Rapporto Censis 2014: Italia in crisi letale…
Il Rapporto CENSIS 2014, non offre, purtroppo, un quadro entusiasmante del nostro Paese; l’immagine dell’Italia comprende più ombre che luci. È un’immagine umanamente e socialmente da profondo rosso, con i potenti ed i ricchi sempre più potenti e ricchi ed i deboli ed i poveri sempre più deboli e poveri. Italia mal ridotta soprattutto per colpa dei tanti italiani, a cui sarebbe un atto dovuto cancellare il diritto di appartenenza; a cui dovrebbe essere negato e da subito, il diritto all’italianità, un diritto, purtroppo, sempre più in crisi ed in caduta libera, per effetto, come aveva ben capito Renato Guttuso, della mancanza o fiacchezza della cultura di essere depositaria di un grande patrimonio. Purtroppo non è così; il “buono” dell’Italia è indifferente ai più; è, a tal punto indifferente, da far dire al CENSIS che il nostro è un Paese dal futuro negato, con i suoi otto milioni di italiani senza lavoro; con l’esercito crescente dei suoi poveri; con i diritti della persona sempre più negati; con il mondo giovane abbandonato a se stesso; e con il capitale economico-finanziario sempre più padrone ed indifferente al capitale umano disumanamente abbandonato a se stesso, per l’insipienza di un Paese che, avendo smarrito la strada della saggezza, va diritto diritto verso il precipizio; verso il declino, sempre più impresso nella quotidianità di un’Italia ammalata e per tanti versi, sempre più, mala Italia. La mala Italia è la prima e più grave responsabile del disastro italiano; se la gente sta male, con otto milioni di senza lavoro e tanta, tanta sofferta povertà diffusa, è soprattutto per la presenza sempre più invasiva della mala Italia, un intreccio infame tra gli opposti estremi del Paese, con il lecito da una parte e l’illecito dall’altra, sempre più uniti in un vero e proprio abbraccio mortale che condiziona il futuro d’Italia, rendendo sempre più tristi le condizioni degli ultimi, purtroppo indifferenti a quelli che contano e che si vogliono godere i loro privilegi senza essere disturbati. E così l’Italia solidale va sempre più scomparendo, sopraffatta com’è dal volto aggressivo di un’Italia del malaffare che, indifferente ai più, pensa solo a se stessa, riducendo il buon vivere italiano da cui va scomparendo la qualità della vita ed i valori d’insieme che non ci sono perché c’è sempre meno l’Italia dell’essere, ormai mortalmente affidatasi ai falsi valori di un apparire che ormai condizionano tutto di tutti, abbassando la qualità della vita degli italiani, attenti alle sole cose e ad una materialità, il dio sovrano degli italiani, indifferenti all’etica, alla cultura, ai saperi, alla bellezza ed a tutti quei piaceri dell’anima ormai cancellati, per sentirsi liberi di vivere secondo le regole del solo apparire che governa le coscienze umane da piovra famelica sempre più padrona del mondo, con gli uomini disponibili ad esserne i servitori sottomessi.
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