Roma: funerali Casamonica “Morte merita rispetto, non scenografia!”
di Rita Occidente Lupo
Vittorio Casamonica è morto ma fa ancora parlare di sè. E fa rumore tra istituzioni e Chiesa. Nel ping pong di responsabilità civili e religiose, di chi sapeva e di chi ignorava, di chi ha taciuto e di chi ha avallato, un uomo che a 65 anni, al di là di carrozza e cavalli, manifesti e petali di rose, ora dovrà fare i conti con la giustizia divina, che supera di gran lunga quella terrena. A nessuno senza dubbio va negato il perdono cristiano e vien tolta la possibilità che lo stesso Cristo concesse al buon ladrone sulla croce. Cosa sia avvenuto negli ultimi istanti della vita del boss, lo sa solo Dio, al cui cospetto, la scena sfarzosa di questo mondo, non esiste. Una morte che doveva ricevere il rispetto in ogni caso, non la provocazione con manifesti e sfide al potere! Quello che non ci s’attendeva, che non si prevedeva??? Il forte messaggio “Hai conquistato Roma, ora conquista il Paradiso!” La sfida alle istituzioni, non può assolutamente essere comparata al parametro divino: mafia e fede a braccetto, nel testo, ad indicare che il crimine può esser appannaggio di salvezza! Dopo le chiare parole di Papa Francesco a Sibari, sulla scomunica ai mafiosi con il forte appello “Convertitevi!” non si comprende come la chiesa don Bosco abbia accettato di officiare il rito funebre, con tanto di mega manifesti sulla facciata! Mentre c’è chi sostiene che il defunto fosse “brava persona”, l’ombra lunga del potere occulto mafioso che, come scandito dalle note del Padrino, detta legge sempre ed ovunque, facendo giustizia a modo proprio! Dopo i costanti episodi di criminalità, che hanno imbrattato il volto dell’Urbe, palesando gli scandali di Roma Capitale, l’ennesimo tocco di grazia, con un funerale scenografico, che ha coniugato il sacro al profano, lo spettacolare alla vita eterna. Eppure, biblicamente parlando “Passa la scena di questo mondo…”: voler sfidare la misericordia cristiana, lanciando un forte segnale di supremazia della mafia sullo Stato, sulle istituzioni, sulla Chiesa stessa, non strappa la salvezza, la cui caparra, solo la conversione del cuore!