Castel San Giorgio: Associazione Rinnovamenti, corso e decalogo per una buona politica
La necessità di stabilire delle “regole della politica” nasce da varie ragioni che sintetizzeremo con:
A. Una certa approssimazione di alcuni soggetti della vita sociale nel proporre la propria candidatura a cariche politiche rilevanti pur non provenendo da un percorso di formazione politica o da un ambito nel quale, attraverso la militanza in partiti o gruppi politici, abbia potuto maturare il confronto e lo scambio di idee e progetti condivisi, nell’ottica della democrazia, della pluralità e dell’esperienza dialettica;
B. La mancanza di una disciplina della politica alla quale sarebbe doveroso attenersi per ogni soggetto che intende intraprendere o consolidare il proprio impegno politico, poiché – proprio come tutti i mestieri, le professioni, e persino gli sport e gli hobby – anche la gestione della res pubblica richiede disciplina, conoscenza, rigore, impegno;
C. La consapevolezza che l’affievolirsi della forza dei gruppi e dei partiti politici tradizionali abbia annichilito la necessità di fare riferimento a un apparato di norme etiche, civili e politiche che permettano di amministrare una buona politica. Inoltre, alcune recenti ere della storia italiana sembrano aver favorito una politica orientata al personalismo e al protagonismo, piuttosto che al pluralismo generalmente basato su principi di confronto, di dibattito e di condivisione. La giungla di opinionismi personali e di decisioni unilaterali da parte di soggetti provenienti da aree imprenditoriali, cabarettistiche, sportive, ecc. ha considerevolmente pregiudicato la forza dei partiti e delle regole scritte (o non scritte) che gli stessi si erano dati nel corso dei decenni. Non avremo la presunzione di dettare regole su come si amministra il territorio a chi ha più esperienza di noi, a chi ha maturato più anni di vita politico-amministrativa o a chi ha dedicato l’intera sua esistenza all’impegno civile, ma intendiamo rammentare e riportare alcune linee di comportamenti e approcci che, a nostro avviso, possono aiutare il politico a relazionarsi più efficacemente con la società che ha l’onore di rappresentare e a far riferimento a un nucleo di norme essenziali per una buona democrazia e un buon governo. Tracceremo in dieci principi-base il nostro regolamento politico:
1. DEMOCRAZIA
2. DIALETTICA
3. ETICA
4. TRASPARENZA
5. ONESTÀ e LEGALITÀ
6. SERVIZIO
7. RESPONSABILITÀ
8. MEMORIA STORICA
9. PROGETTUALITÀ
10. TEMPISMO
“La democrazia non è solo diritto al voto, è il diritto di vivere con dignità” (Naomi Klein)
1. La DEMOCRAZIA è basata sull’uguaglianza, che è prima di ogni cosa uguaglianza delle leggi pensate per tutti e valide per tutti. In democrazia non si perseguono privilegi personali o si varano leggi ad personam. Si tiene conto, al contrario, del valore delle differenze tra pensieri, religioni, etnie, singoli cittadini, tra poveri, ricchi, eruditi, analfabeti, tra persone sane e persone malate e si contiene e contempla la ricchezza di ogni diversità e la necessità del pluralismo. La democrazia non è fondata sulla massificazione, ma sull’originalità di ciascun individuo, che sarà valorizzato quale protagonista essenziale nella vita della collettività, che sarà partecipe dei processi democratici nello spirito di una comune appartenenza. In democrazia è prevista la maggioranza e la minoranza come forze opposte che esprimono le volontà dei cittadini tutti e si fanno portavoce dei bisogni di ciascuno. Montesquieu diceva che “la democrazia è amore per la cosa pubblica e disponibilità a mettere in comune qualcosa, anzi il meglio di sé: tempo, capacità, risorse materiali”. “La dialettica è uno sviluppo dello spirito di contraddizione, dato all’uomo affinché impari a riconoscere la differenza delle cose” (J.W. Goethe)
