Campania maglia nera “disastro Italia”

Giuseppe Lembo

Se l’Italia piange, le regioni che la compongono proprio non ridono. Gli scenari italiani, così come è ridotto il nostro Paese, sono scenari veramente tristi; sono scenari da sepolcri imbiancati; sono scenari senza prospettiva alcuna di un futuro possibile. È triste, è veramente triste, dire queste cose; è triste il doversi esprimere in questi termini sulle condizioni amare del proprio Paese e nello specifico della propria regione umanamente tradita da chi doveva garantirne lo sviluppo ed un futuro assolutamente possibile. Ma che sta succedendo? Che cosa sta succedendo all’Italia sedotta ed abbandonata?

Ci cade il mondo addosso se non cerchiamo di fermare minimamente il disastro collettivo che colpisce tutti; ma proprio tutti.

I mali del disastro Italia, un disastro da tempo annunciato, sono tanti e, purtroppo, senza una possibile via d’uscita.

Siamo di fronte ad un disastro punto per punto già scritto ed affidato oltre che alla cronaca anche ad attualissime pagine di storia del nostro Paese che, facendosi male, facendo male alla sua gente, si compiace di fare dei passi indietro, di affondare senza minimamente tentare di mettere in atto dei saggi rimedi necessari a fermare una deriva che velocemente va travolgendo tutto e tutti.

Così facendo, sembra che tutti, proprio tutti, siamo rassegnati ad un destino così segnato.

Muore l’Italia; muore la Campania, ormai maglia nera del disastro Italia e di quei tristi scenari umani, sociali, economici, politici e non ultimi culturali in cui si è andato purtroppo a ficcare il nostro Paese, un Paese ormai senza prospettive di futuro e senza alcuna via di uscita per evitare la catastrofe finale.

Al primo posto del male italiano e più gravemente del male campano, c’è la crisi del lavoro; c’è una diffusa ed amara condizione di futuro negato per le nuove generazioni, sempre più senza lavoro; sempre più abbandonate a se stesse; sempre più indifferenti al mondo che se ne va in fumo, perdendo giorno dopo giorno, pezzi importanti in una assordante e generale indifferenza di fronte ad uno sfascio da assoluto e disperato allarme rosso.

Tralasciando i più noti mali d’Italia, vediamo più da vicino in che condizioni si trova la Campania, la regione cenerentola, la regione maglia nera tra tutte le regioni italiane, comprese quelle meridionali.

Registrare questo malessere fa male; fa veramente tanto male. I campani vivono da ultimi perché da lungo tempo traditi da chi li ha governati con un fare assolutamente indifferente al bene comune.

Povera Campania nostra! È stata così maltrattata soprattutto a partire dagli anni settanta con l’entrata in vigore dell’Ente Regione, un carrozzone mangiasoldi che ha alimentato sprechi, disagi e malessere umano e sociale, centralizzando tutto il potere regionale a Napoli, con indifferenza ed un crescete malessere diffuso per l’intero territorio regionale, un tempo riconosciuto come nobile territorio della Campania Felix, ormai cancellata, ormai umanamente massacrata da forme diffuse di un malessere infinito che fa piangere lacrime amare a tanti campani, in altri tempi gioiosamente vivi e capaci di trasmettere, attraverso la musica ed il canto, infinite e contagiose emozioni umane, purtroppo oggi scomparse, compresa quella gioia di vivere espressa dal sorriso ormai cancellato dai volti fortemente intristiti del popolo campano, un popolo che non reagisce più, che subisce in silenzio abusi e prepotenze e si prepara all’atto finale di un inevitabile affondamento già da tempo annunciato e sempre più vicino.

Muore l’Italia! Muore la Campania!

Ma è normale tutto questo? Come si può essere indifferenti nel vedersi sempre più circondati da sepolcri imbiancati, da situazioni diffuse di umanità cancellata?

Siamo in condizioni assolutamente poco normali; del tutto non normali.

Le condizioni di saggia normalità, ormai superata la soglia del profondo rosso, dovrebbero riportare in tutti e soprattutto in quelli che sono i responsabili dello sfascio, quel minimo di umana saggezza capace di spingere alla riflessione ed al generoso umano impegno individuale e di insieme, finalizzato al bene comune.

Chi vuole godersi fino alla fine anche le sole briciole del potere, di fronte alle critiche necessarie, opportune e fortemente condivise, grida agli untori, grida ai mali d’Italia inventati, ma non veri; grida alla cultura di uno sfascismo strumentale per creare problemi all’Italia laboriosa, intelligentemente governata e con tutto in regola, tranne i rompiscatole che vivono per dare solo fastidio e rendere il clima del Paese inopportunamente disturbato solo per effetto delle tempeste annunciate, pur essendoci un cielo sereno ed un clima di convivenza umana gioiosa, laboriosamente attenta a costruire il futuro; a trasmettere ad altri le tante certezze di futuro.

