Sud cancellato dalla politica
Giuseppe Lembo
La crisi internazionale così come la si vive oggi, con le sue mille difficoltà quotidiane, ha fatto si che dall’agenda della politica italiana, un’agenda ormai vuota, sempre più avvitata su se stessa, con l’unico obiettivo di salvarsi per non morire, per non uscire dalla scena, fosse completamente cancellato l’intero Mezzogiorno d’Italia. Il prezzo della crisi internazionale ed in modo drammatico della crisi italiana, è un prezzo alto ed assolutamente insopportabile soprattutto per il Sud; più di ieri, è fortemente sedotto ed abbandonato. Il Sud, più che nel passato, è la Cenerentola d’Italia; qui è diffusa un po’ dappertutto una condizione di grave sofferenza umana; una condizione che non ti permette di pensare ad un mondo migliore e non ti fa apprezzare la stessa importanza della vita. L’indifferenza per il Sud da parte del mondo della politica del nostro Paese e particolarmente da parte del Governo dei tecnici, cresce ovunque, nonostante che la Lega sia fuori dal Governo. Sembra, stando così le cose, che nella politica italiana ci sia un forte spirito antimeridionale. Il Sud conta poco o addirittura niente; le forze della rappresentanza politica meridionale non sono libere di agire nell’interesse del Sud; sono forze sempre più eterodirette e subordinate ai ceti politici del Nord che decidono tutto del nostro Paese, dando al Sud anche nei momenti difficili di crisi come quella che stiamo vivendo, solo il minimo indispensabile per una sofferta sopravvivenza e creando le condizioni di sempre, per una mortale fuga di massa dei territori abbandonati a se stessi, privi dell’uomo senza il quale è naturalmente negata ogni possibilità di futuro. La disperata gente meridionale per non morire di solitudine nelle terroniche ed assolate terre del Sud, una realtà geografica ed umana, sempre più, il Terzo Mondo d’Italia, se ne scappa al Nord che oggi è anch’esso coinvolto nella profonda crisi internazionale che stiamo vivendo e comincia proprio come il Sud a piangersi addosso ed a disperarsi per quei privilegi che ormai non ha più e che ormai sono negati a tutte le diverse realtà italiane. Avvitato com’è su se stesso, il nostro Paese insieme all’Europa ed all’Occidente, non trova per sé ed ancor meno come insieme italiano, le soluzioni giuste per uscire dall’attuale grave crisi e finalmente poter costruire insieme un mondo nuovo con un Nord ed un Sud veramente uniti, sviluppati e forti di una grande solidarietà nazionale italiana con un ricco patrimonio di valori identitari e d’insieme per cui capaci di guardare con fiducia al futuro unitario del Paese e più oltre, al futuro unitario d’Europa, dell’Occidente e del mondo. Se l’agenda della politica italiana ha cancellato il Sud, ha commesso un grave, imperdonabile ed irreparabile errore. Ma come, con accanimento assolutamente miope, non si riesce a capire che o ci si salva tutti (Nord e Sud insieme) o non si salva nessuno? Questa assurda condizione delle due Italie dettata da una politica disperatamente avvitata su se stessa ed attenta solo a salvare i privilegi di chi la rappresenta, è una condizione da default. È assolutamente fallimentare per cui non riuscirà né a salvare il Sud, né il Nord e quindi l’insieme italiano; ma per le tante sue responsabilità ed i suoi tanti fallimenti, non salverà neppure se stessa. È ormai al capolinea. Occorre per l’Italia, affinché possa rinascere, affinché possa costruire insieme un nuovo umanesimo, una politica da nuovo corso, una politica non delle caste e per le caste e per i privilegi; occorre una politica vera per la gente, ormai assolutamente stanca di sopportare abusi e soprusi e di non sentirsi più assolutamente libera in quanto uomini liberi e liberi prima di tutto dal bisogno, da quel bisogno antropologicamente diffuso che sta facendo morire il Sud, il Nord, l’Italia, l’Europa e l’intero Occidente. Il Sud con forza invoca il suo riscatto; non si rassegna a morire perché così vuole la politica; perché è assente dall’agenda politica del nostro Paese. Il Sud si propone come laboratorio di una nuova politica per l’intero Paese. Si affida al suo passato ed ai suoi saperi; si affida a quel pensiero dell’essere parmenideo, la via salvifica da percorrere tutti insieme, se non si vuole essere distrutti dal mondo aggressivo ed egoistico di un apparire che va oggettualizzando tutto della vita e cancellando la soggettività umana fatta di quei valori universali senza i quali non c’è futuro possibile per nessuno, per cui oltre al Sud, c’è dietro l’angolo anche la morte del Nord e di tutto quel mondo padrone che non sa essere attento all’uomo della Terra ed egoisticamente pensa sempre e solo ai propri privilegi, per i quali tutto è lecito, tutto si deve fare, arrivando anche a situazioni estreme con protagonisti i padreterni orgogliosi dell’inefficienza umana che, come scriveva Luigi Einaudi, “…. sono persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli nel procacciarsi il pane quotidiano”.