KUONYESHA Mostrare, far vedere
“ikikupendeza, unnionyeshe ile njia kwa kwenda nyumbani mwa mgonjwa (per favore, fammi vedere la strada per andare alla casa del malato)”. E la risposta spesso era:”Nitakusindikiza(ti accompagnerò io). E così, insieme, ce ne andiamo, passando per le case del quartiere fino ad arrivare a casa di un papà anziano. Bussando alla porta, mi guardo intorno e vedo che tutto è in disordine, come se non ci abitasse nessuno. Il tetto è mezzo rovinato e i muri, fatti con mattoni d’argilla, lasciano vedere buchi da tutte le parti. Chiedo a qualcuno che era venuto ad accogliermi come mai la casa era ridotta così male. Mi viene detto che quel malato è sempre in giro a cercare la carità e nessuno lo aiuta a sistemare la casa. Anche perché ha un caratterino mica male. Eppure, diverse molte, era stato aiutato dalla comunità a rimettere in ordine la casa. Ribussiamo di nuovo. Nessuno risponde. Ormai avevamo deciso di ritornare a casa, quando lui arriva, zoppicando e un po’ sorpreso per quella visita. Ci sediamo su qualche sgabello, sperando che resistano per qualche minuto. Gli chiedo come mai la casa è ridotta male. Lui, prima non vuole rispondere. Ma alla mia insistenza, dice che ha utilizzato i soldi per fare altre cose. Allora lo rimprovero, dicendogli che se non cambia modo di vivere, rimarrà da solo e nessuno lo aiuterà più. Mi promette che lo farà. Ma ormai lo abbiamo capito: non ce la fa. Ormai si è abituato a vivere alle spalle degli altri. Ci dispiace, ma non possiamo obbligare le persone a rispettarsi, se non ne hanno la forza. Dico al responsabile della comunità di base di tenerlo d’occhio. E se potremo, faremo qualcosa, almeno per dargli le medicine(e il sapone).