Salerno: Mons. Scarano tornato a casa “Non ho mai rubato!”
di Rita Occidente Lupo
Dopo la sosta alla casa di Cura La Quiete di Capezzano, Mons. Nunzio Scarano da stamane a casa! La richiesta, inoltrata dal suo legale Silverio Sica nei giorni scorsi, accolta. Senza transitare per luoghi di culto, dove in un primo tempo i rumors facevano presupporre che il prelato sarebbe stato allocato, per tuffarsi in quella pace spirituale, lontano dal gossip e dai clamori che il caso ha rimbalzato in tutto il mondo. Eh sì, perchè data la carica ricoperta, amministratore contabile dell’Apsa, il primo caso dell’era Bergoglio tra le sbarre. Spesso, in questi mesi, che gli hanno donato un’estate traumatica, tra Regina Coeli ed il nosocomio salernitano, molti a confondere anche la carica ricoperta. Poi, resettati i vertici Ior, col giro di boa che Bergoglio più che mai ha impresso ad una Chiesa millenaria, pian piano un distinguo tra i due istituti creditizi. E sul ruolo effettivamente detenuto dal prelato. Spesso, più di qualcuno ad appellarlo addirittura Eminenza, nelle sue comparse pubbliche in determinati contesti anche facoltosi, ignorando che anche la Chiesa, con le sue gerarchie, tiene ben stretti i porporati. E conosce lo scatto ambizioso di tanti. In ogni caso sa creare opportuni distinguo con i suoi alfieri! Scarano, infatti, pur esercitando in Vaticano, un ruolo lavorativo, da dipendente, incardinato a Salerno, sua città natale e qui voluto rientrare, dopo la bufera mediatica e giudiziaria. Che accenderà i riflettori accecanti il 3 dicembre, con l’inizio del processo in Capitale, al quale non interverrà. Al momento, sta recuperando energie. Quelle non solo ad occhio nudo, ben visibili dal calo del peso corporeo, ma anche psicologiche, dovute alla reclusione ed all’isolamento. Soprattutto inerenti i timori, come da più parti azzardato, addirittura di una sospensione A Divinis! Anche se con voce flebile e sguardo stanco, in questi mesi ha rimarcato più che mai con forza il suo ruolo di consacrato: accentando il bisogno, quando non gli è stato consentito tra le sbarre romane, di celebrare l’Eucarestia, come poi realizzato a La Quiete! Al momento, un consacrato e pertanto, con i poteri conferitegli dall’Ordine Sacro, che lo vide in età matura, optare per una vita di rinuncia allo stato laicale, nell’ abbracciare la sequela cristiana. Ora, presso la sua sontuosa magione, “santuario artistico” così nel ciclone, ai domiciliari, di fronte alla Cattedrale, in attesa della verità dei fatti. Le sue parole “Non ho mai rubato nè riciclato, ho cercato solo di fare del bene!”