E Mahatma…sorride!

di Rita Occidente Lupo

Era il secondo dopoguerra, correva il 15 agosto 1947, allorchè il padre spirituale, la grande anima, potè annotare la parola liberazione. L’India finalmente s’affrancava dal dominio coloniale, dallo sfruttamento inglese che, sebbene avesse posto man forte alle infrastrutture del Paese al lastrico, ne aveva comunque sancito la sudditanza: in tutti i sensi! L’età vittoriana, sorrideva ad una corona sempre più unita d’interessi e di supremazie, in una politica coloniale che ne accresceva prestigio, ma che l’annotava come signora dei mari! E l’induismo, con uno dei suoi leader che avrebbe poi meritato a pieno titolo il Nobel per la Pace, insegnava che la violenza non porta da alcuna parte. Gandhi, con la sua pacifica accettazione, una silente ribellione per il popolo. Con la forza, tutta gestita sull’autocontrollo e sulla filosofia di vita, che la vera grandezza dell’uomo, nella sua interiorità, portava finalmente il Paese delle caste ad una libertà da tempo sospirata. Nel 64°, l’India ha ricordato il suo iter, dalle prime civiltà, all’indipendenza, transitando per i problemi che ancora oggi il Paese vive sulla sua pelle: tra miseria ed apparente benessere, tra quei poveri che Calcutta offrì alla carità di Madre Teresa e le silenziose rive del fiume Giallo. Tra musulmani ed induisti, in una commistione religiosa ed etnica, che ancora tiene desta la memoria di un passato, così inscindibilemnte legato al presente, che non ne smarrisce memoria!