Mezzogiorno dimenticato
Il Sud, purtroppo, è quasi del tutto assente dal dibattito politico italiano; cancellato da tutte le agende politiche, non lo ritroviamo come argomento di primo piano nel confronto delle idee e tanto meno in quel laboratorio del possibile che dovrebbe portare ad una sintesi comune per risolverne i suoi storici e drammatici problemi. Non è possibile più oltre evitare di parlare del Sud; così facendo, molto inopportunamente, si aggravano i problemi dell’insieme italiano che non si salverà se non attraverso un’azione unitaria e di sviluppo possibile comprendente sia il Nord che il Sud del Paese. Scrivevo in un mio libro degli anni Ottanta del secolo scorso “Mezzogiorno una scommessa per il futuro” che il Sud del nostro Paese aveva un importante ruolo sia per il proprio futuro che per il più generale futuro del nostro Paese. Se ancora il Sud accumula ritardi e mancate occasioni di sviluppo e di crescita socio-economica, lo si deve ad una classe politica culturalmente debole ed assolutamente incapace di pensare al futuro del Paese, pensando a tal fine seriamente e concretamente, senza più oltre attardarsi in politiche inconcludenti ed inopportune che non giovano all’Italia e tanto meno alle parti deboli del Paese, ossia a quel Sud risorsa che attende gli uomini giusti per rinascere, rinascendo insieme a tutto il resto del Paese. Il Sud, i Paesi mediterranei del Sud, sono assolutamente estranei alle politiche di sviluppo che si pensano per l’Europa del Nord, che si considera unica ed esclusiva protagonista dello sviluppo possibile per il Terzo Millennio europeo. Altro non c’è; i Paesi del bacino mediterraneo, avranno sempre e solo un ruolo secondario e subordinato rispetto alle politiche di sviluppo dell’insieme europeo. E così il Sud dell’Italia, se non si costruisce una autonoma progettualità di sviluppo possibile, rischia di rimanere per sempre schiacciato dalla condizione di Sud sottosviluppato, sia nell’ambito italiano che nei più vasti scenari europei, dove alcuni Paesi sono considerati scomodi e sono visti come destinatari di sola sussidarietà, per cui non avranno mai opportunità per un autonomo sviluppo, perché secondo i lorsignori, si tratta di realtà non vocate ad avere un ruolo di sviluppo possibile e quindi di crescita umana e sociale. Sussidiariamente devono rimanere imbalsamati nel ruolo di realtà marginali e serbatoi di umanità in attesa di espatrio per andare a sviluppare gli altri d’Europa e del mondo ed i predestinati ad essere naturalmente privilegiati avendo tutto per sé quello che agli altri d’Europa è assolutamente negato, anche se solo apparentemente primis inter pares. Viviamo, come non mai, una condizione italiana diffusamente inconsistente e pasticciata. Una condizione che, così com’è, non promette niente, ma proprio niente di buono a questo nostro malcapitato Paese, a cui dal Nord al Sud, mancano le certezze del giorno dopo. L’Italia sta male; sta veramente tanto male. Il disastro oltre che annunciato è ormai un abito pronto; ben confezionato è di fatto, già indossato. I segnali del profondo malessere italiano ci sono tutti e con variabili da brivido. Il profondo malessere italiano è già una realtà da profondo rosso al Sud che, logorandosi, logorandosi a più non posso, si trova ormai con il culo per terra. Qui, più che nel resto del Paese, c’è, prima di tutto, una profonda crisi istituzionale; qui in modo tragicamente disumano, c’è ormai il tutto compiuto di una profonda sofferenza umana per il lavoro che non c’è, per i giovani ormai senza certezze di futuro, per un’economia bancaria e finanziaria canaglia che, pur di ingrassare nei suoi affari disumani e sempre più al limite del consentito, toglie dalle tasche dei cittadini anche il minimo necessario alla pura sopravvivenza. Tutto questo succede nell’indifferenza di chi ci governa e di chi governa il Sud, ridotto disumanamente ad un grande serbatoio di sofferenza e di presa di distanza dalla politica, sempre più lontana dalla gente, sempre più attenta a realizzarsi come sola realizzazione pruriginosa di un tutto per sé da parte di chi la pratica. Il Sud assistito vive ormai una crisi esistenziale da ultima spiaggia; quello che è più rovinoso, è una condizione diffusa di rassegnazione ispirata ad un comportamento tutto meridionale del non c’è niente da fare. Il Sud non è assolutamente l’inferno terreno; al Sud forse più che altrove l’uomo può fare; può fare tanto e volendolo può anche cambiare le cose. È un affare tutto meridionale. Il