Mercati sfiduciati di Monti, borse giù e spread sempre più su
L’Italia è ormai in uno stato comatoso per come l’ha ridotta la classe politica incapace e corrotta che ha governato il paese e per come è stata dissanguata dall’attuale Governo, complici i partiti di destra e di sinistra. Le previsioni sono fosche e nere ed i mercati ormai l’hanno capito da sempre e si regolano di conseguenza. Tasse: Italia prima al mondo per pressione fiscale. L’Italia era al settimo posto nella graduatoria europea del 2007 per pressione fiscale apparente e passa al quinto nel 2012 per effetto di un incremento di pressione e per il fatto che Danimarca, Svezia e Belgio riducono la propria pressione. È quanto emerge dallo studio di Confcommercio presentato al Forum di Cernobbio su «Le prospettive economiche dell’Italia nel breve-medio termine». Dalla ricerca si scopre che nel 2007 la pressione fiscale apparente era al 43% per l’Italia, settima dopo Danimarca (49,8%), Svezia (47,8%), Belgio (45,9%), Francia (45,2%), Austria (43,2%) e Finlandia (43,1%. Nel 2012 l’Italia diventa però quinta con il 45,2% (prima Danimarca con 47,4%, poi Francia 46,3%, Svezia 45,8% e Belgio 45,8%). Ma togliendo dal Pil la quota di sommerso, la pressione effettiva fiscale dell’Italia sui contribuenti in regola nel 2012 è pari al 55%. Il nostro Paese è quindi al primo posto in Europa e nel mondo davanti a Belgio (48%) e Svezia (46-47%). Siamo a livelli scandalosi! Pressione fiscale sul lavoro: I dati dell’Eurostat di Bruxelles sull’Italia parlano di una pressione dal 45,6% 2011 al 47,3% 2012.Il peso del fisco sulle spalle degli italiani non è ai livelli di Svezia, Danimarca o Belgio, ma quest’anno è destinato a crescere di quasi due punti percentuali, passando dal 45,6% del 2011 al 47,3%, mentre l’Italia si conferma al primo posto della classifica europea per la pressione fiscale sul lavoro, con il 42,6%. Recessione: Sono previsioni a tinte fosche, quelle elaborate dall’Ocse sull’Italia. L’Organizzazione stima infatti che il nostro Paese sarà in recessione nel 2012, con un Pil in calo dello 0,5%, e chiede al nuovo governo Monti di avviare subito «importanti riforme strutturali per favorire la crescita». «La stretta di bilancio – si legge nell’Economic Outlook dell’Ocse – combinata con un rallentamento della domanda globale e con una debole competitività, peserà sulla crescita a breve termine, ma è necessaria per assicurare progressi alla sostenibilità di bilancio». Consumi: I consumi calano a maggio. Lo segnala l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc) che registra una riduzione del 2,3% tendenziale e una flessione dello 0,9% congiunturale. Le giornate lavorative sono state pari a quelle dello stesso mese del 2011. Il dato fortemente negativo dell’ultimo mese, commenta l’associazione in una nota, “segue la pesante riduzione registrata ad aprile (-5,4%) ed evidenzia lo stato di estrema criticità della domanda per consumi, una delle fasi più difficili della nostra recente storia economica”. La dinamica tendenziale dell’indicatore di maggio riflette un aumento dello 0,6% della domanda relativa ai servizi e una riduzione della spesa per i beni (-3,3%).Disoccupazione: Ocse, in 2012 disoccupazione Italia vola al 9,4%, in 2013 9,9%. Disoccupazione giovanile: In Italia il costo occupazionale della crisi “non è distribuito in modo uniforme. Sono stati soprattutto i giovani e i lavoratori meno qualificati a perdere il lavoro”, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. Un giovane su due è precario. In particolare, rivela il rapporto, in Italia nel 2011 era precario il 49,9% della popolazione tra i 15 e i 24 anni. Nel 2010, lo era il 