2. Uno dei principali valori della politica è la DIALETTICA: la discussione, il ragionare insieme, il dibattere, che dovranno sempre tenere conto della verità dei fatti e della capacità di ammettere di fare errori. Socrate diceva che bisogna sapersi rallegrare di scoprirsi in errore. Questo significa che le posizioni di una parte o di un singolo possono essere discusse e corrette allo scopo di ricercare un confronto positivo che conduca alla costruzione di un pensiero comune e condiviso. Bisognerà parlare per illustrare, ascoltare per imparare e guardare per agire e prima di ogni cosa sapere e accettare che il nostro interlocutore può essere più saggio, più brillante, più capace di noi. “Forse l’etica è una scienza scomparsa dal mondo intero. Non fa niente, dovremo inventarla un’altra volta” (J. L. Borges)
3. Nella sua opera “Per la pace perpetua”, Kant fa una distinzione tra il moralista politico e il politico morale, affermando che quest’ultimo è colui che non subordina la morale alle esigenze della politica, ma interpreta il principio della prudenza politica in modo da farlo coesistere con la morale. L’ETICA è la base di ogni comportamento civile e deve essere il fondamento dell’agire politico, affinché i cittadini riacquisiscano fiducia negli uomini di governo e nelle istituzioni, affinché chi lavora quotidianamente con sacrificio, dignità e onestà possa essere guidato e possa essere rappresentato da capi politici che siano altrettanto corretti.“Un popolo educato, illuminato e informato è una delle vie migliori per la promozione della democrazia” (Nelson Mandela)
4. TRASPARENZA vuol dire “guardare attraverso le cose”, operare con chiarezza, senza ambiguità, senza approssimazioni, senza interessi diversi da quelli della collettività. Trasparenza significa poi dotare la comunità di strumenti idonei a comprendere processi e risultati, obiettivi raggiunti o da raggiungere, informazioni e decisioni di carattere politico e/o finanziario, allo scopo di divulgare tutto ciò che avviene nella vita amministrativa, e di fornire quindi a ogni cittadino i mezzi necessari per valutare l’operato del governo locale, comprendere se il programma elettorale sottoscritto col voto si stia attuando nella chiarezza e nella verità. È indispensabile che l’amministratore dichiari quindi, con verità, quanto accade nella quotidianità del suo mandato e nel lavoro dei funzionari (giunta, enti esterni, dipartimenti, commissioni, rapporti con gli organi di opposizione, ecc.). Il cittadino deve avere la sicurezza di essere protetto dal proprio governo e di poter entrare nelle stanze del palazzo, esserne partecipe, poter giudicare; è ciò che in Nord Europa si chiama Open Government. “L’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite” (Sandro Pertini)
5. L’aspirante amministratore che abbia una reputazione contraria alle regole della lealtà e dell’ONESTA’ o ha processi penali in corso o ha avuto condanne passate in giudicato – di qualsiasi entità – non potrà mai essere governatore di una collettività. Egli, al contrario, dovrà essere integro, onesto, leale e comportarsi di conseguenza in ogni aspetto della vita politica che ha deciso di intraprendere. E, se egli stesso è coerente con i principi più elementari dell’onestà, saprà perseguire, garantire e imporre la LEGALITA’; solo dando esempio di lealtà riuscirà a promuovere la legalità, il rispetto delle leggi, il bene comune, le prassi. “Ho sentito la politica come un dovere e il dovere dice speranza” (Don Sturzo)
6. La politica è SERVIZIO; non è un lavoro, né è fonte di lavoro; è impegno sociale assunto nell’interesse di tutti, degli altri, e non di sé stessi. È anche un impegno gravoso che deve essere assunto solamente se si è capaci di rinunciare al proprio tempo, ai propri interessi economici, alla ricerca delle proprie finalità, al compromesso. Don Luigi Sturzo suggeriva ai potenziali amministratori di non fare politica se avessero amato troppo il denaro, ma l’appello alla politica come servizio non proviene solo dal cristianesimo. Lo spirito di servizio è anche laico poiché affonda le sue radici nei valori della pace, della solidarietà, dell’ascolto, dell’umiltà e della concretezza, della tutela dei governati e non dei governanti. “E’ vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei” (J.P. Sartre)
