Campania: le ragioni della grande sfida
Giuseppe Lembo
Senza pretese da politologo e/o analista del sociale di professione e per professione fanaticamente attento all’innominabile fare politico italiano, a prima lettura, dietro il recente riassetto della segreteria regionale del PD campano, a sola rappresentanza partenopea, c’è la precisa e determinata volontà del decisionismo politico romano. Ha scelto anche per Napoli, come prima per Roma (vicenda del Sindaco Marino – sfiduciato con le dimissioni), la strada sicura e politicamente meno rischiosa ed ancor meno rumorosa di arrivare al solo risultato certo che gli preme conseguire; tanto, mettendo non solo ordine al disordine campano, ma anche la certezza di un futuro possibile e senza rischi per la politica renziana che ha, come primo e forse unico obiettivo da conseguire, quello del suo fare politica, un crescente misto ed avvelenato di buona e cattiva politica, così come ci illumina la teoria degli economisti Acemoglu Robinson, con alla base percorsi di politica “inclusiva” fatta di buona politica da uomini giunti al potere per aiutare democraticamente la gente a vivere una vita umanamente dignitosa e nel rispetto degli altri, con sempre più spesso, alternativa avvelenata della politica “estrattiva”, una politica cattiva, fatta per accaparrarsi solo poteri e privilegi; la politica “estrattiva” porta inevitabilmente alla perdita di fiducia ed alla creazione di una diffidenza diffusa da parte dei cittadini che, della politica tutta per sé, si sentono traditi ed esclusi dai giochi di palazzo del potere unico. Questi scenari italiani sono diffusamente anche scenari del PD italiano e nella vicenda napoletana, sono scenari tristi del PD campano. Oggi è scomparso, con grave danno per tutti, dalla scena politica italiana, l’impegno della buona politica; oggi prevale la logica del potere fine a se stesso e con l’obiettivo “santo” di garantire situazioni di privilegio, a chi ce l’ha. Questo succede nella politica italiana, con gravi sofferenze per la società; si occupano scientificamente tutti gli spazi di un potere, sempre più dalle caratteristiche di potere unico. Intanto che succede questo, ci sono forti contrasti anche all’interno dei singoli partiti. Tanto, per garantirsi il potere tutto per sé, con un fare assolutamente indifferente al giusto fine di fare della buona politica, facendola prevalere sempre e comunque sulla cattiva politica. Purtroppo, c’è la sofferenza diffusa di veleni tra le parti e nelle parti che inquinano l’aria, rendendola irrespirabile e contagiosa con alla base gravi negatività umane. Ma tornando al potere più concretamente vicino a noi, c’è da chiedersi a chi veramente giova in Campania il potere unico del PD che da campano è diventato unicamente napoletano? Trattasi di un potere fortemente radicato ed operativo in gran parte della territorialità regionale; ultima, in ordine di arrivo, la stessa Regione Campania, passata nella primavera scorsa, dalle mani del centro-destra, Presidente Stefano Caldoro, alle mani italiane del centro-sinistra, Presidente Vincenzo De Luca. Un Presidente fortemente agli onori della cronaca, per vicende giudiziarie che l’hanno visto protagonista e che, sfidando tutto e tutti, legge Severino compresa, è inchiodato al suo posto di Governatore (Dio me lo ha dato, guai a chi lo tocca!) che proprio non intende mollare, gridando a più non posso, che c’è alla base, l’investitura del popolo sovrano, attraverso il voto libero, democraticamente espresso. Ma in altre sedi ed in altri luoghi, per il fine di garantirsi e consolidarsi nel potere a tutti i costi ed a tutti i livelli, proprio non ci si fa scrupoli di chiedere a viva voce la testa di un personaggio quale Vincenzo De Luca considerato scomodo perché, prima di tutto, trattasi di un “irregolare” del potere costituito nell’attuale sistema di potere del PD italiano. E così, con un’operazione per niente casuale, ai vertici del potere unico si è pensato di