Personaggi africani: costruttore di piroghe e altri mezzi di navigazione

Personaggi africani: costruttore di piroghe e altri mezzi di navigazione

Padre Oliviero Ferro

Un giorno, arrivando in un villaggio sulle rive del lago Tanganika (nella zona della parrocchia di Baraka, in Congo), ho visto un uomo che stava lavorando a qualcosa di speciale. Era seduto su un lungo tronco e stava scavando all’interno. Mi avvicino con degli amici e gli chiedo cosa stesse facendo. Mi risponde che stava lavorando per fare una piroga. Un lavoro faticoso, ma interessante. Con quella, i pescatori avrebbero potuto andare di notte a gettare le reti e a sperare di prendere tanti pesci. Osservavo con interesse il suo lavoro (è un po’, proporzioni fatte, vedere a Venezia qualcuno che nello squero(cantiere) lavora per preparare la gondola e assemblare i 230 pezzi). Mi chiedevo come mai lo facesse da solo. Mi risponde che per ora scava all’interno, poi si farà aiutare da qualcun altro. Bisogna sapere come fare in modo che la piroga esca bene e sia bilanciata, altrimenti si finisce in acqua. In effetti, è vero, le vedevo sempre sul lago che andavano da un villaggio all’altro, cariche di persone e di cose. Ma oltre alla costruzione della piroga, questi artigiani si dedicavano a costruire le barche a bilanciere (due barche appaiate per la pesca). Uscivano di notte e sulla prua c’era sempre una lampada per indicare la rotta. Di solito erano due o tre gruppi di pescatori, per aiutarsi in questo lavoro (una mini ditta di pesca, come quella di Pietro e dei suoi amici). Nei paesi più grandi, dove c’erano dei cantieri nautici, si costruivano i boti, grandi barconi di 5-6 metri di lunghezza e credo sui due metri di larghezza che servivano per trasportare le merci sul lago. Mi faceva sempre impressione vederli passare, carichi di sacchi di pesce seccato sui 2-3 metri di altezza e sopra i passeggeri. Quando il lago era calmo, non c’erano problemi, ma quando iniziava il vento o la tempesta, si correva il rischio di capovolgersi, di finire in fondo al lago e di perdere tutto il carico. Alla missione c’era il battellino “Sebyera” che ci accompagnava nel nostro safari (viaggio) verso i paesi del lago (130 km sull’acqua). Era guidato da due capitani: Michel e Santos, molto esperti e con loro si era creata una bella amicizia. Facevano parte della missione, si chiacchierava, si scherzava, si mangiava insieme e ci si aiutava nei momenti difficili e pericolosi. Una volta, il battellino non poteva arrivare a riva, a causa del fondale. Allora arriva una piroga per prenderci. Devo saltare nella piroga, partendo dal battellino. Ci sarebbe da ridere, ma c’era il rischio finire in acqua. Calcolato il battellino che virava verso l’alto e la piroga che si avvicinava in basso, salto e l’atterraggio non è dei migliori, ma finisco dentro. Tutt’intorno i bambini che erano venuti ad accoglierci, fanno una bella risata, vedendo il mzungu, il padiri (il bianco, il padre) che ha aveva provato l’ebbrezza del salto “al buio”. Per loro è normale, ma per me è stata una prima volta ed…è andata bene.

Così oggi termino i “personaggi africani”. Ce ne sarebbero tanti altri. Magari li recupererò nella nuova serie dei “verbi kiswahili”. Anche questa per me è stata una scoperta l’entrare in profondità nella cultura e nella lingua del Congo RDC (una delle 4 lingue veicolari, nazionali).