7. L’amministratore, nell’esercizio delle sue funzioni, è responsabile (deve cioè respondere) di tutti gli aspetti della sua attività: ha RESPONSABILITA’ giuridiche relativamente all’applicazione delle leggi, ha responsabilità economiche rispetto alla gestione delle finanze pubbliche – e dovrà osservare quindi sempre le regole del buon padre di famiglia, ha responsabilità morali che gli imporranno di agire tenendo conto delle conseguenze prevedibili delle sue scelte, dei suoi scopi e dei suoi comportamenti. La responsabilità è strettamente legata all’etica della politica e, come sostiene Max Weber, non può fondarsi su principi assoluti che non tengono conto delle conseguenze. “Non sapere che cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino. Se non si fa uso delle opere dell’età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza” (Cicerone)
8. A coloro che si avvicinano alla politica è richiesta la conoscenza della Storia del nostro Paese e dell’umanità, dei processi che durante i secoli hanno portato alla costruzione dell’Italia e del mondo che conosciamo oggi. La Storia ci dice chi siamo, ci insegna a riconoscere le lotte, le conquiste, i fallimenti di chi ci ha preceduti. La MEMORIA ci aiuta anche a non ripetere gli errori passati, avendoli già analizzati con oggettività e attenzione nel corso dei secoli. E’ dalla conoscenza del passato e dalla radicalizzazione nel presente che si può guardare al futuro. E il politico avrà vedute di ampio respiro, ragionando oltre i limiti dell’hic et nunc, costruendo con saggezza e acutezza, strategie e progetti di medio e di lungo termine, preoccupandosi delle generazioni future e avendo premura di affidare loro un mondo migliore di questo presente. I grandi imperatori romani ci hanno lasciato un corpo di leggi ancora attuali, infrastrutture (ponti, acquedotti, strade), edifici di vario uso (teatri, basiliche, terme) e fulgidi esempi di arti, letteratura, commercio. Non avremo la pretesa di essere grandiosi, ma infonderemo la speranza di poter fare tutti assieme cose grandi e lavoreremo concretamente per questo fine. “L’abilità politica è l’abilità di prevedere quello che accadrà domani, la prossima settimana, il prossimo mese e l’anno prossimo. E di essere così abili, più tardi, da spiegare perché non è accaduto” (Winston Churchill)
9. Nessun politico può cominciare la sua attività, a qualsiasi livello, senza stilare un programma dettagliato e preciso degli obiettivi che intende perseguire. A questo scopo si avvarrà di persone serie, capaci, competenti con ampia esperienza del territorio, delle leggi e dei processi politici, valutando con esse cosa è praticabile e cosa non lo è. Il suo programma terrà innanzitutto conto delle istanze dei cittadini e delle esigenze provenienti dalle risorse disponibili. La PROGETTUALITA’ deve essere una fase importante e chiara poiché è attorno a essa che si raccoglie il consenso elettorale. Ai cittadini non importa di riconoscere i soggetti politici che operano, ma come si opera e in quali tempi. “Mai prima d’ora abbiamo avuto così poco tempo per fare così tanto” (F.D. Roosevelt)
10. Per essere efficaci, gli interventi nel governo di un Paese debbono essere rapidi e forti. Debbono definire con chiarezza alcune priorità e concretizzarle in politiche di impatto immediato. In una società veloce come la nostra, stimolata dalle nuove tecnologie e obbligata a dare risposte rapide, è essenziale agire con TEMPISMO, in profondità e con intelligenza, al fine di fornire strumenti di crescita concreta. È fondamentale sfruttare le risorse finanziarie provenienti dall’UE, è obbligatorio dotarsi dell’Agenda Digitale e creare una rete tra cittadini e istituzioni, tra istituzioni e istituzioni. Comunicare, raccogliere e utilizzare dati, divulgare notizie in tempo reale, fornire risposte esaustive e veritiere, sperimentare approcci sono alcuni dei nuovi mezzi per favorire la democrazia e rendere partecipi i cittadini dei veri cambiamenti nell’efficacia e nell’efficienza degli organismi politici. La società civile dovrà percepire che lo Stato è dalla sua parte e che si attiva in tempi rapidi sia per la risoluzione dei problemi ordinari che delle emergenze.