Carceri affollate: quale rimedio?

di Rita Occidente Lupo

Quello carcerario, un problema che attanaglia il Paese e che da tempo vede anche le Forze politiche in prima linea, in una battaglia per una Giustizia dal braccio più lungo, per attuare riforme a dimensione umana, cioè mirate al recupero del crimine e non all’annientamento anche psicologico dietro le sbarre. Sovraffollamento, carenza d’assistenza, piani progettuali di recupero per un reinserimento nel sociale, al termine del soddisfacimento della pena, alcuni dei tasselli nevralgici che anche i Radicali, da tempo portano sul tavolo delle trattative governative. Col nuovo governo tecnico, il guardasigilli Paola Severino ha posto mano all’aratro, dandosi tra le priorità, proprio quella carceraria, coniugata  Fine moduloall’  all’accelerazione del processo civile e della riduzione delle spese. Nell’arco di un anno potrebbero uscire dai penitenziari circa 3.300 detenuti, estendendo a 18 mesi, dagli attuali 12, il periodo di pena finale da scontare a casa per le condanne non gravi. Circa 16-18.000 quelli che, da qui a un anno circa, non dovrebbero più finire alle sbarre per le ‘porte girevoli’: in cella, per non più di tre giorni, i destinati al processo per direttissima. Per i reati puniti con condanna fino a quattro anni di reclusioni, la “messa alla prova”: se chiesta all’apertura del dibattimento, sospenderebbe il processo ed estinguerebbe il reato, al termine di un percorso rieducativo con lavori di pubblica utilità. Fermo restando amnistia e indulto, mezzi che contribuiscono ad alleviare l’emergenza carceri, permangono le modalità su cui attuare la riforma per le strutture, spesso fatiscenti o del tutto inadeguate alla dignitosa capienza.    

 

Un pensiero su “Carceri affollate: quale rimedio?

  1. Gentilissima e cara Direttrice Dr N.D,Rita Occidente Lupo.. Ciò che lei asserisce rispecchia esattamente il mio pensiero che vado ripetendo , si può dire, da decenni. Infatti, le condizioni di vita che si offrono ai carcerati sono, al dir poco, poco incline a seguire di pari passo i progressi civili e moderni che sono certamente le più eclatanti conquiste della nostra moderna società.
    Quindi, non mi stancherò mai di dire che, qualsiasi sia lo sgarro che ha commesso un detenuto, non dovrebbero mancargli quei diritti umanitari che appartengono di diritto ad ogni singolo individuo che , in questo caso, anche al detenuto che desidera pagare l’errore commesso , ma con mezzi da potersi riscattare , pagando il malfatto con lavori fuori dal carcere e che siano a beneficio della collettività, anche se , alla fine, essi carcerati, potrebbero trovarsi qualche piccola somma di danaro per il loro lavoro altruistico compiuto durante gli anni di pena inflittagli, così da rendere la persona, degna di rientrare con onore nella vita sociale. Le carceri rimarranno sempre affollate se non si costruiranno nuove sedi dove alloggiare il soprannumero di chi deve scontare la pena, ma seppure lo fossero, rimarrebbe sempre il già detto problema di restituire il detenuto alla società , riempiendo il loro cuore di una rinnovata linfa d’amore e di rispetto verso il prossimo.
    Cordialità, alfredo

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