Gianni Morandi, cartina di tornasole del Bel Paese

Amedeo Tesauro

Chi l’avrebbe mai detto che Gianni Morandi, l’eterno ragazzo dalla faccia pulita, avrebbe spaccato l’Italia? Succede anche questo nell’era dei social network, dove basta poco per infiammare gli animi e ritrovarsi nella bufera. Parte tutto qualche giorno fa, quando il cantante bolognese mette a confronto sul profilo personale di Facebook due foto, l’una attuale degli sbarchi di immigrati e l’altra in bianco e nero relativa all’immigrazione italiana del Novecento. La didascalia sotto invita a rammentare i tempi, neanche tanto lontani, in cui i migranti eravamo noi italiani. Sicuramente un po’ buttata lì data la non piena coincidenza delle situazioni, sicuramente già sentita, perfino banale direbbero i più cinici, ma proprio per questo pronta a far esplodere il botto. In breve tempo i commenti si sprecano, ed è arena a cielo aperto: insulti, apprezzamenti, citazioni, bufale e controbufale…Morandi non si tira indietro e con pacatezza risponde a tutti prima di rendersi conto che è impossibile star dietro a oltre diecimila commenti. Di più, il giorno dopo punge ancora sull’incoerenza di tanti commentatori, magari il classico italiano benpensante che va in Chiesa ad ascoltare sermoni su pace e tolleranza e poi sbotta fuori dall’uscio in maniera intollerante facendo finta di non aver sentito gli appelli di Papa Francesco…ed è nuovamente polemica. D’improvviso Morandi fa da cartina di tornasole, rivelando posizioni e stati d’animo del Bel Paese su un tema attuale, scottante e di difficile soluzione. Del resto basta accendere la TV su un talk show per trovare rappresentato ogni punto di vista: da chi pone l’accento sulla questione umanitaria a chi parla di accoglienza, da chi rivendica i diritti della comunità italiana a chi parla di “buonismo” che causa morti, fino agli ottimisti che teorizzano un intervento combinato dei paesi dell’Unione. Ma il talk è talk, è costruito in maniera tale da offrire tutti i punti di vista, frullarli e scatenare il dibattito, gli ospiti sono scelti per rappresentare determinati interessi e posizioni. Il web è spontaneo, non filtrato, chi risponde a Morandi non è come nei talk un referente di una certa prospettiva, è l’individuo che parla direttamente senza intermediario. Per questo la violenza della discussione fa sensazione, è finalmente espressione delle reali posizioni, senza quel pur minimo contegno che la TV impone. La riflessione sul caso non è relativa all’argomento, che l’immigrazione sia il tema del momento (lo è da anni) e che vi siano molteplici posizioni a proposito lo si sapeva. No, la riflessione parte dai meccanismi del web e i suoi non limiti, la sempreverde questione del porre un freno alla Rete e i fenomeni di odio presenti online. Ma va oltre il web, è la discussione millenaria sul potere del popolo e i suoi limiti come motore della società, perché se da un lato l’ingenuità di alcuni sulla questione è evidente, dall’altro gli “andrei io a bombardare i barconi” e “sono tutti delinquenti” denunciano una pregiudiziale inguaribile, un muro contro muro che degenera nell’ignoranza. Che siano dunque buttati lì in Rete, beccandosi decine di “like” d’approvazione diventa a ragione un caso. Gianni Morandi nella sua semplicità ha colpito lì dove tanti editoriali non sono riusciti. Chi l’avrebbe mai detto?