Ortodonico: patto di solidarietà tra la gente, a soli dieci anni, del tutto dimenticato
Giuseppe Lembo
Ortodonico insieme a tanti altri Paesi del Cilento, soprattutto collinare, vive la sua crescente e triste condizione di abbandono, di degrado, di indifferenza umana per i propri ambiti di vita. E così Ortodonico con tanti altri piccoli Paesi del Cilento, sedotto ed abbandonato, da “Paesi dell’anima”, tutti insieme vanno diventando in modo inarrestabile “Paesi senz’anima”. Un decennio fa ad Ortodonico venne sottoscritto un Patto di solidarietà tra i cittadini del Paese; un messaggio-appello pro-Ortodonico, al fine di conservare vive tutte le buone caratteristiche umane del Paese; di un “Paese dell’anima” che non voleva assolutamente morire; un “Paese dell’anima” che non doveva assolutamente morire. Molto solidalmente ci fu un’attiva partecipazione alla sottoscrizione del Patto che non era per niente rituale, ma una vera e propria volontà testamentale d’insieme, in difesa del futuro del proprio Paese. Come si può leggere nel riproposto documento attraverso le vie del web, il Patto per niente rituale ed ancor meno virtuale, pensava ad un fare d’insieme per garantire il futuro del proprio Paese; oltre la speranza era il giuramento d’insieme di un popolo che non voleva essere assolutamente cancellato dal futuro da costruire insieme ed affidarlo nelle mani dei propri figli, come i loro padri, fortemente legati alle proprie Terre di origine. Il Patto, ricco di amore per la propria Terra e di altrettanti buoni proponimenti, doveva essere garantito dall’attivo protagonismo dei tanti che l’avevano pensato e poi sottoscritto. Un Patto non lontano dal nostro tempo; un Patto di soli dieci anni fa. L’impegno comune era soprattutto quello di garantire i territori con i naturali testimoni e guardiani di un passato che non doveva, né poteva assolutamente morire; di un passato che doveva diventare risorsa umanamente significativa per costruire insieme il futuro. La sottoscrizione del Patto ed i contenuti in esso compresi suscitarono grande interesse nel mondo paesano che, attraverso il suo protagonismo, prometteva impegno e partecipazione per continuare, partendo da Ortodonico, a dare un’anima al Cilento, prima di tutto ad Ortodonico, un importante “Paese dell’anima” da amare e da vivere non solo dai suoi cittadini storici, ma anche e soprattutto, da tanti turisti culturali, alla ricerca del bel vivere, qui chiamati a venirci ed a conoscere i luoghi per poi viverci. Un Patto che, purtroppo, non ha assolutamente funzionato; un Patto che, con assoluta indifferenza è stato dimenticato dai suoi “arditi sottoscrittori”, allora (dieci anni fa), fiduciosamente convinti di un futuro possibile anche e soprattutto, ad Ortodonico, un Paese dell’anima, come tanti altri borghi del Cilento che, per effetto di una solitudine crescente, sono, purtroppo, diventati Paesi senz’anima e … senza futuro possibile. E così le belle promesse di difendere a denti stretti Ortodonico e più in generale il Cilento, non sono state mantenute. Siamo, purtroppo, oggi di fronte ad un solo Patto di carta; ad un Patto sena significato che non ha funzionato perché indifferente a chi lo aveva frettolosamente pensato come Patto rigenerante di un’umanità che, nonostante le tante difficoltà, si poneva e proponeva, come umanità protagonista di sviluppo. Purtroppo non sono andate così le cose; quel Patto, tra gente per bene, ha generato il solo fare del niente; tanto, complice il niente umano di una realtà umana e territoriale convintamente rassegnata ad un “niente da fare” che è di fatto la negazione di ogni futuro possibile anche in contesti umani come Ortodonico ed il Cilento più in generale, dove è stato sempre bello vivere, per quell’ incantata umanità fantastica che sa di mitico ed ha il fascino di un antico magico, che naturalmente rigenera le coscienze e le apre al futuro possibile. Oggi non è più così; oggi si è rotto l’incantesimo e così Ortodonico, insieme a tanti altri Paesi del Cilento, da fantastici Paesi dell’anima, si sono, tutti insieme, ritrovati “re nudi”, in Paesi disperatamente senz’anima; in Paesi morti o prossimi a morire, per quelle tante “anime morte” che vi vivono vegetando e pensando alla sola assordante quotidianità dell’apparire nel proprio presente, sempre più indifferente a tutto.