Ma non è così! Magari fosse così! Ci si potrebbe compiacere, senza se e senza ma, di tutto e su tutto. Purtroppo, di inventato, di catastrofismo gratuito non c’è niente.

Restano inossidabili come macigni i mostri sacri del disastro Italia.

I mali d’Italia ci sono e sono veramente da allarme rosso; guardando più da vicino i mali di una singola parte, la Campania, c’è da essere ancora più allarmati, perché sono mali italiani ancora più gravi; ancora più dannosi per la gente che non vive in condizioni normali, ma da profondo rosso, date le sofferenze politiche, umane, sociali e non ultime ambientali, che ammorbano la Campania, rendendola una terra sempre più di disperazione e di morte; una terra dei tristi dove è sempre più cancellata la dignità umana e dove lo Stato inopportunamente delega tutto di sé ad un antistato sempre più violentemente padrone.

Ma in che Paese viviamo? Dove ci stanno portando? Qui, come ha titolato l’Espresso ed a ragione nella copertina del n. 40 del 10 ottobre, assolutamente condivisibile, non comanda più nessuno; come è detto nella richiamata copertina, i governi sono deboli; i politici sono screditati da caste e privilegi; le banche e la finanza travolte dagli scandali; gli imprenditori schiacciati da una crisi che fa abbassare e per sempre le saracinesche; sono in tanti che chiudono e mandano a casa i lavoratori che, non più occupati, vanno ad ingrossare un esercito crescente di disoccupati senza alcuna certezza di futuro.

Ed ancora, nell’elenco dell’Espresso, si parla di lobby in ritirata; si parla anche di capitali stranieri che vengono a fare shopping da noi come in qualsiasi Paese del terzo mondo, dove a contare sono i soldi e solo i soldi (tanto come insegnano i casi ultimi di un’Italia sempre più dismessa, quali Telecom, Alitalia, Ansaldo ed altri, altri ancora, prossimi a venire).

Una radiografia veramente allarmante da profondo rosso che deve farci riflettere e portare tutti gli italiani a riflettere ed a preoccuparsi del futuro che, così come si presenta, è sempre più un futuro senza futuro; un futuro senza prospettive, per cui, un futuro non futuro; un futuro assolutamente negato soprattutto alle nuove generazioni.

I mali d’Italia cominciano tutti dal fatto che nel nostro Paese non comanda nessuno, ma soprattutto non comanda la politica che ormai non sa più scegliere, non sa più governare, non sa più indicare la strada giusta ed assolutamente priva di credibilità; non sa più comandare.

Un vuoto di comando veramente allarmante che disorienta la gente; la allontana dalle istituzioni e fa sentire ciascuno degli italiani orfano di quel nocchiero coraggioso e sicuro che, soprattutto in momenti di tempesta, deve saper evitare il naufragio.

In questo sofferto quadro del disastro Italia, ultimi a completare la scena sono gli italiani, un popolo egoisticamente impegnato a vivere in modo attento al proprio avere, al solo possesso divino delle cose per il consumo di tutto, sprecando sempre più beni e servizi, nonché risorse che non ha, trasferendone il peso e l’amara eredità al futuro dei propri figli che, sempre più tartassati si trovano a dover pagare le tante malefatte dei loro padri, colpevoli, tra l’altro, di aver lasciato l’Italia al proprio amaro destino, senza nessuno, capace e determinato al comando, per cui inevitabilmente alla deriva con grave danno per il presente ed oltre il presente per quelli che verranno costretti a ricominciare, trascinandosi per lungo tempo, il grave peso dei mali d’Italia, arrampicandosi disperatamente nel non facile tentativo di una non facile risalita.

È questa dell’Italia al capolinea, una radiografia purtroppo amara; una radiografia grondante di lacrime e sangue, fortemente sofferta ed anche un poco disperata.

Nessun compiacimento nel dire queste cose che non avrei voluto mai dire dell’Italia e degli italiani e della Campania in particolare, con la gente che manifesta i tanti difetti umani del nostro tempo, preferendo al mondo reale, un mondo sempre più irreale che diventa molto spesso surreale; preferendo alla concretezza delle cose, l’immagine tradotta nel comportamento unico dell’apparire; alla cultura l’incultura; alla mente lo stomaco.

 

Un pensiero su “Campania maglia nera “disastro Italia”

I commenti sono chiusi.