agire politicamente azzerando la territorialità campana del PD e riportandone il potere nella dimensione unicamente napoletana; tanto, con un nuovo organigramma regionale, tutto napoletano. Non si è trattato, facendo questo, di un’operazione capricciosa e solo per caso; si è trattato, invece, di una furba operazione di potere, con un’epurazione politica degli scomodi, destinata al fine ultimo del controllo funzionale del partito e di tutte le decisioni finali da prendere in Campania. Siamo, quindi, di fronte ad un vero e proprio progetto politico, con un percorso di vita pubblica assolutamente indifferente alla buona o cattiva politica e con l’obiettivo ben determinato e finalizzato ad azzerare situazioni politicamente scomode e quindi inopportune da tenere in vita. È, questo, un progetto romano della concretezza politica buona o cattiva che sia; una “furbata” del potere costituito che tutto può, con l’obiettivo di non disturbare più oltre il PD, soprattutto nelle grandi città italiane di Milano, Roma e Napoli, interessate al prossimo turno elettorale di primavera. È, da qui che passa il futuro politico renziano; è in queste difficili sfide che Renzi, prima di tutti gli altri confusi e fortemente oscurati volti del potere di una sinistra sempre più annacquata, si gioca il tutto per tutto e quindi il suo futuro di Premier e di segretario del PD ormai dalle anime fortemente diversificate. Se Renzi perde la sfida se ne andrà a casa e con il suo insuccesso l’Italia per altre strade andrebbe incontro ad un futuro politicamente nuovo che tanti italiani se lo augurano al fine di riportare la politica sui binari della buona politica, recuperando così quella fiducia per la politica, ormai in forte crisi di futuro, perché assolutamente poco credibile. Il pugno duro del PD napoletano nei confronti del resto del territorio campano è un imperativo dictat romano. Serve, con la forza del potere, a mettere quell’ordine necessario per evitare il peggio, intervenendo per questo, a sacrificare qualche personaggio scomodo. L’ordine possibile, secondo la mia visione degli scenari politici campani, sarà realizzato attraverso un passaggio notarile; tanto e nella stessa logica di potere usata per Roma (caso Sindaco Marini); per azzerare il Consiglio regionale e quindi Vincenzo De Luca prevedo che, a breve, un bel gruppo di consiglieri regionali del PD con alleati trasversali, andrà da un notaio napoletano a firmare le loro dimissioni da Consiglieri della Regione Campania. Sono fortemente convinto di questa soluzione per la politica campana; avremo le dimissioni come grimaldello per cacciare dal palazzo della Regione Campania, il Governatore Vincenzo De Luca. Sono fermamente convinto che tanto accada con le inevitabili conseguenze di un crescente e diffuso disordine politico in Campania, indifferente alle decisioni politiche romane – napoletane, il disperato frutto del tutto per tutto. Per liberarsi di un personaggio salernitano scomodo per Napoli e per la sua imperante burocrazia del potere regionale sempre più fatto di un miscuglio velenoso di buona e cattiva politica se ne pensa il suo azzeramento. De Luca non può restare più a lungo dove sta, perché scomodamente inopportuno, non tanto e solo al PD campano, ma soprattutto al PD italiano, un crescente misto di un esplosivo percorso politico “inclusivo” ed “estrattivo”, ossia di buona e cattiva politica, con conseguenze dannosamente gravi per il Paese, sempre più confuso e senza certezze di un futuro possibile, mancando come manca, di un’etica di insieme, con gli italiani indifferenti, perché si sentono traditi e manifestano per questo, la loro crescente perdita di fiducia per la politica, di cui a tutti i livelli di italianità, si fa sempre meno distinzione tra la buona e la cattiva politica; tra la politica “inclusiva” fatta di politica per la gente e la politica “estrattiva”, del tutto per sé, fatta di cattiva politica per accaparrarsi, a tutto campo, poteri e privilegi.