Salerno: grande successo di Renzi

Larga ed estesa partecipazione su tutto il territorio nazionale di cittadini alla elezione popolare del segretario del Pd. Un successo della cittadinanza diffusa. Della “carica maggioritaria” di ben oltre due milioni di uomini e donne che hanno esaltato le “virtualità antinotabilari” delle primarie: lo strumento che consente, all’esito di una competizione aperta e “pubblica” di scegliere/decidere il leader del Pd che si candida al governo del Paese. Una prima diga ad operazioni “giudiziali e stragiudiziali” che obbligherebbero la Repubblica, in un ritorno all’identico, alla reiterazione di schemi consociativi e proporzionalisti “giocati” alle spalle degli elettori, chiamati solo a subire manovre di inconcludente trasformismo parlamentare.  La vittoria netta di Matteo Renzi è dentro ed esprime questa logica”imprenditiva”, di “distruzione creativa”. Ha attivato ed è scaturita da questo massiccio investimento di fiducia “civile” che, per composizione ed entità, “travolge” piani di azione e condizionamenti di apparati/correnti/consorterie, siano essi nazionali o territoriali. Ha vinto il PD, anche quello di Cuperlo e Civati, quello che osa e non si rinserra. Quello del linguaggio colloquiale, ospitale, in cui nessuno si sente straniero. Lo splendido successo, oggi conseguito da Renzi, nasce già nel novembre del 2012 quando anche la città di Salerno, contando solo sulle sue dimensioni innanzitutto civili/associative (comitati, gruppi, cittadini), ha intraveduto, allora inascoltata, le potenzialità espansive che la leadership di Renzi avrebbe conferito al PD e a tutto il centrosinistra. Oggi  la mobilità di una parte consistente dell’elettorato italiano è stata finalmente “attratta e catturata ” da una proposta di cambiamento cui è stato consentito di dispiegare, senza surrettizi ostacoli burocratici, la sua fresca carica innovatrice. Non è tutto. A noi, date le condizioni ed i passi falsi compiuti, pare tanto.  In ogni caso si sono poste le basi perchè la nostra parte politica possa effettivamente cambiare “Verso” ritrovando credibilità ed un assetto meno oligarchico, meno ballerino.

  “Nonunodimeno per il Partito Democratico”