La Voce e la Vita della Chiesa: “Le armi del credente”

La Voce e la Vita della Chiesa: “Le armi del credente”

Diac. Francesco Giglio

In un mondo in cui la violenza sembra essere sempre più diffusa, le guerre rappresentano il mezzo attraverso il quale si vogliono dirimere i diversi focolai di ribellione oppure appagare le mire espansionistiche di molti gruppi o paesi. Ecco che prevale la cultura della sopraffazione e del ricorso all’uso delle armi. Si è portati a privilegiare una cultura di “morte” che si contrappone a quella della “vita”; la “civiltà dell’odio” che contrasta la “civiltà dell’amore” auspicata dal Santo Pontefice Paolo VI nel lontano 1975. Per edificare quindi questa civiltà siamo tutti chiamati, come singoli e come Chiesa, a pregare perché il Principe della pace conceda al mondo questo dono.

Il credente ha il compito di pregare quotidianamente per utilizzare le “armi spirituali” che gli consentano di difendersi dalle insidie del demonio.   I grani del rosario sono le sue “munizioni. Chi crede è consapevole, che non conta molto la lunghezza della preghiera quanto la sua intensità. Una preghiera fatta bene, vale molto di più di decine fatte male, perché ci fa crescere in santità davanti a Dio e davanti agli uomini. Mettersi in preghiera e in adorazione, significa entrare in relazione con il Creatore. L’adorazione è il culto dovuto solo ed esclusivamente a Dio. Le fondamenta del culto eucaristico sono solide e serie, dal momento in cui l’Eucarestia è di per sé “sacrificio e sacramento” e, quindi non produce solo grazie, ma racchiude in sé l’Autore stesso delle grazie. Il culto eucaristico è l’atto di adorare, sotto i veli eucaristici, il Figlio incarnato, che vive e regna con il Padre nell’unità dello Spirito Santo ed è perciò anche un culto Trinitario.  La comunità o il singolo, quando è in adorazione, ha la possibilità di chiedere i doni temporali e spirituali di cui non solo lui, ma tutta la Chiesa, ha bisogno. Nello stesso tempo manifesta la fede viva con cui crede che, sotto quei mistici veli, è realmente presente lo Sposo divino, a cui è giusto esprimere la propria gratitudine e godere della sua familiarità. L’adorazione è il mezzo attraverso il quale si scopre la misericordia e l’amore di Dio nei nostri confronti e nello stesso tempo si comprende che, attraverso il Santissimo Sacramento, si concretizza la promessa di Gesù e cioè la sua volontà di rimanere in mezzo a noi fino alla fine dei tempi: “ecco io sarò con voi fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), Adorare significa dare una testimonianza d’amore e contemporaneamente ricambiare l’amore ricevuto. L’adorazione non è un atto facoltativo, una cosa che si può o non si può fare, non è una semplice devozione ma una necessità, o meglio ancora è il più bel gesto d’amore. Papa Benedetto XVI definiva l’adorazione una “priorità”. Solo attraverso di essa si possono ricevere abbondanti grazie e benedizioni. Solo nel silenzio adorante si scopre con stupore la certezza che Dio c’è ed è veramente presente in mezzo a noi. Come per l’adorazione anche chi recita il Rosario dovrebbe essere, possibilmente, in grazia di Dio o almeno predisposto ad uscire dallo stato di peccato, affinché le sue preghiere possano essere accolte da Dio, altrimenti si rischia di onorarlo solo con le labbra e non con il cuore. La preghiera, quindi è la via che ci porta verso la salvezza ed è consigliata a tutti. Con essa i buoni di cuore crescono in grazia di Dio e i peccatori, attraverso di essa, sono aiutati a tornare sulla retta via. La recita del rosario produce frutti bellissimi, che se non vanno presentati però su altrettanti preziosi vassoi, rischiano di non essere gradevoli alla vista o peggio ancora non benevolmente accettati. Come sono belle le parole del Beato Bartolo Longo inserite nella sua supplica: “O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio”. Per pregare bene, occorre una grande attenzione perché alle orecchie di Dio arriva la voce del cuore e non le belle parole, anche se contenute in una meravigliosa preghiera. Non sempre è facile pregare senza lasciarsi prendere, anche se involontariamente, da qualche distrazione. A questo punto allora bisogna indossare le armi della preghiera e iniziare quel combattimento che ci deve portare a continuare a pregare il Santo Rosario. Se dovessimo deporre le nostre armi e quindi smettere di pregare, concederemmo al demonio la vittoria che segnerebbe per noi la sconfitta oggi, e forse la condanna nel giorno del giudizio. Chi ha fede sa bene che la vera preghiera, non ha un tempo d’inizio ed uno di fine.  Non comincia bene se non si mette alcuna intenzione di preghiera, e non finisce se non produce un effetto benefico per la nostra anima e la nostra vita spirituale. Pregare il rosario da soli fa bene, ma è preferibile pregarlo in forma comunitaria. Così si risponde al desiderio di Gesù che ai suoi apostoli assicurò: “perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Allora se Egli è in mezzo a noi dobbiamo fare festa ed imitare così le prime comunità cristiane che, malgrado le minacce di morte e di persecuzione, preferivano esporsi al pericolo pur di stare insieme tra di loro e con Cristo. Quindi è necessario pregare sempre, senza stancarsi come ci riporta l’evangelista Luca al cap.18,1.  Gesù che ci dice: “Vi ho dato l’esempio affinché anche voi facciate come ho fatto io a voi” (Gv 13,15) e “Si recò sul monte a pregare e trascorse tutta la notte in orazione” (Lc 6,12). Gesù soleva esortare gli apostoli anche con queste altre parole: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mt 26,41). Bisogna quindi pregare e pregare con fede, ma anche con una profonda umiltà, e soprattutto con la fiducia di essere ascoltati ed esauditi. Allora rivolgiamoci con filiale affetto a Colei che maggiormente può intercedere per noi presso Dio sempre con le parole della supplica:” Un’ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo: concedete la pace alla umana società.

La Chiesa, con insistenza, ci invita a pregare e ci ripete le parole di S. Bernardo che diceva:” Chiediamo la grazia, ma chiediamola per mezzo di Maria”. In questo particolare momento tutti, credenti e no, siamo chiamati a pregare per la pace. Pace non solo per il popolo ucraino ma per tutto il mondo. Possa il Dio della pace farci sperimentare che, quando si prega con fede e ci si affida a Maria, si ha la certezza di essere esauditi. Colui che può convertire il cuore sicuramente non resterà sordo alla supplica, che si eleva da tutti i continenti e si degni benigno di concederci il dono della pace e della fratellanza universale. Con le parole della preghiera per la pace del santo Papa Giovanni Paolo II, del 2 febbraio del 1991, chiediamo con insistenza:

Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso,
Signore della pace e della vita, Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace e non di afflizione,
condanni le guerre e abbatti l’orgoglio dei violenti.

Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia.

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli, supplica accorata di tutta l’umanità:
mai più la guerra, avventura senza ritorno,
mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza;
fai cessare questa guerra, minaccia per le tue creature, in cielo, in terra ed in mare.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli,
ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove,
gesti generosi ed onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa
più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

Concedi al nostro tempo giorni di pace.

Mai più la guerra.   Amen.