46,7% e nel 2009 il 44,4%. Criminalità: La classifica dei 144 Paesi più vivibili e più sicuri del Mondo a confermarci questa ambivalenza di percezione. Secondo uno studio dell’ “Economist Intelligence Unit”, l’Italia nel 2009 è al 36esimo posto. Ben 8 posizioni più in giù rispetto allo scorso anno. Dopo Paesi che nel nostro immaginario collettivo sono “zone depresse e sottosviluppate” come il Botswana e la Romania. Costo energia elettrica: L’energia italiana è la più cara d’Europa, Le differenze tra i vari Stati si riflettono in prima battuta sui prezzi del mercato elettrico all’ingrosso che pure registrano una notevole differenza tra Italia e il resto d’Europa. Il prezzo nel nostro Paese è pari a circa 66 €/MWh, in leggera flessione, mentre negli altri Paesi (Francia, Germania, Spagna, Austria, Regno Unito) oscilla tra 45 e 50 €/MWh. IVA: In Italia al 21%, Più bassa, tra i Paesi più importanti dell’Unione europea, è l’Iva che riguarda la Francia (19,6%) e la Germania (19%). E ancora meglio è l’imposta spagnola: 18 per cento. In queste condizioni le nostre merci non sono competitive. Interessi sui prestiti: In materia di credito al consumo l’Italia si aggiudica la maglia nera rispetto agli altri Paesi europei. I tassi di interesse applicati dalle banche italiane ai prestiti per famiglie e imprese sono sempre più elevati, con un differenziale fra Italia e il resto d’Europa che negli ultimi 4 mesi è quasi raddoppiato. Questo è quanto denunciano Adusbef e Federconsumatori che, in un’indagine sui dati resi noti dalla Bce rispetto al periodo compreso tra novembre e febbraio, hanno evidenziato come “il differenziale sul credito al consumo è più alto dell’1,41%, essendo regolati in Europa al tasso del 6,58%, contro una media italiana del 7,99%”. Costi burocrazia: Burocrazia choc: le scartoffie costano 23 miliardi. E’ questo il costo che le PMI italiane devono farsi carico ogni anno per espletare gli obblighi previsti dalla legge in materia di lavoro, di ambiente, di fisco, di privacy, di sicurezza sul lavoro, di prevenzione incendi, di appalti e di tutela del paesaggio. Un macigno, quello della burocrazia, che drena risorse e appesantisce le strutture amministrative delle aziende: ormai costituisce uno dei principali ostacoli alla crescita del nostro sistema economico. Lo dice uno studio della Presidenza del Consiglio dei Ministri che è stato presentato l’anno scorso. Permessi e ritardi nei pagamenti della P.A: Secondo Unindustria, per ottenere un permesso di costruzione «occorrono mediamente 285 giorni e 11 permessi in Italia, a fronte di 30 giorni e due permessi in Europa. Il tempo di allacciamento per l’energia elettrica è pari a più di sei mesi contro le due settimane della Germania».Un altro tema riguarda i ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione e tra clienti privati. Regina ha spiegato che «durante la crisi lo Stato italiano ha allungato i tempi dei pagamenti da 128 giorni a 180, mentre li hanno ridotti quello tedesco (da 40 a 35) e quello francese (da 70 a 64). Anche i tempi dei pagamenti tra imprese si sono dilatati nel nostro Paese, da 88 a 103 giorni, mentre sono scesi da 63 a 59 in Francia e da 46 a 37 in Germania». PIL: Pil, Italia asino d’Europa Il Pil dell’Eurozona e dell’Ue non cresce, quello dell’Italia va addirittura sotto zero. Nel primo trimestre del 2012, il dato di Roma ha registrato una flessione dello 0,8%. Si tratta del risultato peggiore tra quelli riportati dall’Eurostat dopo l’Ungheria (-1,3%) e la Repubblica ceca (-1%). Rispetto al primo trimestre del 2011 e dopo le correzioni stagionali, il Pil ha registrato una flessione dello 0,1% nella zona euro, mentre è cresciuto