Napoli: Stadio Collana, per sport e memoria storica, da ristrutturare, qualsiasi nome gli venga assegnato

Bianca Fasano

La memoria storica dei napoletani riporta lo Stadio Collana del Vomero agli accadimenti della seconda guerra mondiale, quando fu sequestrato dalla Wehrmacht e impiegato dalle SS come campo di concentramento nel quale imprigionare i napoletani che sarebbero poi stati inviati in Germania. Edificato alla fine degli anni venti, prese il nome di Stadio XXVIII ottobre. Cambiò nome, divenendo poi campo sportivo del Littorio e in seguito fu intitolato al giornalista sportivo Arturo Collana. Nella seduta della Giunta comunale di Napoli, del 13 settembre 2012, fu invece approvata la delibera n. 691, avente a oggetto il ripristino dello “stadio della Liberazione” all’attuale “stadio Collana”. L’idea di intitolarlo alla Liberazione, non era malvagia, allo scopo di ricordare le Quattro giornate di Napoli. Il complesso sportivo si trova, difatti, a pochi passi dalla Masseria Pagliarone, dove prese il via l’insurrezione, nota appunto come “Quattro giornate di Napoli” che condusse alla liberazione dai nazisti nel 1943. Lo stadio non è purtroppo nuovo ai problemi strutturali, visto che, nel 1946, durante la partita Napoli Bari, si verificò il cedimento di un settore della tribuna, col conseguente crollo ed un bilancio di ben 114 feriti. Nulla di così disastroso è avvenuto, invece, alla fine di novembre del 2014, dove, al verificarsi della caduta di calcinacci dalla parte esterna dell’impianto che affaccia su Pazza quattro Giornate, con decreto del primo dicembre fu chiuso per lavori di messa in sicurezza.  Ovviamente la cosa non piacque ai napoletani e il presidente della V Municipalità Mario Coppeto constatò tristemente: “Purtroppo è successo. E’ bastata la caduta di qualche calcinaccio dagli spalti delle tribune dello Stadio Collana, per fortuna senza danni per le persone, che l’intero complesso sportivo è stato chiuso. Centinaia di atleti e appassionati restano a casa senza poter fare sport, con conseguenze non marginali”. Riaperto a breve, in modo parziale per le strutture della piscina, della sala scherma, delle palestre di ginnastica artistica, delle arti marziali e del manto erboso per le gare di calcio e rugby, si constatò comunque l’esistenza di diversi punti critici anche all’interno dell’edificio per cui i lavori vennero affidati, d’urgenza, ad una ditta allo scopo di risolvere in breve i disagi che la chiusura, anche parziale, della struttura, provocava alle oltre cinquanta società sportive e agli ottomila atleti che si allenano al Collana. Le costruzioni interne allo stadio Collana, che dovrebbero renderlo un autentico “palazzetto dello sport”, sono, oltre ovviamente alle strutture dello stadio vero e proprio, la piscina, la palestra, il campo di calcetto e la pista di atletica che corre intorno al perimetro interno dello stadio.  Oggi, nove gennaio, successivamente al decreto della Regione Campania, assessorato Demanio e Patrimonio, che ha revocato  il precedente documento del primo dicembre 2014, è stato riaperto al pubblico e dichiarato agibile e funzionale per i cittadini che ogni giorno frequentano l’impianto. Ma c’è da stare tranquilli? Onestamente, a guardarlo, anche soltanto da estraneo ai lavori, le sue condizioni non sembrano affatto tranquillizzanti.  Dopo il bando indetto per i lavori di ristrutturazione dalla Regione ottobre 2014, ci si attendeva che si ponesse mano a qualcosa di veramente concreto. Tuttavia, anche alla presenza dell’evidente malcontento delle associazioni sportive, certamente in grado di verificare le condizioni della struttura, il Comune chiese il ritiro del bando. L’intendimento pare fosse quello di determinare la possibilità che si potesse applicare la legge per il project financing, ossia di assegnare la ristrutturazione a società di capitali. Resterà in queste condizioni a limite del pericolo, fino all’arrivo di nuove problematiche o vi sarà, finalmente, un intervento di restauro, a cominciare da quello conservativo di spogliatoi, servizi e strutture del campo di calcio, gradinate comprese, in grado di permettere che divenga anche un campo di calcio alternativo a quello di fuori grotta? Stiamo a vedere.