Salerno: Giovi, Beniamino Vicinanza spegne 106 candeline
Beniamino Vicinanza, il nonnino delle colline di Giovi, taglia il prestigioso traguardo dei 106 anni e scala la classifica dei 15.000 centenari d’Italia. Nato sotto lo stemma della Monarchia sabauda, ha visto due Guerre Mondiali, l’avvento e la caduta del Fascismo. L’occupazione e la ritirata dei tedeschi che proprio sulle colline tra il Pignolillo e Piegolelle, a Giovi, impegnarono in sanguinosi combattimenti le truppe angloamericane sbarcate a Salerno nel settembre del 1943 e tenute lontane per alcuni giorni perché come ricorda il nonnino “I tedeschi erano fetenti, ma ci sapevano fare. Piazzavano mitragliatrici in punti strategici delle colline e frenavano l’avanzata degli alleati”. Nonno Beniamino, allora 36enne aveva un compito per lui vitale “dovevo difendere dai bombardamenti mia moglie e sei figli, di questi, il più piccolo, Franco che non aveva neanche tre anni”. Dopo gli stenti e le privazioni della Guerra ha partecipato alla nascita della Repubblica, in seguito all’infuocata campagna per il Referendum del 2 giugno 1946. E quando gli chiediamo cosa votò, lui agitando il dito, in modo serio, ma cordiale risponde “Il voto è segreto. Non si dice!” E poi ricorda “La gente non era stata male con il Re, ma erano stati commessi troppi errori. La gente voleva cambiare. Voleva libertà”. Il nonnino trascorre le sue giornate ricevendo le visite dei vicini di casa, nipoti e conoscenti. Ha una parola e un consiglio per tutti. Vuole sapere. Si informa. Ha degli appuntamenti fissi: la messa la domenica mattina in tv, il telegiornale a ora di pranzo. E da tutti, nipoti in particolare si informa dei problemi di tutti i giorni, del lavoro se va bene o va male, di cosa sta succedendo fuori di casa sua. Quella casa dove abita da sempre e nella quale è passato dalle lampade a petrolio all’illuminazione elettrica. Dai primi modelli di radio alla tv a colori. Dal telefono e dalla fontana di piazza ai cellulari su cui ha un piccolo cruccio quando dice agitando le mani “Se vedessi meglio, lo potrei usare anche io il cellulare”. È una vita trascorsa in modo semplice e laborioso nei campi, scandito dalla mietitura del grano, dalle vendemmie, dalla lavorazione dei formaggi e del maiale. Attività dalle quali, come agricoltore, ha assicurato un avvenire ai suoi 6 figli. Vita trascorsa per 67 anni con la moglie Anna, fervente cattolica con la quale ha condiviso, per oltre 30 anni, l’organizzazione delle feste religiose della Parrocchia Santa Croce di Giovi. Con lui si fa un salto nella storia, perché i racconti che ti fa non sembrano essere di un secolo fa, lo sono. Nonno Beniamino lucido, pronto, arzillo, curioso, loquace è simbolo di quel mondo agricolo, semplice e umile, che ha contribuito a fare grande l’Italia. Con un bagaglio di valori che resta di grande insegnamento in una fase difficile e di sbandamento qual è quella che viviamo. Che dire, auguri, nonnino!