Salerno: Coronavirus, infettivologo Luigi Greco “Vaccino non sconfigge definitivamente virus”

Salerno: Coronavirus, infettivologo Luigi Greco “Vaccino non sconfigge definitivamente virus”

Rita Occidente Lupo

L’uscita dalla pandemia, costante battage che in questi giorni maggiormente sta alimentando non solo le tribune mediatiche. Con l’approssimarsi dei rigori invernali e delle festività natalizie, misure anti contagio, voglia di buttarsi alle spalle quanto da due anni sta mettendo a soqquadro il mondo, si respirano nell’aria…anche sotto le mascherine multicolor o FP2 anti contagio. Ancora incertezze sulla terza dose vaccinale, per coloro che già hanno valicato le paure e sfidato i no vax, sottoponendosi alle prime due. Ma ora è diverso…perché il mondo scientifico ancora una volta dimidiato sui soggetti da sottoporre al siero.

Il noto infettivologo Luigi Greco, che continua a correre al capezzale dei numerosi pazienti che lo interpellano, nonché ad essere  di supporto psicologico e sanitario a quanti gli si rivolgono per pareri e consulti medici, alla luce della pluriennale esperienza anche ospedaliera, esorcizza il panico che rischia di riprendere la sua virata, come la curva dei contagi: i bollettini medici quotidianamente riferiscono su casi spalmati più o meno insistentemente in alcuni Paesi.

“Allo stato attuale, pazienti gravi, come durante la vera e propria emergenza, non esistono, per cui quelli positivi al Covid, non ospedalizzati: contraggono il virus in forma non letale, se vaccinati. L’ho asserito inizialmente, quando si discettava sui sieri, che non sarebbero stati solutivi ed infatti ci ritroviamo, a distanza di mesi dalla somministrazione della seconda dose, con la carica anticorpale scemata. Anche se su tale virus ancora poco sappiamo, il coniglio specialmente ad anziani o a categorie fragili, affetti da altre patologie, di sottoporsi alla terza dose. Rincuoranti le notizie recenti, sulle terapie che si stanno mettendo in atto, antivirali specifici, tipo quelli adottati per l’epatite o l’HIV. Farmaci orali, compresse che in tre giorni, nel caso di affezione conclamata, potrebbero far rientrare la patologia, non consentendo al virus di replicarsi. La sperimentazione avviata, stoppata, sta riavviandosi in Gran Bretagna. In Italia, altro quadro, per altri motivi…si sta portando avanti la tesi di vaccinare i bambini e gli adolescenti, ma s’è visto che il rischio di contrarre il virus, per tali categorie, piuttosto inesistente da 0-17 anni. I bambini possono esser contagiati dagli adulti e non viceversa. Inoltre i giovani dai 16 ai 24 anni possono essere a rischio per miocarditi ed effetti collaterali vaccinali: più cala la fascia d’età, maggiori sono i rischi. Quando si parla di vaccinazione nei Paesi in via di sviluppo, penso alle malattie che falciano lì la popolazione, non longeva come quella occidentale: non prioritaria la vaccinazione in tali popoli, la cui età media non supera gli anta.

Ritornando al nostro Paese, allungando lo sguardo anche alle Regioni che vedono l’ascesa di casi da Covid, la constatazione che la prevenzione, assente. Viene omesso il tracciamento, basilare per poter capire l’effettiva causa di tanti decessi, risalendo all’anamnesi dei vari soggetti. Credo che non sia il Coronavirus lo spauracchio da debellare in esclusiva, perché si muore per tante altre malattie: ancora! Quindi, bando a terrorismo psicologico, cercando di mantenere alta la guardia nell’adozione delle misure anti contagio, ma vivendo anche nella consapevolezza che ci sono altri virus che potranno colpire i nostri giorni futuri, più letali!”