Pisa: Popolo della Famiglia, lettera a Rettore su “Gender Equality Plan”

Siamo venuti a conoscenza dell’iniziativa “Gender Equality Plan” da Lei varata nell’Ateneo che Ella presiede. Leggiamo, tra l’altro, che “…Non è irrilevante nella costruzione di un GEP significativo e condiviso, il procedimento che ha condotto alla sua realizzazione. Ricorda infatti il Rettore che “l’Università di Pisa ha attivato questo processo attraverso
l’istituzione, per mia iniziativa, di un gruppo di lavoro che ha visto la partecipazione di soggetti diversi per
genere, per età e per ruolo all’interno dell’organizzazione, portatori di esperienze culturali, amministrative e
politiche differenti. La condivisione dello strumento è stata assicurata dal confronto e dall’approvazione
avvenuti sia all’interno del Senato Accademico, sia del Consiglio di Amministrazione, con la partecipazione,
dunque, di tutte le componenti della comunità universitaria. Tali passaggi hanno teso a garantire da un lato la
piena e convinta assunzione di responsabilità da parte degli organi di vertice sugli obiettivi contenuti nel
documento, dall’altro la più diffusa condivisione e l’impegno da parte di tutti e tutte verso l’implementazione
delle misure progettate. Così il GEP non rappresenta il mero assolvimento di un adempimento burocratico, ma
un piano strategico di innovazione e sviluppo dell’Ateneo”.
Come illustra, inoltre, il Direttore Generale “il GEP non è un atto, ma un processo, che si articola ciclicamente.
Si parte da una fase di raccolta di dati quantitativi, normativi, e pratiche all’interno dell’istituzione, procedendo
attraverso la pianificazione, durante la quale si stabiliscono obiettivi e target e una tempistica delle misure da
realizzare, nonché le risorse necessarie per farlo. Si giunge quindi all’implementazione, che richiede anche
un’attività di sensibilizzazione e formazione per costruire consenso e condivisione intorno al progetto di
cambiamento strutturale all’interno della comunità universitaria. Infine, le fasi di monitoraggio e valutazione
sullo stato di avanzamento del piano sono essenziali per consentire correzioni e integrazioni delle linee di
intervento, nel quadro della strategia di Ateneo per l’eguaglianza di genere”.
Il GEP si articola intorno a cinque aree tematiche: equilibrio tra lavoro e vita privata e cultura organizzativa;
equilibrio di genere nella leadership e nel processo decisionale; parità di genere nel reclutamento e nella
progressione di carriera; integrazione della dimensione di genere nei contenuti della ricerca e
dell’insegnamento; misure contro la violenza di genere, comprese le molestie sessuali…”
Sappiamo bene che l’iniziativa in argomento emana da indicazioni a livello europeo, e, nel suo genere, è ormai
largamente diffusa nella maggioranza dei contesti istituzionali e sociali. Però, nonostante le potenti partnership, e sarà
anche in via della vicinanza geografica che intercorre tra voi e noi, teniamo a farle sapere che ci colpisce
inevitabilmente il fatto che anche ai vertici di quella che dovrebbe essere una culla del sapere, che è l’Università di
Pisa, non si voglia prendere atto, ideologicamente, che non esiste nessun “gender”, ma esistono solo i due sessi,
maschile e femminile. Perché i sessi sono due
L’evoluzione, che necessita di variabilità e di ereditarietà nel tempo, ha via via dato origine a individui dotati di
alleli (geni che occupano lo stesso posto sui cromosomi) che sono benefici nei maschi ma deleteri nelle femmine e ad altri individui dotati di alleli con effetti opposti; la selezione ha poi favorito l’accumulo di questi geni sui cromosomi sessuali. L’evoluzione sembra favorire da questo punto in poi tutti i meccanismi di selezione genetica del sesso, in effetti i cromosomi sessuali sono evolutivamente giovani, dato che rispondono più efficacemente a questi determinanti (SANDER VAN DOORN G., 2014).
