Cambia il mondo

Angelo Cennamo

Vincenzo De Luca che polemizza con Edmondo Cirielli per il dissesto del Cstp, De Magistris che brontola con Caldoro per il termovalorizzatore di Acerra, e perchè no, Pierluigi Bersani ed Angelino Alfano che si contendono l’Udc di Casini per allargare le rispettive coalizioni e vincere le prossime elezioni, visti dall’alto, sembrano tante formichine che rincorrono una mollica di pane mentre il piede invisibile di un bambino sta per schiacciarle tutte assieme decretandone la morte. Credono, costoro, di influire ancora sulle sorti dei loro territori e su quelle dei rispettivi abitanti; credono di gestire il potere, e che attraverso le loro decisioni possa cambiare il corso delle cose e della storia. Non si accorgono che invece, nonostante il loro gran da fare, contano poco più di nulla rispetto a ben altri centri di comando. E che i loro scranni, fino a ieri ambiti e riveriti, sono diventati in breve tempo come dei sarcofaghi dorati di una politica già consegnata alla storia, superata da fatti ed eventi che hanno travolto tutto il precedente vissuto. La globalizzazione – parola della quale spesso si abusa senza neppure conoscerne il significato e gli effetti dirompenti che comporta la sua applicazione – ha cambiato il mondo e chi nel mondo ci vive e ci lavora. Lo ha cambiato non solo in termini economici, ma anche politici e sociali. Quando sentiamo parlare di Europa troppe volte ignoriamo che essa comprende anche le città di Salerno, Siracusa e Oristano. E che il concetto di sovranità, ultimamente,  è profondamente mutato, alterato anche nelle sue coordinate di base. Chi comanda oggi in Europa? Qual è la soglia di democrazia che ci toccata in sorte agli albori del terzo millennio? Ha ancora senso parlare di istituzioni repubblicane, di enti locali, se poi le decisioni che contano di più vengono prese altrove, e con meccanismi, eufemisticamente parlando, aristocratici? Tempo fa, proprio a Salerno, scoppiò un putiferio per la gestione e la remunerazione delle circoscrizioni cittadine. Sui giornali locali si avvicendavano comunicati stampa di consiglieri di circoscrizione, di coordinatori e vice coordinatori di partito che rispondevano alle esternazioni di questo e di quel vice capogruppo al consiglio comunale. Poi il comunicato si trasformava in materia di querela per un altro segretario di partito che, a sua volta, accusava il vice del vice capogruppo alla Provincia di aver calunniato con un precedente comunicato un ex coordinatore regionale del partito avverso. E tutti e tre questi “capipopolo” indicevano poi una conferenza stampa congiunta, con tanto di televisioni locali e giornali di quartiere, per rispondere alle note insolenti di un assessore comunale, il quale, nel frattempo, ringraziava e solidarizzava con un collega del gruppo misto per averlo difeso in occasione di un precedente articolo, a sua firma, apparso sulla Gazzetta di via Trento e sul Corriere di via Manganario. Tutto questo accadeva mentre Jean Cloude Trichet ( predecessore di Mario Draghi all’Eurotower)  e la cancelliera tedesca Angela Merkel cominciavano già a ragionare del salvataggio della moneta unica e di come sostituire il governo greco e quello italiano con altrettanti esecutivi tecnici. Di fronte a certe divaricazioni, qualcuno avrebbe chiosato : un eurobond li seppellirà!  

 

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