Londra, notte di sangue dei lunghi coltelli
di Rita Occidente Lupo
Un altro attacco, sferrato nel nome di Allah, tra vittime, feriti e terrore. Il terzo, che nel giro di poco tempo, saluta il felice Regno coronato, creando l’inevitabile panico. Se la Francia, vista bersaglio principale, ora si teme che possa essere nella patria di Elisabetta, l’altra sponda di un terrorismo che odia la democrazia. Così parrebbe, alla vigilia del voto dell’8 giugno. Intanto “Vivere normalmente” invita Scotland Yard, per evitare di cadere nella trappola del non vivere! Giacchè nessun luogo appare più fuori dall’orbita islamica. Grandi piazze, come piccoli bar, affollati aeroporti o serafici boulevard, dove la vita scorre ignara di morte improvvisa. Il mondo ormai stretto da un nemico invisibile, pronto a sgusciare da ogni angolo di strada, a bordo di un pulmino o di un camion. La Gran Bretagna, ferita ancora una volta, nel cuore della sua civiltà a London Bridge. Senza tema per la propria incolumità, i tre terroristi, poi deceduti, armati di finte cinture esplosive, stavolta armati di coltelli, killer di passanti e turisti. Una giornata di Pentecoste tinta di sangue, nella quale l’appello del Pontefice, più che mai insistente, al termine del Regina Coeli, a pregare per la pace, affinchè si plachi il terrorismo. Su tale invito, unanime solidarietà mondiale, nel comune intento di una lotta unitaria contro il nemico comune!