Avventure missionarie: giovani della luce

Avventure missionarie: giovani della luce

Padre Oliviero Ferro

L’Africa è un paese giovane e loro vogliono essere i protagonisti del futuro del Continente africano. Stare vicino a loro, ascoltare i loro problemi e i loro sogni, senza dimenticare gli anziani e gli adulti è qualcosa di importante. Insieme con loro si può costruire qualcosa di bello. Ognuno di loro desidera dare significato alla propria vita, stare bene e, se possibile, pensare in grande. Anche nelle comunità cristiane si cerca di dare loro un posto importante, anche attraverso i movimenti giovanili. Alcuni sono simili a quelli italiani (es.: scout). Altri invece nascono dall’intuizione di qualcuno che conosce bene la mentalità africana e cerca di adattarla al messaggio cristiano. Una delle realtà che coinvolgono tante giovani che si affacciano alla vita (dalla preadolescenza in su) è il periodo dell’iniziazione, in cui tutti sono invitati (obbligati?) a viverlo per essere considerati adulti e cominciare a dire la loro nella società. Tanti anni fa un sacerdote, poi diventato vescovo (mons. Matondo) ha avuto l’intuizione di fondare il movimento dei GIOVANI DELLA LUCE (Bilenge ya mwinda), utilizzando il percorso di iniziazione tradizionale, adattato alla fede cristiana. Partiva dall’episodio evangelico della guarigione del cieco da parte di Gesù. Gli viene chiesto se vede, alla seconda domanda, risponde: ”Ci vedo chiaro” (komona clair in lingala). E da quel momento il cieco comincia una nuova vita. Così il giovane deve cominciare a vedere chiaro, fare delle scelte, lottare contro delle tendenze negative della vita (tipo: alcolismo, droga, prostituzione, violenza, bullismo…) e iniziare un percorso di vita, da costruire con dei valori, presi dalla vita di ogni giorni (lui li chiama “mistiche”) che sono un po’ le basi. E piano piano, anno dopo anno, il giovane cresce e poi diventerà animatore di altri giovani. Naturalmente non è solo un discorso teorico, ma concreto con delle scelte di vita e un impegno progressivo nella vita della comunità di base, della parrocchia…Quando ero in Congo, nella mia parrocchia ho cominciato questo movimento fino a diventare l’assistente diocesano. E in effetti ho visto che questo aiutava i giovani e, dalle lettere che ancora ricevo, li aiuta a fare un cammino di vita, nonostante siano stati provati dalle varie guerre, dal dover fuggire in altri paesi per salvare la vita. E’ stata per me un’esperienza importante. Così come l’aver cominciato il gruppo scout in Camerun, fino a diventare responsabile regionale. Certo, bisognerebbe rimanere più tempo per aiutare a rendere forte la pianticella, ma come missionari dobbiamo essere pronti ad andare dappertutto. Speriamo che l’esperienza vissuta abbia creato in loro in desiderio di lavorare per un futuro migliore per l’Africa e per ogni africano.