Salerno: accativante thriller di Fernando Inglese “AD 1803”
Dalle nebbie sinistre di un infausto passato riemerge, improvvisamente, un antico dolore mai sopito, che oscura il presente con la sua ombra tetra, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate. Una data antica che suona come un funesto anatema, un trauma incancellabile, un assassino spietato che, come un diabolico angelo vendicatore, punisce con la morte i prepotenti di oggi, per riscattare le vittime di ieri. Una torbida vicenda di violenza omicida che avvolge un ordinario microcosmo scolastico, travolgendo i protagonisti in una complessa indagine che si svolge tra passato e presente, perché il male commesso è inevitabilmente destinato a rifiorire, come il nero fiore dell’infamia e della colpa. Questo e anche altro nell’ultimo lavoro del brillante regista salernitano Fernando Inglese, che qui realizza il suo primo medio metraggio, dopo una serie di folgoranti corti, muovendosi nuovamente sulla scia di Dario Argento e della grande stagione del thriller italiano degli anni ’70. Con la fedeltà infervorata di un ossequioso sodale che si compiace di ricalcare le orme del suo Maestro, ma anche con la spudorata energia di un cinefilo incallito che è cresciuto a “pane e cinema”, l’autore rende palesi i confini della citazione ma li rinverdisce attraverso il suo personale senso della visione. L’inevitabile scarsità di mezzi, tipica di questi prodotti “artigianali”, non mortifica né l’entusiasmo realizzativo né l’estro tecnico, e il risultato finale è un’opera moderna dal fascino antico, in miracoloso equilibrio tra omaggio e innovazione. Il classico meccanismo logico del giallo di tipo “whodunit” viene corroborato da un senso estetico di impetuosa fascinazione, che trova il suo momento più alto nel prologo onirico, minaccioso e inquietante. Nel finale simbolico, che a suo modo stravolge il cliché della classica indagine deduttiva, ogni tassello torna al suo posto e il crudele “gioco” di morte assume il tono solenne di un’ineluttabile catarsi. Inglese riconferma le sue doti, la sua passione e la sua devozione verso quel cinema furioso, eroico e sregolato che fece grande l’Italia e che ha lasciato un marchio indelebile nell’animo di tutti coloro che lo hanno vissuto. Il suo tentativo di rinverdire i fasti del nostro cinema “di genere” è da ammirare, da incoraggiare e da seguire con attenzione.