Napoli: tumore al seno, personalizzazione terapia per migliore efficacia e qualità di vita delle pazienti

Per le donne al di sotto dei 55 anni il tumore al seno è la prima causa di morte: una patologia che nel mondo registra 1 milione di nuovi casi l’anno, 40.000 circa dei quali in Italia. La Campania è purtroppo in prima linea nella battaglia alla patologia del secolo: ogni anno sono quasi 3.500 le donne campane che ricevono una diagnosi e 800 coloro che non ce la fanno, con un numero di decessi inferiore solo alla Lombardia. Proprio oggi a Napoli si incontrano medici oncologi provenienti da tutta Italia per fare il punto sulle più recenti innovazioni nell’ambito del trattamento del tumore al seno, in particolare del tipo HER2 positivo, che rappresenta il 20-30% di tutte le diagnosi di carcinoma mammario. Una forma molto aggressiva, con una progressione più rapida e un’età di insorgenza più precoce. L’HER2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor 2) è un recettore presente sulla membrana di molte cellule e, in situazioni normali, ne regola la crescita e la proliferazione. Quando però il gene HER2 viene iper-espresso, il numero dei recettori aumenta in modo anomalo provocando una crescita cellulare incontrollata o maligna.Negli ultimi decenni la ricerca scientifica è riuscita non solo a individuare una diagnostica ad hoc, ma anche e soprattutto a sviluppare efficaci farmaci a bersaglio molecolare, come trastuzumab, un anticorpo monoclonale che ha modificato significativamente la storia naturale del tumore mammario HER2 positivo. Oggi, forti di questo importante traguardo terapeutico raggiunto, l’attenzione della ricerca è sempre più indirizzata alla Qualità della Vita delle pazienti e allo sviluppo di terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate: incrementare la Qualità della Vita nella fase difficile e delicata del trattamento significa, infatti, aumentare la compliance e migliorare i risultati terapeutici.L’attenzione alla Qualità della Vita costituisce un aspetto sempre più importante, che ha portato, mantenendo la consolidata efficacia, all’individuazione di formulazioni più agevoli come quella sottocutanea che è in grado di ridurre il tempo di somministrazione e dunque di permanenza della paziente all’interno della struttura ospedaliera, una fattore indubbiamente stressante per le pazienti. «Secondo le evidenze scientifiche dello studio di Fase III HannaH che ha coinvolto 596 donne con tumore al seno HER2 positivo in fase iniziale» – rileva Sabino De Placido, Professore ordinario di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, Napoli – «la formulazione di trastuzumab sottocutaneo è in grado di ridurre il tempo di somministrazione a 5 minuti, rispetto ai 30 minuti necessari con il metodo standard endovenoso e non necessita di preparazione medica». Ma la ricerca va avanti con nuove molecole personalizzate in studio per le pazienti con il tumore HER2 positivo in fase avanzata. La prima è un inibitore della dimerizzazione di HER2, che impedisce al recettore HER2 di accoppiarsi ad altri recettori, inibendo così la crescita cellulare e inducendo la morte delle cellule tumorali. La seconda, è un anticorpo-farmaco coniugato, che lega al trastuzumab un potente chemioterapico: ciò significa che l’anticorpo è in grado di trasportare la chemioterapia direttamente all’interno delle cellule tumorali.