Le “maschere di pietra” di Giovanni Puntrello

Maria Pina Cirillo

Contemplando la produzione artistica di Giovannni Puntrello, sperimentatore di opere in tensione con incidenze segnico-informali non prive di risonanze liriche, in grado di plasmare materiale povero e di instillare nella pietra un’effettiva vita interiore, una forte carica emozionale che coinvolge la mente ed il cuore dei fruitori, ci si accorge che leit-motiv delle sue sculture è una scelta artistica di incredibile valenza comunicativa, una sagacia primordiale nel trasmetterci un mondo di suggestioni, sensazioni, idee non fugaci od effimere ma capaci di un autentico impatto emotivo. Dietro quei volti vivi e frementi, occultati da un’apparente impassibilità, si nasconde  un sapore iconico  antico,  il contrasto tra fenomeno e noumeno, tra realtà soggettiva, che a contatto con quella degli altri avverte il disagio e si sgretola disumanizzandosi, e l’irraggiungibile verità della vita, avvertita come un continuum, un flusso informe, incontenibile ed incessante, una realtà oggettiva che ci parla dell’atavica fatica dell’esistere ma anche dell’élan vital di un’ispirazione libera da ogni tentativo di imbrigliarla in schemi preordinati.

  Individualista, estraneo ad ogni etichettatura o corrente artistica, questo generoso figlio del sud trae dalla sua Sicilia, summa di riferimenti e di millenari sistemi valoriali,  l’elemento materiale ma soprattutto l’impulso irresistibile, quasi l’impronta ideologica, a dare vita, con perizia ed estrema abilità, a maschere di pietra di un’espressività austera che, simili a quelle pirandelliane, vivono la totale disintegrazione dei personaggi e la loro triplicità esistenziale e si propongono quasi come alter ego dell’uomo, ne esautorano la personalità nascondendone la vera essenza e ne mimano la tragedia quotidiana.

Eccellente ermeneuta ed autentico interprete di una visione mediterranea del mondo contemporaneo, egli accetta e dichiara il vincolo  ancestrale con la sua terra-madre a cui lo lega una profonda empatia e da cui prende l’ispirazione per infondere la vita in quei silenti volti di pietra in cui è racchiusa l’anima mundi,  la vitalità della natura nella sua totalità. Sciolto dalle ombre del passato ma attento nel trarre il meglio dal retaggio dei grandi, in grado di trasformare la grande storia artistico-culturale dell’isola in motore di innovazione, lo scultore riesce, grazie ad un’avvincente vena creativa e ad alla capacità di traslare i pensieri in azioni, ad attualizzare il messaggio che promana dalle colonne e dai capitelli abbandonati ed a far vibrare le corde più profonde dell’io creando opere che, situate fuori di uno spazio- tempo concluso, sembrano attingere la loro energia, il loro magnetismo alle radici stesse dell’esistenza ed esprimono la continua tensione  dell’uomo verso l’infinito.

Come ogni autentico artista prima di lui, egli  non si limita ad effigiare ma cerca di percepire la “forma” che si cela nella materia grezza per poi  estrarla, secondo le regole del prestigioso artigianato artistico di antica memoria, con il solo aiuto di mazzetta e scalpello, strumenti self-made  già utilizzati da quanti, nel corso dei secoli, hanno proposto un’arte che è sì estro ed immaginazione, ma anche minuziosa accuratezza, calma scrupolosità e fatica fisica oltre che mentale. In grado  di penetrare gli archetipi più nascosti, ogni opera di Giovanni Puntrello, decantata del mero elemento ornamentale ed accessorio, acquisisce un’importante capacità catartica e diventa una favola di pietra, un microcosmo che ripensa gli eventi del macrocosmo per estrarne i concetti fondanti.

Le figure dal fascino arcaico, i profili scolpiti nelle umili arenarie o nei sedimenti marnosi affioranti nelle forre, nelle gole, tra le conche che cingono la greca Selinunte, sembrano identificarsi con l’elemento fisico da cui sono tratti, quasi un pensiero o un’emozione uscita dall’artista per farsi pietra, una “forma” naturale, originatasi non da un intervento umano ma per un processo  osmotico, un’innata maturazione dell’arenaria,  un “miracolo” capace di eternare idee altrimenti effimere. E proprio dalla totale e compiuta simmetria tra materia immota e momento dinamico, tra la roccia scelta per l’ esecuzione dell’opera e le sembianze senza tempo tratteggiate, talvolta quasi abbozzate in essa, dalla capacità di penetrare la realtà intrinseca, si sprigiona la forza creativa che affiora nelle forme dalle indecifrabili ed oscure fattezze e che rappresenta l’aspetto più stimolante ed  inusitato delle realizzazioni artistiche di Giovanni Puntrello, il suo vero colpo di genio. Nasce da tale indissolubile nesso la malìa di queste opere, quel cordone invisibile che avviluppa quanti si soffermano  davanti ai lavori del maestro siciliano e li conduce in una dimensione in cui la vitalità espansiva dell’arte e della cultura riesce, ancora, a guidare l’uomo verso condivisi valori universali ed atemporali.

E’ sufficiente ammirare quei volti, ognuno dei quali  ha una sua distinta euritmia, una sua intima seduzione, una  poetica enigmaticità per rendersi conto dell’intenso legame che unisce lo scultore alle sue creazioni, pregne di stupita purezza, che osservano il mondo con gli occhi ancora incontaminati e la bocca affollata di interrogativi senza risposte. In esse il senso dolente della vita viene espresso con una gestualità di una tragicità misurata, sobria, aliena da manifestazioni clamorose: facce cercate e ri-trovate negli stessi blocchi lapidei, la bocca aperta, quasi ad urlare l’ansia di riscatto di una stirpe sfruttata ed illusa da troppi e da troppo tempo,  gli occhi spesso chiusi, talora senza pupille, la fronte  alta ed enigmatica ci parlano  sia della lotta dell’artista con la pietra che deve plasmare, elemento dalla forte personalità che influisce decisamente sull’opera finale che soltanto l’esperto lavoro dello scultore sa e può valorizzare,  che di quella dell’uomo che, pur cosciente del male di vivere, non vuole arrendersi e continua a lottare per affermare se stesso e riconquistare la propria dignità.

E in tale visione, piena del senso primevo del mondo e del significato più profondo del soggetto rappresentato, si inserisce la capacità del maestro di riproporre, contemporaneamente, attraverso oggetti d’arte che richiamano  un immaginario antico, in gran parte perduto, che la maestria dell’artista e il fascino discreto della marna dorata appena sgrossata riesce a recuperare,  il senso dell’eterno, con i sembianti ieratici e solenni e il senso dell’umano, pienamente reso dall’attualità e dalla profondità del messaggio che  indugia sui lineamenti impenetrabili, comunicandoci tutte  le sofferenze e le inquietudini della nostra quotidianità. Originali espansioni del suo essere, autentiche maschere dell’anima dai tratti arcani e misteriosi che contemporaneamente celano ed esplicitano personalità plurime in cui rivivono i drammi più intimi o la joie de vivre attraverso cui si costruisce e concretizza il processo di significazione, i volti di Giovanni Puntrello, conseguono spessore e valore e traslano,  in forme dense di pathos, oltre che di ethos, l’eterno anelito dell’uomo, la sua percezione di ciò che lega ogni fondamento, ogni  principio materiale alla sua entità primigenia, la sua accettazione dell’ imperscrutabilità dell’esistenza, il suo sbigottimento dinanzi alla profondità dell’umano sentire.