Eutanasia “baby”: Belgio docet!

Rita Occidente Lupo

Timori non infondati due anni or sono, allorquando rimbombò la notizia che in Belgio, “la dolce morte”, diventava legale, al di là dell’età anagrafica.  Il primo caso di un minore, 17 anni, che ha scelto nei giorni scorsi di porre fine ai suoi giorni prematuramente, a causa di un male incurabile, ha inevitabilmente sollevato un vespaio di polemiche. E di perplessità su un emendamento che, anche se affida ai genitori, la responsabilità dell’assenso, permane in ogni caso un diritto negato alla vita. Se da una parte, le Associazioni di categoria, difendono la libera volontà dell’individuo, nella scelta di continuare o meno l’esistenza del proprio figlio, dall’altra la Chiesa alza la voce, nel ribadire la sacralità della vita sempre. La Cei, già era intervenuta a riguardo ed ora, col cardinale Bagnasco, più che mai ha rimarcato come sia da tenere in conto sempre la salvaguardia dei battiti di vita, anche quando questi diventano flebili, a causa delle condizioni precarie. Il Belgio, Paese cattolico per antonomasia, con tale legge sembra aver allungato il passo dalla strada maestra della Santa Sede. Dalle verità che il Magistero rimarca, al di là delle mode del tempo. Permane la morte, un processo naturale, al quale non deve essere accelerata la fine: in qualsiasi condizione! Se la battaglia di Beppino Englaro, diede adito a tanti di offrire esempi di vite non spezzate, anche apparentemente seguaci dell’accanimento terapeutico, ora con l’eutanasia “baby” il rischio che anche altri minori possano essere oggetto di tale sorte, in determinati contesti e con determinate patologie. Il diritto a vivere, giammai da negare, anche quando pare che le speranze umane, al lumicino della guarigione! Questo il pensiero che da sempre ha portato avanti la Chiesa e che anche i Pontefici hanno sottolineato in diversi documenti. C’è da augurarsi che altri Paesi, nei quali l’eutanasia non ancora legalizzata per la minore età, non emulino i Belgi.  E che si possa riscoprire la convinzione che “finchè c’è vita, c’è speranza!”