Quindi l’evoluzione ha rapidamente condotto alla presenza di due sessi completamente separati negli organismi multicellulari, dato che organismi ermafroditi con gameti dei due sessi con autofertilizzazione vanno incontro a progenie a basso livello di adeguatezza.
L’eteromorfismo dei cromosomi sessuali
I cromosomi sessuali sottostanti alla determinazione di sesso sono via via diventati molto diversi uno dall’altro
(eteromorfi). Una volta che i cromosomi sessuali hanno cominciato a diventare eteromorfi, avrebbero potuto esistere maschi XX, femmine XY o individui YY di entrambi i sessi, se la determinazione del sesso fosse stata sottoposta a controllo da parte di altri cromosomi. Questi individui avrebbero avuto ridotta fertilità o maggiore morbilità, inibendo la diffusione dei nuovi geni condizionanti il sesso. L’eteromorfismo dei cromosomi sessuali spiega perché la determinazione del sesso è bloccata nel suo stato attuale negli uccelli e nei mammiferi e non in vertebrati inferiori, dove i cromosomi sessuali sono uguali (omomorfici) e soggetti a rari eventi ricombinanti (MAWARIBUCHI S. et al., 2012).
Comunque in natura sono rari i casi di selezione “debole” del sesso. Potrebbe essere perché una scelta di fondo canalizzata in modo “tutto-o-nulla” è più facile da realizzare, tenendo conto che la decisione di sviluppo innescata dal segnale iniziale di determinazione sessuale deve essere stabilizzato e mantenuto durante tutto lo sviluppo (VALENZUELA N., 2008).
Queste condizioni spiegano perché i sessi sono due e solo due”.
Quindi, premesso che, casomai, nel GEP si dovrebbe parlare di “pari opportunità tra i due sessi”, e non di “gender”,
dissentiamo pertanto severamente, da cittadini e da contribuenti, dagli investimenti spropositati, in risorse umane e
finanziarie, che si vanno a fare nell’errata promozione della suddetta ideologia. Essa, lungi dal mettere pace tra l’uomo
e la donna, fa esattamente il contrario, crea cioè un recinto falsamente protettivo per il sesso femminile, del tipo delle
c.d. “quote rosa”, che paradossalmente a sua volta suona come una valutazione di diminutio delle capacità della
donna. L’ideologia “gender” provoca antagonismo tra il maschio e la femmina, invece che costruttiva collaborazione, e
prospetta ideologicamente un’astratta uguaglianza fra i due sessi, in luogo della naturale complementarietà, anche nel
ruolo che ciascuno dei due assume nella società. Infine, in via dei passaggi sopra descritti, e tramite il totale
ribaltamento della realtà, l’ideologia “gender” va purtroppo esattamente a evocare quel clima di violenza che essa
affermava di voler disinnescare.
Signor Rettore, è evidente che tutto quanto sopra destabilizza profondamente l’umano, attua la demolizione delle basi
antropologiche della nostra civiltà, come la conosciamo da millenni a questa parte, e va a conseguire l’esito finale della degradazione dei rapporti umani e sociali, nonché del collasso dello Stato.
Il tutto ci fa tornare in mente Gilbert Keith Chesterton, quando, già nel lontano 1905, diceva:
“Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.
Quindi, considerata la Sua alta responsabilità nella gestione dell’Ateneo, ci corre l’obbligo etico e morale di rappresentarLe quanto sopra. Confidiamo che, in virtù della insopprimibile evidenza della verità, e nonostante il
contesto apparentemente avverso, anche gli studenti dell’Ateneo da Lei presieduto possano prendere atto della fondante realtà fattuale, così importante anche per loro, della quale Le abbiamo parlato. Trasmettiamo la presente, per doverosa conoscenza, al Direttore Generale e ai Suoi collaboratori, componenti del Gruppo di Lavoro del GEP.
Popolo della Famiglia Pisa