dello 0,1% nell’insieme dei 27 Paesi Ue: nel trimestre precedente le variazioni erano state rispettivamente del +0,7 e del +0,8%. Debito Pubblico Nazionale: Per debito pubblico nazionale si intende il debito dello Stato italiano nei confronti di altri soggetti, individui privati, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni in Italia (es: BOT, CCT) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale ovvero coprire l’eventuale deficit pubblico. I seguenti dati statistici sono consultabili sul sito web della Banca d’Italia. Debito pubblico italiano mese di riferimento Aprile 2012 – 1.948,584 miliardi di euro [dati aggiornati al Supplemento Bollettino n°31 del 14/06/2012). L’austerità ha fallito? Il bilancio del programma di rigore introdotto in tutto il Vecchio Continente dopo gli accordi sul Fiscal Compact non ha grandi risultati da esibire. Al contrario, sia la crescita, che il tasso di disoccupazione che i dati relativi ai bilanci pubblici sono negativi. Monti e company, Napolitano ed i partiti politici che sostengono questo governo di inetti hanno ridotto il nostro Paese ad una Italietta da barzelletta.
Ho letto dei sacrifici richiesti agli italiani per ridurre il debito pubblico e sono perplesso per la scelta del governo di ridurre il numero dei posti letto negli ospedali pur salvando il progetto di acquisto dei cacciabombardieri F35. Si tratta di un progetto molto costoso che ci impegnerà per molti anni. Alla fine avremo in linea degli aerei estremamente evoluti (delle Ferrari del cielo per capirci) e costosi. Ma se non ho nemmeno i soldi per curami perché dovrei comprare una Ferrari. Perché mi serve! Ma a che mi serve un bombardiere invisibili supertecnologico? chi dobbiamo bombardare? Anche sul fronte del ritorno tecnologico che dovrebbe avere il nostro paese dalla partecipazione a un progetto così evoluto, che potrebbe motivare l’investimento, invito ad una semplice riflessione. Su questi aerei non potremo fare direttamente la manutenzione perché il tipo di tecnologia adottata è segreta e gli USA non vogliono che ci mettiamo a curiosare per capire come funzionano i “nostri” aerei. Quanto dico è scritto nero su bianco nei documenti firmati dal nostro governo. E allora che ritorno avremmo? Ci faranno produrre i carrelli (ruote comprese) per darci il contentino. Spero veramente che qualcuno faccia qualcosa per cambiare le cose perché così non si può andare avanti.
Cara Direttrice,
il problema è uno solo. Queste persone tecnici politici che siano hanno l’idea che basti tagliare con il manuale Cencelli e si risolve tutto.
La mia impressione, invece, è c he non si risolve un bel niente. Si impoveriacono sempre di più le categorie di cittadini e dimprese già precarie solo per inseguire il pagamenti di forti interessi passivi alle banche italiane ed estere, ma non solo non si uscirà dal debito, ma si compromette definitivamente le possibilità di ripresa dell’economia stessa e si farà aumentare il gap della disoccupazione.
D’altronde le misure che questa Governo sta prendendo giorno per giorno sono una continua contraddizione : grandi opere ed infrastrutture, di cui non sempre si dimostra la reale necessità, svendita dei territori e dei servizi pubblici, forte abbattimento del Welfaire e delle tutele e dei diritti sociali e sindacali.
Ma rispetto alla crisi attuale, quale dritta vorrebbe dare per rimettere il Paese in carreggiata facendo tesoro anche di quanto va cambiato rispetto alle calamità naturali e alle esperienze di una economia ed esperienze di aggregazioni sociali nuove che in questa crisi stanno venendo fuori,
questo ancora non lo si capisce!
Onofrio Infantile
Giov.12 luglio 2012