Il mondo verso il declino

Giuseppe Lembo

L’uomo sempre più fortemente dipendente dai poteri propri del mondo tecnologico, va perdendo la sua identità naturale. Va perdendo e con grave danno, la sua libertà sia individuale che del suo insieme sociale. L’uomo tecnologico del Terzo Millennio è sempre meno naturale; la sua vita è compresa in ambito ben definito e stretti in schemi assolutamente da rispettare. Il suo comportamento ed il suo rapporto con gli altri, un tempo libero e fortemente spontaneo, è oggi asservito nei minimi particolari. Viviamo sempre più osservati; viviamo sempre più spiati.

Le tecnologie, di grande utilità per migliorare la vita dell’uomo singolarmente intesa e nel suo insieme sociale, oggi diventano strumenti umanamente contro l’uomo, perché in modo opprimente, fungono da controllori della nostra quotidianità; sempre più vigilata, sempre più spiata.

Un occhio sempre vigile ci guarda; ci spia in tutto quello che noi facciamo.

La libertà, che è una parte importante della vita dell’uomo, è sempre più a rischio.

Sempre più spesso, senza saperlo, per le ragioni più impensabili, viene violata la nostra privacy.

Non siamo protetti nella nostra libertà di uomini liberi; ma di fatto, siamo solo apparentemente liberi per effetto delle tecnologie sempre più sofisticate; siamo continuamente spiati in tutto quello che facciamo.

Occhi elettronici indiscreti di telecamere nascoste, ci sorvegliano e mettono a nudo le parti più intime del nostro cammino di uomini, ormai sempre più privati della libertà che diventa così e per tutti, una libertà vigilata.

Un grido di allarme, per la libertà umana violata, è partito in questi giorni dall’interno dello scandalo del Dipartimento di Stato Americano che ha messo a punto un sistema di controllo, conosciuto come PRISM, capace di spiare e-mail, telefonate, carte di credito e contatti informatici di milioni di cittadini.

È uno scandalo da allarme rosso; bisogna fermare il mostro, altrimenti è la fine della libertà dell’uomo sulla Terra; così facendo vivrebbe da comparsa su di un palcoscenico inopportunamente spogliato di tutta la sua inviolabile individualità.

La nostra vita è ormai da libertà vigilata; occhi sempre più inopportunamente indiscreti ci spiano.

Ciascuno di noi parlando al cellulare e/o dialogando al computer lascia per gli spioni di tutte le risme (Stato compreso), una scia elettronica, che viene penetrata per fini non sempre nobili di notizie inopportune rubate che violano la privacy e la libertà del cittadino, mettendoci di fronte ad un autoritarismo padrone che può invadere la vita di ciascun cittadino, rubandogli la libertà che è una parte importante della felicità umana; ne consegue che siamo sempre più, meno liberi ed altrettanto meno felici.

Purtroppo, lo Stato-padrone, oltre a vestire i panni di protettore preoccupato dei suoi cittadini, riserva a ciascuno di noi anche il condizionamento di osservatore indiscreto o peggio ancora di spione della vita privata; tanto, in tutto e per tutto ed in una logica di padronanza assoluta che non ha niente, ma proprio niente a che fare con la tutela democratica, nel nostro Paese, ben definita nei principi costituzionali che regolano la vita dei cittadini nei rapporti con lo Stato che ha, o almeno dovrebbe avere, l’importante compito di rappresentarli senza spiarli, riducendo inopportunamente le libertà personali.

In nome di false garanzie, siamo nella gabbia dei leoni; siamo sempre più una società scientificamente strutturata; in nome del rischio, il vivere insieme, va assumendo un volto sempre più autoritario e sempre meno rispettoso dei cittadini nel loro diritto alla libertà per il proprio vivere civile, del proprio futuro quotidiano.

Lo Stato-padrone, non può assumersi il ruolo di Stato spione; non gli compete; così facendo mette a rischio le stesse garanzie democratiche della libertà, di fatto e di diritto non più tali, ma trasformate concretamente in forme sempre più evidenti di una opprimente tirannide.

Il cittadino ha bisogno dei suoi momenti privati; ha bisogno della privacy.

La vita è, prima di tutto, sua ed in quanto tale sta a lui, essere il vero decisore e garante delle proprie scelte e dei propri stili di vita.

Se salta questo rapporto cittadino-Stato, allora saltano inevitabilmente i principi democratici che ci vengono da quel lontano conoscere se stesso, da cui l’uomo da sempre ha saputo trarre la linfa necessaria al cammino della propria vita, un tempo, meno compromessa rispetto a quella sempre più confusa di oggi; l’uomo umanamente saggio ed eticamente rispettoso, come scelta di libertà, è attento e vigile protagonista; è, tra l’altro, rispettoso delle regole Stato-cittadino.

La libertà individuale in America come in Italia è oggi ad alto rischio.

Da noi c’è un vero e proprio plotone di garanti che vigila sulla nostra privacy (il nostro codice di garanzia comprende ben 186 articoli).

Questo plotone agendo per garantire il cittadino nella sua libertà di privacy, di fatto li tiranneggia avvelenando i rapporti Stato-cittadino ad un punto tale che la privacy è ormai cancellata e che gli stili di vita hanno sempre più perso la loro autonomia, concretamente basata sulle libere scelte di ciascuno; tutti viviamo purtroppo sotto la cappa di piombo del terrore spionistico, un occhio indiscreto e vigile in tutto quello che facciamo e che appartiene soprattutto alla nostra privacy.

Il fatto, assolutamente più grave ed inaccettabile, è che questo terrore spionistico, lesivo della libertà dei cittadini, viene esercitato di nascosto e sempre più frequentemente, come un fatto di assoluta ordinarietà, mentre dovrebbe trattarsi di fatto limitato temporalmente e solo temporalmente definito.

In America dal 2001 tutto questo rientra nel Patriot Act, per la difesa dei cittadini soprattutto dai possibili attacchi terroristici; nel nostro Paese, si spia sempre e comunque, senza regole certe, tranne quelle contenute in un invecchiato regio decreto del 1938, con riferimento alle leggi di guerra.

Ma non siamo forse all’assurdo? Tutto quello che si fa oggi come Stato-spione, è materia da attualizzare e da disciplinare e bene, altrimenti  viene meno il buono e saggio rapporto Stato-cittadino, un rapporto che non ha niente a che vedere con i comportamenti fortemente abusati e sempre più spesso addirittura tirannici che minano la libertà del cittadino, cancellandone il diritto alla privacy e di conseguenza il diritto alla libertà, un diritto almeno a parole, universalmente riconosciuto, così come scritto nella carta universale dei diritti umani.