Avventure missionarie: passaggio da brividi su un tronco bagnato

Avventure missionarie: passaggio da brividi su un tronco bagnato

Padre Oliviero Ferro

Fare l’equilibrista non è il mio mestiere. Però, se serve, nonostante tutto, bisogna imparare a farlo. Nella nostra missione di Baraka (In Congo) c’erano dei villaggi sulla montagna e ogni tanto bisognava andare a visitare i cristiani in quei villaggi. Partiamo di buon mattino con la land rover e la lasciamo vicino alla chiesa di settore, a Katanga. Con tre giovani, ci carichiamo sulle spalle il necessario per la messa, e qualche provvista e quello che ci servirà per la notte. Sarà un viaggio di almeno due giorni.

Cominciamo a salire verso la montagna, in mezzo al bosco. Ogni tanto, guardiamo verso valle e si vedono dei pezzi di lago, illuminati da sole.  Si chiacchiera, si scambiano notizie. Finalmente arriviamo vicino al fiume che scende dalla montagna e poi si butterà nel lago. Una volta c’era un ponte. Rimangono ancora le spallette in cemento, ma il ponte non c’è più. O meglio c’è un ponte provvisorio, fatto con il bambù, un tronco su cui la gente deve passare, una corda a cui tenersi e…però devono passare dall’altra parte. Il tronco è scivoloso e capita, a volte, che qualcuno scivoli, finisce in acqua e arriva fino al lago (non si sa bene se vivo o morto). Noi, per fortuna, non dobbiamo traversarlo.

Ci facciamo la foto e…le sorprese non sono finite. Dopo alcuni metri c’è una pozza d’acqua da attraversare e l’unico mezzo è un tronco (mi pare sui 6 metri), con la solita corda tesa per tenersi. Come si passa? I giovani lo fanno senza problemi. Ma devo passare anch’io. Provo a fare un primo passo, ma l’equilibrio è molto precario. Ritorno al punto di partenza. E allora deciso, anche se si metteranno a ridere, di attraversare il ponte da seduto. Un pezzetto alla volta, cercando di guardare sempre in avanti, Con molta calma e…paura…arrivo dall’altra parte. I giovani si sono fatti una bella risata. Finito il teatro, si continua il cammino e si arriva a uno dei villaggi. Ci accolgono con gioia, ci danno da mangiare e da bere. Poi celebriamo la messa e alla sera si continua a condividere le notizie. Poi mi indicano la capanna dove dormire. Il letto è di legno. Ma quasi non me ne accorgo, talmente ero stanco. Il mattino dopo, ci offrono del the caldo con delle banane fritte. E così, passando di villaggio in villaggio, torniamo a dove avevamo lasciato la land rover. Un’altra avventura da ricordare e non sarà l’ultima. Ma ha creato un po’ di umorismo che non fa mai male…