Sud deve sapersi immaginare il suo futuro, senza più oltre, piangersi addosso. Tanto è assolutamente possibile, basta volerlo; basta smanicarsi; basta uscire dalla condizione rovinosa e rassegnata del così è; del così devono andare le cose. Il corso delle cose meridionali è, purtroppo, andato sempre più nel verso sbagliato per colpa prevalente dei meridionali; di quei tanti meridionali che, protagonisti di negatività, hanno, passo dopo passo, costruito la storia maledetta del Sud, riempendola di sofferenze umane e facendo così, male, tanto male, al popolo meridionale che, sempre più privo di protagonismo, ha subito tutto in silenzio, senza alzare mai la testa per ribellarsi, per rifiutare le tante negatività sistemiche che hanno compromesso, il mondo meridionale ed il futuro del Sud, una parte nobile d’Italia e del Mediterraneo, per egoismi di parte, considerata scarsamente meritevole di altri destini e di altro rispetto umano; purtroppo, tanto, con grave danno hanno cancellato il Sud, facendo prevalere condizioni devianti, fatte da illeciti, da crimini, da disumane prevaricazioni, da assistenzialismo diffuso e da un presente dal futuro fortemente negato. Il sistema della Scuola meridionale, per cambiare il Sud va cambiato; bisogna e per sempre, cancellare il processo di trasmissione del sapere, un processo che non sviluppa l’ideazione e la creatività e quindi l’utilità del pensiero ideativo e creativo. Cambiare la scuola, significa cambiare i processi educativi e creativi, spostandone i presupposti dalla dipendenza della trasmissione del sapere al protagonismo della creatività e dell’ideazione. Il laboratorio Sud deve, da subito, essere messo in movimento, avvitandosi sui presupposti tuttora assenti dell’ideazione e della creatività; sono, tra l’altro, presupposti assolutamente necessari per recuperare quel vuoto assordante di mancato protagonismo umano e sociale. Partendo da qui, con un’apertura verso i saperi e la conoscenza che esaltano soprattutto l’ideazione e la creatività, possiamo arrivare a quella rivoluzione di pensiero che porterà finalmente e per sempre al Sud quel cambiamento e quello sviluppo da troppo lungo tempo negato da inopportuni calcoli che hanno avuto per obiettivo la funzionalità di un sottosviluppo economico/antropologico, egoisticamente utile e funzionale ad altri. Fermiamo quindi l’attenzione sui grandi e possibili risultati che possono venire dalla rivoluzione culturale meridionale purtroppo disumanamente negata dal tradimento della politica in una con un sistema burocratico fatto di tecnocrati, egoisticamente attenti a non farsi male, cambiando il sistema Paese, dove la cultura, i saperi, la cultura delle idee alla base della cultura del fare, hanno un ruolo di primo piano per avere sia lo sviluppo territoriale che la tanto attesa crescita umana e sociale da sempre maledettamente negata al Sud d’Italia ed a tutti i Sud del mondo; tanto, per effetto di una condizione consolidata e fortemente radicata nel Paese e nei Nord e Sud del mondo, che non vi può essere vero sviluppo senza l’equilibrio di un polo opposto che si chiama sottosviluppo. Da qui la necessità funzionale delle due Italie ed in senso più generale dei due mondi distanti e separati dati da un Nord che ovunque sul pianeta Terra rappresenta il benessere, la ricchezza e da un Sud che rappresenta sempre e solo la povertà e le sofferenze di un’umanità dimenticata che non ha il diritto di lamentarsi per le proprie sofferte condizioni, in quanto così è; così sta scritto nel libro del potere umano, scritto parola per parola, pagina per pagina, tutto e solo dai potenti della Terra, autoaurealatisi di una onnipotenza che la considerano discendere dalla sovranità divina. Da buon pensante, da cittadino non suddito, da creativo che sa guardare al futuro, da sociologo che sa capire l’agire sociale e le tante cause di una resistenza mummificata, da comunicatore che considera dannosa la comunicazione poco autentica ed ingannevole utile ad ingannare e sottomettere le realtà umane di per sé culturalmente deboli, chiamo con forza all’appello quella nuova umanità del Sud attenta alla cultura ed ai saperi dell’essere, sempre più necessari per renderci liberi dalle catene di un apparire assordante che fa tanto male all’uomo del nostro tempo, cancellando anche da noi i valori di quell’umanità di cui non si può assolutamente fare a meno, se non si vuole da rassegnati, votarsi ad un inevitabile suicidio collettivo come soluzione finale dei propri mali.