Salerno: a Palazzo Genovese vitalismo meditativo nella mostra di Mastrangelo-Armenante

“Capacità d’emozionarsi: ancora! Questa la scommessa che l’arte nel nostro tempo porge a quanti sanno ancora fruire del bello, patinato di spettacolare, nella sua riscoperta quotidiana. Un perenne fanciullino, che sa ancora col suo Zivanì far riscoprire il prodigio di ogni nuovo giorno.” Questa la conclusione critica della mostra a Palazzo Genovese, presentata dal direttore del nostro quotidiano, Rita Occidente Lupo, che ha riscosso scroscianti applausi per la lettura delle tele di Pasquale Mastrangelo, abbinate agli scatti fotografici di Gianni Armenante. Un sussieguo d’emozioni in pillole, articolato attraverso diacroniche pennellate cromatiche, che l’olio su tela riesce a condensare in un surrealismo che si tinge spesso di toni scuri, di anonimato caotico, quando la prospettiva volutamente copre l’identità figurativa. Quella di Mastrangelo, una passione non verbale, che affonda le radici nella fanciullezza. Le sue opere, premiate in diversi concorsi a carattere nazionale ed inserite in cataloghi, a volte inseguono la scia umoristica dell’esistenza, altre in chiave meditativa, ripiegano l’azione su se stessa. Forme attorcigliate, immerse in un’atmosfera al di là del tempo, ma contemporaneamente nel futurismo, che insegue più la forma, che l’immagine stessa: la fruizione, immediata per il figurativo catartico, che sa assemblare più elementi, senza alterarne i contorni. Mastrangelo non emula correnti artistiche, anche se in alcuni tratti, un’eco di Pop Art coesistente col post surrealismo. Il click di Armennate invece, ferma immagini catturate da viaggi, arzigogolando tra la natura e le città. Dalla sera, alla natura in fiore, transitando per particolari tratti da scene di vita ordinaria, senza bypassare note sacrali, un viaggio attraverso le emozioni che ancora sanno riscaldare anche i paesaggi più freddi. Sia dalle opere ad olio di Mastrangelo, che dagli scatti fotografici di Armenante, un vitalismo scoppiettante, che trae la sua ragion d’essere, dal suo stesso saper d’esistere! E l’artista fa spazio al suo Io, che scompare laddove è solo il colore a farla da padrone.