Questi Forconi

Angelo Cennamo

Mario, 35 anni, è sposato con due figli e vive a Vicenza. Lavora nella bottega di falegname dei suoi genitori, la stessa dove suo padre, meno di due anni fa, si impiccò, pressato dai debiti e da una cartella esattoriale di  60 mila euro mai pagata. Come lui, alcune migliaia di piccoli imprenditori, artigiani ed autotrasportatori hanno dato vita ad un movimento di protesta al quale si sono accodate frotte di comuni cittadini, lavoratori, disoccupati, casalinghe e perfino avvocati, alle prese con la quotidianità di una crisi dalla quale nessuna forza politica sembra in grado di difenderli. “Non chiamateci forconi” precisa Mario a chi gli porge il microfono dando sfogo alla sua rabbia “scrivete piuttosto che siamo il movimento 9 dicembre”, dal giorno in cui è partita la contestazione. In queste ore i ribelli, come preferisce additarli qualcuno, si moltiplicano, e non mancano frange di infiltrati che usano la protesta solo per seminare terrore e violenza. Per fortuna sono una minoranza. Forconi o meno, il movimento fa notizia e i giornali gli dedicano interi paginoni con tanto di analisi sociologiche e sondaggi del tipo : a quale elettorato faranno riferimento, a quello di destra o a quello di sinistra? Non mancano le critiche e le dure prese di posizione. Dai salotti radical chic e dalle loro propaggini sindacali, ad esempio, i manifestanti vengono guardati  con sospetto, con diffidenza. Questi i poliziotti li abbracciano, non li insultano né li attaccano. Dove si è visto mai? I forconi non chiedono assistenza o cassa integrazione a iosa. Vogliono solo essere lasciati in pace da uno Stato opprimente che li soffoca con tasse e balzelli vari anche negli anni della peggiore recessione. Mario chiede di essere trattato né più né meno come i suoi colleghi  della vicina Svizzera o della Carinzia. Li la pressione fiscale arriva al 25% e non al 69, come in Italia. Per aprire un’azienda non servono mille permessi e autorizzazioni, e licenziare un garzone non è più difficile che separarsi dalla propria moglie. Mario nel 2012 ha guadagnato appena 13.000 euro, qualcosa in meno dei suoi due dipendenti. Ma preferisce non dirlo a nessuno per non essere tacciato pure di evasione, anche se a quella ci è costretto : “Per pagare gli ultimi stipendi arretrati di Dario e di Maurizio non ho ancora versato l’acconto-saldo di dicembre. Pagherò quando potrò, con la mora” dice con gli occhi lucidi e una smorfia sul viso. La sua storia è solo una delle tante di un’Italia che nessuno vede e alla quale nessuno riesce a dare voce, quella delle partite iva, o dei lavoratori dipendenti delle piccole imprese, condannati al cono d’ombra di stampa e tg, preoccupati a quanto pare solo per le sorti dell’Ilva e della Fiat. Foto ilmattino.it

 

Un pensiero su “Questi Forconi

  1. E ma siamo sempre lì: tutti questi anni in cui ha governato il centrodestra, perché non ha portato la pressione fiscale al 25%? Questi sono i risultati di anni di politiche (di tutti i colori) pessime.

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