrime della Fornero, e degli italiani, in tempi brevi il governo intende varare una seconda fase che serva a ridare ossigeno all’economia, tramortita dalla recessione e dalle nuove tasse. Il nodo che sta arrivando al pettine diventa allora decisivo per le sorti della sinistra, un test senz’appello che può condurre il Pd anche ad una dolorosa scissione. Fornero o Camusso? Questo è il problema.

 

3 pensieri su “Fornero o Camusso?

  1. @Angelo:

    non penso che al PD succederà alcunché, anche perché Ichino sarà pure minoritario, ma ha tra i suoi “fan” pezzi del calibro di Massimo D’Alema ed Enrico Letta, per non parlare del fatto che praticamente tutto ciò che riguarda il lavoro e la sua riforma era già largamente contenuto in quello che divenne poi il programma dello sconfitto Walter Veltroni. Nel PD ci sono i malpancisti, ma non ho ancora capito quanto e se contino qualcosa.

    Sull’articolo 18 in sé (secondo me modificabile), va detto che tiriamo sempre in ballo questa storia della competizione e poi scopriamo che paesi ultracompetitivi (es. Germania, Francia, ecc.) hanno un welfare molte volte più “pesante” del nostro. Per cui mi chiedo: come mai da noi è possibile chiedere queste “innovazioni” in quanto “necessarie e improrogabili” e in altri paesi stanno benissimo e i lavoratori sono ultraprotetti? 🙂

    Io sarei per una messa in discussione dell’articolo 18, ovviamente a patto che la gente non finisca in mezzo alla strada in uno stagno produttivo, imprenditoriale e lavorativo come l’Italia.

  2. I paesi che hai citato non hanno un tasso di occupazione superiore al nostro. L’Italia, nonostante tutto, è sopra la media europea. Il dato più preoccupante riguarda, invece, l’occupazione giovanile. Le cui cause vanno ricercate nel cattivo funzionamento del mercato, ma anche altrove ( scarsa preparazione, scarsi collegamenti tra il mondo della scuola e delle universita’ con quello delle imprese, rinuncia e, in alcuni casi, poca intraprendenza….). La flexsecurity di Ichino la trovo interessante. Resta da capire dove e come reperire gli ammortizzatori sociali che servono a finanziarla. Per il Pd credo sia giunto il momento della verità : o si converte al riformismo o non avrà futuro. Io propendo per la seconda. Ma per il bene del paese mi auguro di sbagliare.

    AC

  3. @Angelo:

    no, ma non mi riferivo al tasso di occupazione: mi riferivo al fatto che sono comunque paesi più competitivi ed il problema dell’articolo 18 non ce l’hanno. E non per questo sono meno riformisti, o qualcuno va da loro a dirgli che non sono abbastanza evoluti: semmai, hanno sanità ed ammortizzatori sociali che noi in realtà ci sognamo, e in quegli ambiti spendono cifre impensabili. In un paese solo vagamente conservatore, gli ammortizzatori che hanno Francia e Germania sarebbero subito presi di mira come voci di spesa da tagliare istantaneamente.

    Non so cosa farà il PD, ma le carte si stanno mescolando talmente tanto che credo che dopo Monti molte cose saranno cambiate.

    Tuttavia, penso che quello dell’articolo 18 sia un falso problema: quand’anche tu avessi dato questa (ennesima) possibilità di flessibilità alle aziende, te le troveresti sempre a piangere miseria, ora chiedendo soldi allo Stato, ora alle banche, ora chissà che altro (esclusa la fiscalità, sulla quale hanno tutte le ragioni).

    Se tu dai a Marchionne la possibilità di buttare fuori chiunque gli stia antipatico non hai creato una FIAT migliore: è sempre la solita FIAT che, dopo aver preso soldi dallo Stato (e da Gheddafi), adesso può anche licenziare più liberamente. Ma non è che le automobili migliorino, costeranno meno o se ne venderanno di più.

    Angelo, quando gli imprenditori italiani non avranno più scuse, che faranno?

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