Il vecchio che avanza

Angelo Cennamo

Non molto tempo fa, scrissi che il principale avversario politico di Alfano è Casini, prima ancora del Pd di Bersani e della sinistra di Vendola. Quanto sta accadendo nelle ultime ore sembra confermarlo. Il leader dell’Udc ha azzerato i vertici del suo partito per dare vita al “Polo della nazione”, vale a dire un nuovo contenitore politico aperto a tutti i moderati – allargato ai transfughi della destra berlusconiana e ai malpancisti democratici – capace di  intercettare i malumori e la diffidenza di milioni di elettori, delusi dalla vecchia politica ed orientati all’astensionismo. L’idea di Casini, lo diciamo subito, ci appare più una furbata che un reale proposito di rinnovamento, anche perchè è difficile far passare per nuovo ciò che nuovo non è. Li ricordate quei cappottini di una volta, che dai fratelli più grandi passavano a quelli piccoli, dopo essere stati ricuciti e riadattati dalle nostre madri con le macchine da cucire Singer? Ecco, i politici italiani somigliano a quei cappottini : sono sempre gli stessi, e piuttosto che scomparire, cercarsi un lavoro, preferiscono riciclarsi in qualcosa di apparentemente diverso. Sia chiaro, ci piacerebbe salutare la nascita di questo polo della nazione come il nuovo che avanza, ma le facce dei politici che ne faranno parte sono le stesse che vedevamo nei telegiornali negli anni in cui Berlinguer e Andreotti inciuciavano per governare insieme, e in quelli in cui le brigate rosse rapirono Aldo Moro. Non è un bel momento per il Paese, con la recessione che imperversa e con la tassazione più alta d’Europa, la speranza di uscire dalla crisi economica diventa poco meno di un miraggio. La cura del professor Monti, anzichè funzionare, ci sta spingendo in un baratro senza fine. E così, mentre i medici discutono, analizzano, si adoperano per pareggiare i bilanci secondo tecniche ragioneristiche, il malato muore, esattamente come quelle decine di lavoratori e di imprenditori che non hanno più le risorse, fisiche e monetarie, per sopravvivere alla peste di questo secolo. Ma se il fallimento dei tecnici è sotto gli occhi di tutti, altrettanto palese è l’incapacità dei partiti, di ogni schieramento, di programmare delle soluzioni credibili in vista delle future legislature. La destra berlusconiana è praticamente al capolinea del suo lungo e semiglorioso percorso di vita. Nel dopotangentopoli, il Cavaliere seppe meglio di ogni altro riempire quel vuoto elettorale che il pool di mani pulite aveva creato intorno al Pds di Occhetto. L’ex premier riuscì ad inventarsi un centro destra mai esistito prima, se non in alcuni frammenti della Dc, del Msi e della nascente Lega. Col tempo, quei pezzi, ahimè, sono andati perduti : prima Casini, poi Fini, Bossi, domani Pisanu e i suoi frondisti, chissà. La sinistra dei D’Alema, Veltroni, Bersani è invece sempre la stessa, eternamente sospesa tra un riformismo liberalsocialista che non è mai venuto alla luce, se non tra gli irrisi Renzi e Civati, ed un latente postmarxismo dirigista, rinfocolato dalla Cgil e dalla base più oltranzista. Tra queste due corazzate Potionkin, superate dal tempo e da una crisi implacabile, si sta facendo largo oggi una nuova imbarcazione, una zattera di riciclati, di eterni delfini e fossili del paleolitico, sulla quale si affrettano a salire in tanti, nella speranza o nell’illusione di non scomparire tra i flutti della seconda Repubblica. Ma noi, poveri elettori e sudditi di uno Stato arraffone, la troveremo mai una scialuppa di salvataggio per ritornare sulla terra ferma?

4 pensieri su “Il vecchio che avanza

  1. @Angelo:

    il Compromesso Storico fu una proposta politica molto coraggiosa (mai realizzata nella realtà), non un “inciucio”, e non fu sostenuto da Berlinguer ed Andreotti (bensì da Berlinguer e Moro, cose che “motivarono” il rapimento e l’uccisione di Moro da parte di un gruppo di imbecilli sanguinari, forse anche pilotati da cose più grandi di loro). In definitiva, si trattò di una proposta mai concretamente realizzata, non di un fatto di natura “consociativa” storicamente avvenuto: inoltre, chi si trovava a sinistra di Berlinguer non gradiva l’idea di stare con la DC, così come chi si trovava alla destra di Moro (Andreotti, appunto). Considera che all’epoca gli elettori del PCI erano quasi lo stesso numero di quelli della DC, dunque a qualche livello volevano contare e contribuire al governo del Paese (non ci vedo nulla di strano in una democrazia moderna: la “convenzio ad excludendum” del PCI per me non è una cosa democratica, ma capisco che l’epoca era quella che era).

    Ti chiedo, perché mi sembra che non ne parli… ma l’idea di Casini è collegata alle dichiarazioni di Alfano dell’altro giorno? Quelle in cui dice che dopo le amministrative dal PDL nascerà un nuovo soggetto politico? Pensi che si possano unire Casini e il PDL? In quel caso Casini ti sarà più simpatico?

    http://www.corriere.it/politica/12_aprile_20/alfano-berlusconi_71c533d4-8ad5-11e1-9df7-98e3d52d16a5.shtml?fr=box_primopiano

  2. Condivido quello che si legge nel commento , vorrei però aggiungere ancora qualcosa. I politici non “possono” trovare lavoro perché hanno una certa età e poi grazie al decreto “Salva( Boh!) Italia” lavoro non esiste, anzi potrebbero approfittare per essere messi in cassa integrazione. Nel commento si fa allusione ai cappottini riciclati, I Nostri POLITICI sono dei Camaleonti. Cambiano pelle ad ogni stagione e si buttano dove il vento è più favorevole! E’ sempre stato così! Con la scusa della democrazia ci hanno sempre preso per i fondelli! Diceva Mussolini(cito la frase) ” La democrazia,quella cosa la quale dà al popolo l’illusione di essere sovrano”

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